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PAOLO BISCOTTINI E IL MUSEO DIOCESANO DI MILANO

L’ultimo libro di Paolo Biscottini “L’Immagine – Diario del Silenzio” edito da Mimesis/Accademia del Silenzio, sviluppa una riflessione sull’arte attraverso le esperienze maturate durante la sua vita in campo. Appare chiaro, durante la lettura, un percorso spirituale che attraverso le esperienze appassionanti della sua creatività, si arricchisce di punti di vista che hanno guidato tutti coloro che lo hanno seguito. Lo studio dell’arte degli ultimi due secoli e del presente hanno fatto da cerniera al passato più remoto creando un tessuto connettivo fatto di conoscenze che hanno arricchito il nostro modo di vedere e di comprendere.

07piva05fFBInfatti, sin dai suoi lavori sull’800 e sulla contemporaneità realizzati a Monza come direttore dei Musei Civici al Serrone della Villa Reale, sono convissute le grandi opere di Devalle e quelle di Mosè Bianchi e fuori dal Serrone, la prima grande mostra dedicata a Daniele Morini artista allora emergente. L’attività di Biscottini ha creato ponti, collegamenti tra passato e futuro, tra Antonello e Mantegna al Museo Diocesano di Milano creato su un’idea del Cardinale Schuster e con la volontà del Cardinale Martini agli albori del nuovo secolo.

Quando scrivo “creare ponti” alludo alle sue capacità di collegare il mondo laico con quello clericale attraverso non solo la bellezza ma soprattutto i problemi che la bellezza sottintende nelle epoche che ha attraversato. Biscottini ha attirato nei chiostri di Sant’Eustorgio un pubblico che si è appassionato alle sue proposte e alla sua vivacità nel demolire muri di pregiudizi verso l’arte contemporanea, ha insegnato, senza presunzione, a guardare una sola opera (come la  Madonna di Antonello da Messina) rendendola sufficiente a travasare conoscenza ed emozione.

Ha progettato grandi mostre, tra le ultime quella dedicata a Costantino e il suo tempo in collaborazione con Gemma Sena Chiesa. Sul suo tavolo giacciono progetti rimandati, appunti e propositi. La passione per l’insegnamento lo tiene legato all’Università Cattolica dove insegna Museologia cercando di formare nuovi operatori culturali sensibili e attenti al cambiamento.

Arte antica e arte contemporanea hanno trovato nelle sale del Museo Diocesano un luogo unico di incontro, come ultimamente il grande bronzo che raffigura Paolo VI di Bodini che accoglie il pubblico non con un sorriso ma con un gesto di pace.

Tutto questo è noto a chi ha frequentato il Museo sin dalla sua fondazione e prima ancora quando diresse Palazzo Reale con la medesima intelligenza. Non è da dimenticare inoltre come Biscottini abbia costruito attraverso numerosissime donazioni un patrimonio artistico che solo quindi anni fa era inesistente. Le collezioni Alberto Crespi, Schubert, Sozzani, Fontana e molte altre che per brevità non cito testimoniano anche una fiducia sulla continuità di un’istituzione e di chi sino ad ora la ha diretta.

“Squadra che vince non si cambia” recita un vecchio detto, o per lo meno, si dovrebbe rispettare la continuità di un progetto che Monsignor Luigi Crivelli e Paolo Biscottini con il loro gruppo di lavoro hanno creato: una struttura culturale di primissimo ordine, entrata, si può dire, nelle abitudini e negli interessi non solo dei milanesi ma di un mondo attento al sapere che non ha confini.

 

Antonio Piva

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