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A MILANO 10.000 PASSI VERSO IL FUTURO

Siamo nati per camminare non è un progetto educativo ma un’occasione per fare un’esperienza. Per una settimana, dal 17 al 21 marzo, poco meno di diecimila bambini, dai 6 agli 11 anni, andranno a scuola a piedi, in bici, in monopattino e ci racconteranno poi com’è stato. “Mi piace camminare perché toccando il terreno mi sento una persona migliore.” Potreste supporre che queste parole siano state scritte da un uomo che, dopo tanto camminare, ne ha colto il senso ultimo, ma difficilmente immaginereste che l’autore di questo pensiero, originale e non retorico, ha solo sette anni.

08_parrino10FBPiù scientifico, quasi darwiniano, il coetaneo Lorenzo osserva che “camminare ci caratterizza”. Un anonimo settenne, che perso nel suo mondo poetico si è scordato di scrivere il proprio nome, ci consegna invece questa immagine: “camminare mi sembra l’oceano”. L’elenco potrebbe proseguire. Sono moltissime le frasi raccolte nelle scorse edizioni di Siamo nati per camminare che fanno vacillare la nostre solide certezze di adulti investiti del ruolo di educatori.

I bambini hanno bisogno si insegni loro che camminare è bello e aiuta a crescere? Che muoversi fa bene alla salute e all’umore? Che andare in bici dà un grande senso di libertà? La risposta è no. Lo sanno già e meglio di noi. Ciò di cui hanno bisogno è che li si metta nelle condizioni di poterlo fare, che la città si renda meno ostile e consenta loro di muoversi in libertà e in sicurezza.

Competenti, efficaci e poetici nel descrivere le sensazioni che provano, quando entrano in relazione con l’ambiente urbano, hanno le idee chiare e sanno cosa li fa star bene e cosa no. “Io amo la mia città, ma c’è un piccolo disturbo dentro di me: lo smog. Ma Io cerco di ignorarlo e continuo a camminare”. Alessandro, 10 anni. Ignorare ciò che non siamo in grado di cambiare, in un bambino di 10 anni, non è rassegnazione ma impotenza.

Ed ecco la contabilità venirci incontro, inesorabile. In una città in cui ci sono 55 auto ogni 100 abitanti, in cui ogni giorno entrano in città più di 400.000 auto di non residenti (che tradotto in termini comprensibili anche per un bambino significa una fila lunga dal centro di Milano a quello di Stoccolma), in cui si contano più di 2 milioni di spostamenti di veicoli, in cui l’aggressività e pervasività del traffico si traduce in una profonda insofferenza reciproca tra gli utenti della strada, in questo contesto, come si può anche solo pensare di proporre un’iniziativa come Siamo nati per camminare? Possiamo essere così naïf da credere di modificare e incidere su questa situazione invitando i bambini e le loro famiglie ad andare a scuola a piedi o in bici?

Ma a chi conosce questa città non apparirà così insensato. Ogni milanese sa, se non per esperienza almeno in cuor suo, che Milano è una città piccola in cui le distanze a piedi, in bici o con i mezzi pubblici sono alla portata di tutti. Far sperimentare, ai familiari dei bambini che partecipano al progetto, nuovi percorsi e modalità di spostamento è un modo molto concreto ed efficace per correggere una diffusa percezione dei tempi di percorrenza e delle distanze, spesso e volentieri assolutamente errata.

Diventare tutti pedoni e ciclisti, e continuare a pensare da pedoni e ciclisti anche quando in rare e selezionate occasioni siamo alla guida di un’auto, è anche il modo più semplice per rendere le strade delle nostre città più sicure. Solo il 5% dei bambini italiani, tra i 7 e 14 anni, va a scuola senza essere accompagnato da un adulto contro il 12% degli inglesi e il 28% dei tedeschi. La paura e la pericolosità del traffico sono uno dei principali motivi all’origine di questa contrazione degli spazi di autonomia concessi ai bambini nei loro spostamenti in città. Privare i bambini della libertà di muoversi in autonomia nel proprio ambiente ha un peso, e non indifferente, sulla loro crescita sia come individui, sia come cittadini attivi e responsabili.

Il tema della sicurezza nelle nostre strade deve dunque essere riportato in cima all’agenda di chi amministra la città. Le strade devono tornare ad essere vigilate, le infrazioni sanzionate, il principio di legalità ripristinato. D’altra parte se si vuole sostenere questo cambiamento, e accelerarne i tempi, è necessario chiederlo in tanti e sostenerlo con coerenza.

Anche un bambino sa che il mezzo deve essere adeguato allo scopo. “Hai un sogno davanti ai piedi, cammina per raggiungerlo”. Pietro, 9 anni.

 

Francisca Parrino

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