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QUANTO COSTA LA CAMPAGNA ELETTORALE REGIONALE. CHI CI GUADAGNA E CHI CI PERDE

Tra pochi mesi voteremo per le elezioni regionali, mentre il centrodestra da il via al solito rituale di trattative interne tese a ridurre il governatore lombardo ad un semplice esecutore delle volontà bosso berlusconiane, il centro sinistra con curiosa strategia non ha ancora deciso come scegliere il candidato, scelta che presumibilmente farà come al solito troppo tardi. Poiché però già molti si esercitano a tracciare l’identikit del candidato, facciamo una cosa diversa: parliamo dei costi della campagna elettorale. Tema non nobile, scarsamente frequentato dagli strateghi, ma di non piccola rilevanza, se si vuole partecipare con qualche speranza alla competizione. Il titolo di questo articolo è un po’ criptico ma se avrete la costanza di leggerlo tutto ne scoprirete che le ragioni.

PREMESSA

La legge 43 del 23 2 1995 disciplina nel dettaglio la campagna elettorale regionale sia dettando norme apposite sia rinviando alla disciplina delle campagne elettorali per Camera e Senato. In pratica per quanto riguarda i costi vengono fissati dei limiti di spesa di campagna elettorale per quanto riguarda i singoli candidati e per le liste. Il controllo, obbligatorio si limita alla verifica della documentazione prodotta dai soggetti obbligati. Le sanzioni previste per le violazioni commesse dalle liste sono amministrative, graduate secondo un criterio di gravità; le sanzioni commesse da un partito/lista che abbia diritto al contributo dello stato vengono recuperate attraverso una decurtazione del contributo. La sanzione (della sospensione dei contributi) è di competenza dei Presidenti delle Camere.Il controllo si applica esclusivamente sulle spese di campagna elettorale svoltesi nei termini di apertura formale della stessa, gli ultimi 30 giorni, tutte le spese sostenute precedentemente sono “libere” da controlli.

 

I RIMBORSI ELETTORALI

Questo per quanto le spese, per quanto riguarda i rimborsi occorre fare sommariamente un po’ di storia:

  1. Nel 1993 un referendum popolare aveva abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Nel 1999 viene istituito il rimborso delle spese elettorali . Nel 2002 il rimborso viene fissato in 1 euro per voto, per le elezioni europee, del senato, della camera, regionali. Il rimborso viene erogato annualmente e non una tantum. Il rimborso non è relazionato con i voti effettivamente espressi ma con gli aventi diritto. Nel 2006 si decide che il rimborso viene “erogato anche nel caso di scioglimento delle camere” , cioè a dire che nel caso di scioglimento anticipato delle camere un partito parlamentarmente scomparso continua a percepire il rimborso per tutta la durata teorica della legislatura .
  2. l’ordine di grandezza dei rimborsi elettorali per le elezioni politiche dello scorso anno al netto dei contributi che i partiti/liste percepiranno per la legislatura precedente interrotta, è di circa 407 milioni di euro nell’arco dei 5 anni. I rimborsi del 2006 per Camera e senato, verranno percepiti fino al 2011, in questo caso però i danari andranno alle vecchie sigle, che quindi si suppone almeno formalmente continuano ad esistere ed ad avere un proprio bilancio. La somma complessiva che finanzia i partiti è presto fatta grossomodo, 1 euro a elettore per 4 elezioni (camera, senato, europee, regionali) fa un assegno da oltre 200 milioni anno per 5 anni.
  3. Bush e Kerry hanno raccolto, tra primarie e presidenziali, rispettivamente 345 e 310 milioni di dollari, entrambi i candidati, nel 2004, hanno fatto ricorso nella fase delle presidenziali al finanziamento pubblico. McCain ha speso 345 milioni con 85 di contributi federali, Obamha 735 milioni senza contributi federali perché aveva scelto di superare i limiti di spesa avendo raccolto da contributi individuali 656 milioni. Insomma il sistema politico elettorale italiano costa quasi quanto quello statunitense.
  4. Non è previsto alcun rapporto tra la rendicontazione delle spese sostenute e i rimborsi elettorali: quindi vi sono partiti che hanno investito somme trascurabili e che in virtù di circostanze favorevoli godono di significativi rimborso. Un esempio: Il Movimento politico LISTA CONSUMATORI ha partecipato alle elezioni del 2006 per il rinnovo delle Camere in alcune circoscrizioni. Sulla base dei risultati elettorali conseguiti dal movimento è stato assegnato il contributo dello Stato di euro 113.676,43 per le elezioni del Senato della Repubblica da corrispondere annualmente dal 2006 al 2010. Il legale rappresentante ha dichiarato di non aver sostenuto spese e di non aver ricevuto nessun finanziamento.
  5. La legge per le elezioni politiche fissa dei limiti di spesa per i singoli e le liste, la legge per le elezioni regionali segue questo stesso schema. Curiosamente non sono invece previsti limiti di spesa e neppure rimborsi per le elezioni comunali.

QUANTO COSTA UNA CAMPAGNA PER LE ELEZIONI REGIONALI?

Ognuno può fare le proprie ipotesi ma la reale contendibilità, i meccanismi interni alle liste, le preferenze, il peso politico e l’autonomia reale dei candidati rendono questo esercizio troppo complesso per un articolo; personalmente ho le mie idee maturate nel corso degli anni, risalendo la prima campagna elettorale regionale nella quale ho avuto responsabilità operative al 1980, ma proprio per questo so che non esistono molti dati certi sui quali si possa lavorare comparando le diverse campagne. Gli unici sono appunto le dichiarazioni ai collegi di controllo competenti che come detto, prendono in considerazione gli ultimi 30 giorni. Limite questo significativo perché la precampagna può costare più della campagna vera e propria.

Tralasciando le spese dei singoli candidati, che pure sono curiose e di cui magari parleremo un’altra volta, passiamo direttamente alle liste.

Il limite di spesa per una lista presente a tutti i livelli su tutto il territorio lombardo nel 2005 era di 7638813 euro. Il limite di spesa per i candidati era di 52000 euro più 0,01 per cittadino residente nella circoscrizione.

l’articolazione delle spese è prevista parzialmente per legge: le spese relative alle sedi elettorali, viaggi, soggiorni, telefoniche, postali sono calcolate in misura del 30% dell’ammontare complessivo delle spese ammissibili e documentate (ciò vuol dire che anche le spese di affitto ad esempio “sostenute preventivamente ovvero correlate alla normale attività politica, a prescindere dalla ricorrenza o meno, della campagna elettorale”vengono computate forfettariamente), e che la corte ha deciso che: “debbano essere compresi gli sconti e le prestazioni gratuite, il cui importo deve essere necessariamente computato ai fini della verifica del rispetto del limite massimo consentito”.

SPESE SOSTENUTE DALLE LISTE E DOCUMENTATE

Sulla base delle dichiarazioni alla corte dei conti e le spese sostenute dai partiti /liste per le elezioni regionali lombarde sono state le seguenti,:

AN 1364269 rimborso annuo dello stato 688975 (pari a un totale nei 5 anni di circa 3444875)

Lista Mussolini 35 918 nessun rimborso

Comunisti italiani 63250 (per questa lista la corte dei conti ha inviato al presidente della camera una nota perché non era arrivata alcuna documentazione violando nella forma più grave la legge: in pratica si sono dimenticati di inviare 4 cartuscelle, che presumo prima o poi avranno inviato)rimborso annuo di 188955

Federazione dei verdi 3150,16 però la Federazione nazionale dei verdi dichiara spese sostenute per la Lombardia di 487362 euro, rimborso annuo di 231598

Forza Italia spese per 4871180 rimborso annuo 2057405

Lega Nord spese per 720622 euro, rimborso annuo 1254120

Lega Padana lombarda la corte ha ritenuto irregolare il conto presentato pari a 15000 euro.

Nuovo Psi spese per 77919 euro nessun rimborso

Italia dei valori spese per 36008 euro rimborso annuo 111080

Partito pensionati spese per 221080 rimborso annuo di 208849

Rifondazione comunista spese per 98433 rimborso annuo 449783

Udc 710040 euro di spesa per un rimborso di 301589 annui

Uniti nell’ulivo 1034242 di spesa, rimborso dello stato di 2146433 annui.

  • Caso limite quello della lista dei liberaldemocratici che ottenenne lo 0,26% dei voti (13936), che per dichiarazione dello stesso candidato alla presidenza: “non ha usufruito di alcun contributo ne ha sostenuto alcuna spesa”. Fantastico! non hanno fatto nemmeno una telefonata, ne spedito una lettera ,ne preso un tram ne goduto di prestazioni gratuite che andrebbero documentate.

 

Vi sono poi le spese dei candidati presidenti o per meglio dire della lista del presidente, che non hanno diritto al rimborso delle spese dello stato e che sono state per

Sarfatti o meglio L’Unione Lombardia di 1238681

Per Formigoni o meglio la lista per la Lombardia, la corte dei conti ha formalizzato la contestazione per la mancata presentazione del consuntivo. Dopo immaginiamo affannose ricerche la lista ha però replicato che le spese erano rendicontate nel consuntivo dell’associazione “la casa delle libertà” presentato dall’on Scaiola pari a 101,40 (leggasi centouno, non è errore di battitura) di cui 78 debiti verso fornitori con un disavanzo di 23,40 euro (leggasi ventitreeuro e quaranta centesimi) ripianato “attraverso i contributi elettorali precedentemente percepiti”.

Gianmario Invernizzi ha speso 36000 euro

Da queste rendicontazioni emerge che:

 

  • Il meccanismo delle dichiarazioni e dei controlli è diciamo così abbastanza discutibile e spesso i collegi di controllo delle diverse elezioni hanno espresse idee diverse tra loro
  • Le varie inadempienze nella rendicontazione delle spese e le incongruità sono spesso frutto del dilettantismo con cui viene affrontata la parte amministrativa-contabile delle campagne elettorali e non fanno grande differenza tra cs e cd. Nonostante la corte affermi che ” il Collegio, nell’espletamento della sua attività, può riscontrare irregolarità fiscali specifiche, quali: la mancata applicazione della ritenuta di acconto IRPEF; l’omessa fatturazione; l’omessa applicazione dell’imposta di bollo;… è tenuto, ad attivare le prescritte comunicazioni ai competenti Uffici finanziari e, se del caso, anche al giudice penale” non si ha notizia di nulla di tutto ciò.
  • Queste dichiarazioni tuttavia danno un ordine di grandezza realistico della campagna regionale. Se infatti negli ultimi 30 giorni il centro destra dichiara di aver speso circa 7 milioni di euro senza considerare le spese dei candidati e la campagna nazionale possiamo pensare che il costo complessivo delle elezioni regionali in Lombardia sia di ……(fate voi).
  • Il fund raising è oggetto di discussione accanita nei partiti solo quando riguarda le elezioni americane. Nella pratica infatti è sconosciuto. Solo Forza italia e Sarfatti hanno fatto nelle scorse regionali del fund raising elettorale significativo a livello regionale, tutti gli altri contano principalmente sul finanziamento pubblico gestito nazionalmente
  • Nessuna lista che abbia avuto eletti ha speso più di quanto abbia incassato come rimborso. La sinistra è la parte politica in cui si registrano i differenziali più alti tra spese e incassi. Ovviamente questo si spiega anche con i diversi modelli organizzativi dei partiti ed il diverso approccio che hanno alle campagne elettorali, poiché tuttavia i risultati elettorali sono quelli che sono, una qualche riflessione sui propri modelli la sinistra dovrebbe avviarla.
  • Chi spende di più tra i partiti in relazione ai voti ottenuti è Forza Italia circa 4,2 euro per voto. Un voto udc prevede un investimento di 4 euro;Verdi (nazionale) 3,8;AN 3,6;Nuovo PSI 2,2;Partito pensionati 1,91; lega 1;Uniti nell’ulivo 0,90 Comunisti italiani 0,60; idv di 0,59;Rifondazione 0,40. Occorre comunque considerare che proquota alle spese dei partiti del centro sinistra potrebbe essere aggiunta la spesa della lista del presidente, Sarfatti infatti ha speso circa 0,54 euro a voto, Formigoni 0,000036.
  • Grosso modo l’attuale pdl a fronte id una spesa di 6,235 milioni di euro ottiene rimborsi per 13,600, l’attuale pd a fronte di spese per 1 milioni di euro ottiene rimborsi per circa 10 milioni di euro (cifra non precisa perché nella coalizione partecipavano anche i socialisti di Boselli con accordi particolari).E’ indimostrabile ma chissà se la differenza in voti in Lombardia non corrisponde in parte anche alla differenza di investimento. Se ben ricordo nelle elezioni comunali Ferrante spese un ventesimo della Moratti e perse per ….. voti. .
  • Formigoni è alla fame (spende per la campagna elettorale meno che per un pranzo per due in trattoria)ed è un genio del marketing politico visto quello che riesce a fare con 101 euro di spesa. In realtà la dichiarazione delle spese della “lista Formigoni” (ma anche di comunisti italiani, verdi e via dicendo) evidenzia l’incongruità di un meccanismo di controllo che non riesce a fare chiarezza tra spese sostenute dai partiti locali, dalle liste, dai partiti nazionali etc, tra figure giuridiche diverse e confuse.
  • Le sanzioni sono spesso teoriche. Basti pensare che per la Corte dei Conti l’unico interlocutore formalmente responsabile, per liste che non siano espressione univoca di un partito, è il presentatore della lista che 9 volte su 10 non sa ne cosa rischia ne di cosa si parla. Per le liste di partito: legittimato passivo al procedimento per l’applicazione delle sanzioni è chi rappresenta la formazione politica al momento della commissione dell’illecito. Se il rappresentante si dimette o la formazione politica si scioglie dopo lo svolgimento delle elezioni, il fatto non esonera il rappresentante pro tempore dalle responsabilità .
  • Particolare curioso di tutto questo meccanismo è che in un imperante clima di federalismo, pressoché nessuno di questi rimborsi resta poi in Lombardia. i quattrini finiscono ai tesorieri nazionali. Questo spiega forse perché alcuni partiti invece che spendere per la campagna elettorale, capitalizzano: I soldi vanno a pagare le campagne delle regioni più contendibili. Forse per questo, lo statuto Lombardo del PD impegna il segretario a presentare un simbolo che non consenta alla direzione nazionale di mettere le mani sul tesoretto. Se cìò fosse vero non sappiamo quanto costerà la campagna del PD nel marzo prossimo, ma sappiamo sulla base dei rimborsi presumibili quanto potrebbe spendere.

     

Molte altre cose vi sarebbero da dire, a cominciare da come si spendono i danari in campagna elettorale, dalle spese dei candidati, dal ruolo dei candidati minori, delle liste minori, delle gerarchie che le elezioni ridefiniscono, del costo delle preferenze,etc. quindi alla prossima.

Walter Marossi

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