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LA NECESSITÀ DI UNO SGUARDO OTTIMISTA

Nonostante la crisi profonda che investe il nostro Paese, credo che sia possibile ancora oggi costruire speranza, perché “L’Italia che produce risultati di successo c’è. E’ viva e vitale, diffusa in mezzo a noi”. È l’Italia che “non crede a chi parla la lingua della rassegnazione e del declino”. Così scrive Gianfelice Rocca, imprenditore di successo e attuale Presidente di Assolombarda, nella prefazione al recente libro di Lino Duilio, già parlamentare e Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati durante il governo Prodi, dal titolo emblematico “Alzarsi in volo. Il futuro dell’Italia tra eccellenze diffuse e rischi di declino“.

09negri02FBOggi più che mai, alle porte di Expo 2015, è necessario narrare la fiducia nel Made in Italy. A questo proposito l’imprenditore Oscar Farinetti, creatore di Eataly, ha ribadito recentemente che la mission degli italiani deve essere quella di andare nel mondo a “narrare bene”, meglio di quanto abbiamo fatto fino a oggi, il nostro Made in Italy. Dobbiamo imparare a comunicare con efficacia l’ingegno, il design, la biodiversità, le bellezze architettoniche e paesaggistiche del nostro Paese. Esiste infatti una singolarità di microclimi, di popoli, di culture, di tradizioni diverse, che solo il nostro Paese può vantare.

L’incontro e il mixage di popoli diversi ha prodotto quel surplus di creatività che ha prodotto nel passato grandi capolavori (basta pensare agli artisti del Rinascimento che tutto il mondo ci invidia) e in un passato più recente (anni del boom economico) un grande sviluppo del manifatturiero italiano. Operai smart, artigiani smart, manager smart e imprenditori smart, figli di questa “bio-diversità” genetica, hanno decretato il successo dei prodotti italiani nel mondo.

Proprio alcuni esempi, forse meno conosciuti di altri ma non per questo meno significativi, di eccellenze del Made in Italy sono i protagonisti di questo libro di Duilio. Sono Italiani, eroi della quotidianità, che in questi anni si sono affermati nel mondo, sapendo coltivare con successo l’ingegno italico, forse il patrimonio più importante del nostro Paese. L’insieme di queste testimonianze costituisce un unico grande format di speranza e di fiducia. Un format costruito non sulla base di sogni o di promesse, ma strutturato giorno per giorno grazie a un impegno, a uno spirito di innovazione e di ricerca molto reale. In queste persone, protagoniste del Made in Italy possiamo trovare stimoli per innescare quella spinta fiduciaria oggi più che mai necessaria, se vogliamo far ripartire il nostro Paese, per “ritornare a volare, impresa difficile ma non impossibile” per usare le parole dell’autore del libro.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di ritrovare le coordinate di quell’Italia che vale, di quell’Italia che sa guardare in alto e volare alto per raccontare al mondo la propria capacità di fare eccellenza. Abbiamo, per esempio, bisogno della testimonianza del professor Vincenzo Mazzaferro, un grande chirurgo che ha dimostrato al mondo scientifico come sia possibile curare il cancro al fegato con il trapianto, utilizzando una modalità innovativa, andando anche contro l’opinione dell’establishment medico quando era necessario. Così come abbiamo bisogno di capire, ascoltando i direttori rispettivamente dell’Osservatorio Astronomico di Brera e del Laboratorio del Gran Sasso, quanto sia indispensabile e non più rinviabile un rapporto fecondo tra ricerca pura, ricerca applicata e trasferimento tecnologico alle imprese.

Grazie a questo circolo virtuoso possono nasce poli tecnologici dell’innovazione, in grado di dare impulso alle nostre aziende e nel contempo di creare occupazione qualificata. Perché, come ribadisce Duilio, bisogna “considerare la ricerca come un investimento e non come un costo. Per esempio la pratica dei tagli lineari di spesa, seguiti dalla politica in anni recenti, vanno nella direzione contraria rispetto a quello che si doveva fare”.

Interessante è anche l’esperienza di Massimo Colomban, il “sarto dei grattacieli” che ha fondato l’azienda Permasteelisa, leader mondiale nel settore degli involucri architettonici. Colomban ha trasformato una piccola azienda in una multinazionale leader mondiale nel proprio settore, grazie alla ricerca e all’innovazione.

Sommersi da tante narrazioni disforiche veicolate dai media spesso con l’unico scopo di creare una morbosa attenzione sul negativo al fine di trasformare l’opinione pubblica in audience da vendere ai pubblicitari, oggi più che mai abbiamo invece bisogno di riaprire i nostri cuori verso orizzonti di razionale ottimismo. Ben diverso da quell’ottimismo emozionale, utilizzato da tanti politici, che sfocia spesso solo in una lunga serie di promesse vacue, prive di concretezza e di possibilità di incidere sulla realtà dei fatti.

La crisi produce sfiducia e la sfiducia a sua volta genera crisi: si attiva in questo modo un pericoloso circolo vizioso da cui risulta difficile uscire. Tutti abbiamo bisogno di un’iniezione di fiducia e nel contempo di un invito a lottare, ad assumerci le proprie responsabilità, a non darsi mai per vinti, nonostante “lacci e laccioli” posti da leggi assurde e da vincoli burocratici ottusi.

Infine non dimentichiamo che la fiducia, il patto fiduciario, in quanto patto fra due contraenti richiede, quasi obbliga, a mettere in campo un atteggiamento di partecipazione e di coinvolgimento nelle scelte e nelle decisioni, quindi, per esempio, nel fare quelle leggi che hanno una ricaduta socio-economica su tutta la popolazione.

Così come un buon manager, un buon imprenditore è chi sa fare squadra, che sa ascoltare, sa coinvolgere nelle decisioni e nelle scelte i suoi tecnici, i suoi operai, anche un politico che ha come mira il consenso (nel significato di con-sentire, cioè di sentire insieme) fiduciario non può e non deve porsi mai nel ruolo di soggetto unico al comando, di chi si limita a chiedere la partecipazione dei cittadini e delle categorie sociali solo a posteriori. La fiducia si fa insieme, con e per. Altrimenti si corre il rischio di entrare in quel tunnel che genera dapprima diffidenza e poi sfiducia assoluta. E di quest’ultima gli Italiani già ne hanno in abbondanza.

Alberto Negri

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