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MILANO, QUANDO UNA PISTA CICLABILE SCONTENTA TUTTI (ANCHE I CICLISTI)

«Guardi non lo sappiamo nemmeno noi residenti perché hanno fatto questa pista ciclabile qui. Glielo posso giurare che nessuno lo ha capito davvero» A parlare è un anziano signore residente in via Gattamelata proprio di fronte all’ingresso principale del centro congressi di Milano. Qui lo spazio riservato al transito delle bici è addirittura occupato da una fila di macchine parcheggiate, non curanti dell’invasione di uno spazio evidentemente non adibito ad area parcheggio. «La pista è percorribile già da qualche giorno – racconta ancora l’anziano residente – ma qui sembra che nessuno se ne sia accorto. Nemmeno i vigili che, molto spesso, anche vedendo le macchine parcheggiate chiudono un occhio. In questo tratto chi va in bici preferisce salire sul marciapiede piuttosto che rischiare di essere investito in mezzo alla strada».

07marino29FBE in effetti più che uno spazio ciclabile riservato sembra un vero e proprio circuito accidentato pieno di trappole, realizzato secondo una logica irrazionale che riesce solo nell’intento di confondere il ciclista il quale alla fine, nella maggior parte dei casi, sceglie di percorre la strada più sicura: il marciapiede. Il tratto di strada interessato va dal Portello all’ex Fiera, uno tragitto lungo poco più di un chilometro e mezzo in cui la pista cambia per ben tre volte, alternando tracciati delimitati da spartitraffico in cemento ad altri con cordoli gialli. All’inizio del percorso, sul versante del Portello, con alle spalle l’edificio che ospita Casa Milan e il famoso tunnel (quello che avrebbe dovuto portare gli automobilisti dagli svincoli autostradali fin dentro al cuore del quartiere fieristico milanese), campeggia solitario un cartello che indica il percorso ciclabile che porta fino ad Expo. Peccato che la pista nasce nel bel mezzo di lavori in corso tra reti metalliche piegate, banchine complete a metà, aiuole non curate e cartelli oscurati da pezzi di carta attaccati con lo scotch.

«E di cosa ci meravigliamo? – si interroga una ciclista che passa di lì per caso – Milano è tutta così. Chi va in bicicletta in giro per la città lo sa bene, sono più i posti in cui si rischia la vita, che quelle in cui si pedala in sicurezza». Qualche centinaia di metri più in là infatti, poco prima dell’incrocio con via Teodorico, la pista si immette sulla strada e chi volesse attraversare l’incrocio per continuare su via Gattamelata, dovrà prepararsi ad una manovra che lo porterà a continuare il tragitto su una sola corsia, contro il senso di marcia e a fianco della corsia dedicata a autobus e taxi. Percorrendo a piedi tutta la via per qualche ora ci si accorge di come il traffico sulla pista sia davvero estremamente basso, si fa fatica a incontrare dei ciclisti e quei pochi che ci sono preferiscono utilizzare sempre vie alternative: «cammino sul marciapiede perché c’è più spazio ed è meno pericoloso – spiega una mamma che porta il figlio sul sellino posteriore – tra l’altro non sapevo nemmeno che questa pista continuasse fino in largo Domodossola (nei pressi di City life, ndr).

Superato l’incrocio con via Faravelli la corsia riservata ai ciclisti cambia ancora e continua sul lato sinistro della carreggiata (se percorsa in direzione Portello – ex fiera), costeggiata da una sorta di marciapiede spartitraffico che la separa da una zona di parcheggio con le strisce gialle. … Per continuare a leggere l’articolo su Linkiesta clicca qui.

 

Fabrizio Marino

 

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