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ELEZIONI DELLA CITTÀ METROPOLITANA: UNA PROPOSTA

Parlamento riveda norme, oppure si rischia di finire nel burrone”. Questo allarme è stato lanciato il 4 marzo scorso dal sindaco metropolitano di Milano, Giuliano Pisapia, al termine della relazione sui conti della Città metropolitana con il buco di 114 milioni di euro. Il sindaco ha sottolineato “… che la situazione è disperata e disperante”, definendo “vergognoso” che il 47% degli introiti della Città metropolitana siano dirottati da Milano a Roma. Un federalismo alla rovescia, che di fatto azzera il progresso culturale e politico iniziato negli anni ottanta. La riforma Delrio per le Città metropolitane (C.M. in seguito) aveva acceso tante speranze, per il fatto di essere una riforma innovativa e coraggiosa in alcune scelte. Però, gestita dal Governo con grande difficoltà, come dimostra questa sequenza di interventi dopo l’approvazione, con voto di fiducia, della riforma Delrio, la legge 56/14, a fine marzo 2014:

03comero23FB– tra giugno e agosto il Governo interviene ben quattro volte con decreti legge omnibus e leggi di conversione;

– le elezioni di secondo grado per i consigli delle C.M. evidenziano un forte deficit democratico;

– nel frattempo la definizione delle funzioni degli enti rimane incerta;

– la legge di stabilità n. 190/14 di fine anno toglie soldi e taglia drasticamente la spesa per il personale, con un meno 30%;

– nel decreto mille proroghe, a fine dicembre, Palazzo Chigi interviene ancora su personale e bilanci.

La legge di stabilità 2015 ha delineato un percorso certo verso un dissesto programmato delle C.M., come certificato il mese scorso dalla Corte dei Conti (rapporto sul sito web). Un’evidente scelta politica, quella di portare sull’orlo del burrone economico le C.M., dovuta alla loro intrinseca debolezza sul tavolo delle trattative nazionale. Di riflesso anche la strada verso l’Unione Europea e i suoi bandi di finanziamento è irta di ostacoli. Il punto è proprio questo: la legge assegna al Sindaco del comune capoluogo la carica di Sindaco metropolitano, con ampi poteri amministrativi, apparentemente forti, ma con peso politico scarso.

Il Sindaco del capoluogo l’anno scorso poteva anche essere compiaciuto dell’allargamento delle sue funzioni sul territorio ma ora, di fronte al collasso economico degli enti impostato con la legge di stabilità, si ritrae, concentrandosi sui suoi compiti originari. Le urne sono vicine, il prossimo anno si voterà a Torino, Milano, Napoli e forse a Roma con l’elezione diretta del Sindaco del capoluogo (che vale doppio, visto che automaticamente diventa sindaco della C.M.). Pesano di più gli elettori del capoluogo, che quelli metropolitani, che subiscono le scelte di altri. Il ripristino dell’elezione diretta è auspicabile e sarà possibile al verificarsi di alcune condizioni.

A Milano, se il Parlamento approverà un’apposita legge elettorale nazionale per le città metropolitane, appena il comune avrà approvato le nuove Municipalità, sarà possibile l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano. Purtroppo non si hanno notizie di proposte presentate dalle forze politiche o dal Governo, né di disegni di legge presentati alla Camera o al Senato. C’è da darsi da fare per arrivare ad avere una legge elettorale per le città metropolitane in tempo utile per il prossimo maggio, altrimenti si rimane nel limbo fino al 2021.

A tale scopo, su sollecitazione della lista civica la “Città dei Comuni”, con l’avvocato Felice Besostri, abbiamo messo a punto una proposta di legge elettorale per le città metropolitane che utilizza il sistema maggioritario. Un maggioritario a collegio unico per il sindaco, con collegi uninominali per i consiglieri al fine di rafforzare il legame con il territorio. Il secondo turno per il sindaco è legato alla percentuale di votanti, se scende sotto una certa soglia, inferiore al 50%. Il secondo turno è sempre tra i primi tre candidati. Si vota utilizzando due schede differenti: una per il sindaco, uguale per tutta la città metropolitana, l’altra per il consiglio, differente da collegio a collegio. Le multi candidature dei candidati consiglieri non sono ammesse, vista la necessità di rappresentanza effettiva del territorio. Le elezioni sono indette dal sindaco uscente, con un congruo anticipo di tempo, 90 giorni, per dare tempo alla società civile di proporre delle candidature, formare delle liste e procedere alla raccolta delle adesioni di sostegno. Le principali caratteristiche della proposta Besostri – Comero sono:

– sistema maggioritario per l’elezione del sindaco e dei consiglieri, in collegi uninominali;

– due schede distinte per il voto, una per i candidati sindaco l’altra per i consiglieri;

– turno unico se votano almeno il 50% degli elettori, altrimenti secondo turno tra i primi tre candidati;

– riserva di un terzo dei seggi per il diritto di tribuna;

– misure per la parità di genere tra i candidati;

– estensione del periodo di preparazione alle elezioni a 90 giorni prima del voto;

– trasparenza nelle candidature, obbligo di documentare la proposta amministrativa, dichiarazione della posizione giudiziaria per ogni candidato e rendicontazione dell’attività degli eletti.

Si è cercato un giusto equilibrio tra i vari organi, tra chi decide e chi controlla, senza bloccare il sistema su logiche di maggioranze prefigurate. L’elezione diretta non è la panacea di tutti i mali, ci sono molte controindicazioni, come si è visto a Milano negli ultimi decenni. Però non è pensabile rimanere con questa debolezza di fondo fino al 2021, c’è da assicurare con l’elezione diretta una maggiore autorevolezza politica sia al consiglio sia al sindaco metropolitano.

Daniele  Vittorio Comero

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