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IL FUTURO DI PIAZZA CASTELLO

Oggi, a pochi giorni dalla fine dell’Esposizione universale, piazza Castello è nuovamente al centro dell’attenzione: la #nevicata 14 viene smantellata; sugli Expo Gate si delibera in Consiglio Comunale e nel Consiglio di Zona 1; la pedonalizzazione viene assunta come dato di fatto nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. Riparte il dibattito: cosa farne, come diventerà, che cos’è Piazza Castello?

10donofrio40FBPer osservarla nella sua interezza bisogna elevarsi dal livello della strada. Rimanendo in basso la vista sarebbe interrotta dalla curvatura delle case, si rischierebbe di crederla non più una piazza ma una strada, molto larga, pensata per far circolare automobili e altri mezzi di trasporto. Guardandola dall’alto, su una mappa, ci si rende conto invece della sua vera natura: uno spazio circolare intorno al Castello e al declivio verde che ne circonda il perimetro, come una base che collega il fronte delle case.

Piazza Castello va allora pensata come un collante, una cerniera che cuce diversi ambiti della città, ciò che sta all’interno – ossia il Castello, il parco Sempione – e ciò che si trova all’esterno, la fila delle case che vi si affacciano, poi il Foro Bonaparte e il dispiegarsi della città verso corso Magenta, il Duomo, Brera. Va vissuta come una soglia che le persone valicano tra un ambito e un altro, per toccare e raggiungere i luoghi della cultura e dell’arte che la circondano.

Anche guardandola dal punto di vista dei trasporti e della mobilità si trovano le stesse caratteristiche. Tre fermate della metropolitana la punteggiano, quali luoghi dove far emergere e immergere i pedoni che vogliano entrare o uscire. Linee di tram e di autobus la avvolgono, comprendendola all’interno di un sistema da tenere protetto.

Se piazza Castello è, per la sua natura che ho appena descritto, una soglia, un tramite tra un “qui” e un “lì”, non per questo la si deve lasciare come un “non luogo” – come spesso sono gli ambiti di passaggio. Mi piace pensare che possa ambire a essere un “luogo” di per se stesso, dove oltre allo spostamento da “qui” a “lì” ci sia la fruizione, il godimento della piazza. Tra filari di alberi da cui scorgere i torrioni e le merlate, con panchine e sedute da cui guardare da una parte il Castello e dall’altra la città.

Un processo che ricordi quello messo in atto con la Darsena, dove ogni giorno centinaia di persone prendono possesso di uno spazio splendidamente vuoto, semplicemente a loro disposizione; con lo stesso coraggio si potrà dare alla città un luogo dove, indipendentemente dalla presenza di commercio, il cittadino, il turista, il passante potrà stare, godere dello spazio, dell’ombra e di tutto ciò che lo circonda.

Quando si metterà mano (con un concorso di idee o con un altro percorso) alla sistemazione definitiva di Piazza Castello, bisognerà anche comprendere nel ragionamento tutte le sue propaggini ed estensioni, ossia le vie che la collegano al Foro e, ovviamente, via Beltrami, quella via che già molti dei progetti presentati un anno fa inglobavano in un discorso complessivo, addirittura straripando verso largo Cairoli.

Oggi vi campeggiano gli Expo Gate sul cui futuro c’è ancora una patina di dubbio. Ai tempi del concorso per la loro realizzazione, tra le domande e risposte tra la Triennale e gli architetti partecipanti ce ne fu una che lascia poco spazio a interpretazioni: “Fino a quando verrà mantenuto? Fino al 31 dicembre 2015”.

Nei dibattiti di questi giorni ci sono, invece, tante domande senza risposta: “Sì, ma quanto costerà buttarli giù?”, “Dove li mettiamo?”, “Cosa ne sarà di via Beltrami?”. Onestamente pensavo che molte  cose fossero già note (se era previsto fin da subito l’abbattimento, perché non comprenderlo nei costi del progetto?) mentre per molte altre si ricade nelle questioni poste nel mio articolo di un anno fa, quando parlavo degli “incroci pericolosi” tra le volontà politiche e le pastoie burocratiche. Ora si deciderà del definitivo assetto di Piazza Castello: sarà il caso di farlo senza lasciarsi dietro strascichi o vie di fuga, con uno sguardo lungo verso il futuro e, soprattutto, alto, che comprenda tutti gli aspetti, dalla viabilità al verde alla valorizzazione culturale, in un raggio ben più largo del semplice perimetro della piazza.

 

Stefano D’Onofrio

 

 

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