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LA MISSION DI MATTEO RENZI E LO CHARME DELL’ISTANTE

Tutti sorpresi dalla decisione, forse troppo veloce, di Matteo Renzi di andare a Palazzo Chigi. Ma se facciamo un passo indietro possiamo vedere che questa scelta era già presente, a livello comunicativo, nella narrazione insita nel suo slogan: “Adesso”. Non domani, non nei prossimi anni, non nel 2015 o nel 2018.

03negri07FBAncora in tempi non sospetti il sindaco di Firenze aveva detto: “Qualsiasi progetto politico deve incorporare il massimo di realtà possibile (ovvero il racconto della concretezza del fare) e ricollocarla in un sogno. La narrazione deve anticipare un orizzonte nell’oggi, tracciare un futuro possibile e suscitare una speranza. Per suscitare l’energia necessaria perché quel progetto sia palpabile qui e ora, deve farlo sentire ADESSO”. È proprio quello che Renzi sta facendo, scegliendo Palazzo Chigi adesso.

Già nel suo discorso di ringraziamento post- vittoria delle primarie nel dicembre del 2103 aveva parlato della fiducia, dell’affidarsi, come di “un atto di coraggio, di follia: ma gli eroi sono un po’ coraggiosi e un po’ folli”. Infine sempre in questo discorso, citando Mandela, ribadisce che “giocare in piccolo non serve al mondo … a noi il compito di realizzare i sogni, di dare fiducia agli Italiani, di restituire credibilità alla politica, …. perché da domani ci divertiamo insieme”. Tutto il racconto di Renzi, dalla sua discesa in campo alla Leopolda, ha come format l’azione condivisa sul presente, sull’immediato. Il suo programma narrativo era ed è quello di cambiare l’Italia, di cambiare il modo di fare politica insieme, però con una mentalità non collettivistica non slow, bensì “smart (non solo come scelta dell’auto) and fast“.

Ora tanti si lamentano dell’accelerata improvvisa, si lamentano della velocità del sindaco. Molti dicono che bisognava aspettare il tempo delle elezioni. Ma non è proprio questo racconto dell’attesa perenne, dell’aspettare senza mai vedere un fare, del rinvio eterno, che aveva fatto perdere la fiducia degli Italiani nella politica. Allora l’elettorato italiano deve decidere fra una politica slow e una politica fast. Il rischio di non saper decidere quello di tenersi una politica “stop”, che vuol dire zero riforme, zero crescita, zero cambiamento reale.

La speranza che Renzi innesca nel popolo italiano appare più forte e più incisiva proprio perché è collocata in un futuro molto prossimo e non in un lontano, indistinto e progressivo futuro. Egli sa, può e deve cavalcare la storia di oggi. Ogni rinvio lascia una ferita nel suo tempo che è il “qui e ora”. Renzi sta vivendo pienamente la sua occasione, il “suo caso che gli va incontro”. Il filosofo Vladimir Jankelevitch definiva questa frenesia della chance che ci viene incontro non come una coincidenza fortuita ma come un’occorrenza. A questo proposito parlava di “charme dell’istante”. Ecco questo potrebbe essere lo slogan perfetto per Renzi.

Siamo dunque arrivati alla grande occasione, a quel famoso appuntamento con la storia cui Renzi non può mancare. È un appuntamento arrivato in modo veloce, come dicevo poc’anzi, forse troppo veloce soprattutto per molti vecchi militanti del suo partito, ma non per gli Italiani, per le imprese e per i lavoratori, che hanno fretta, che hanno bisogno di essere immersi al più presto in un racconto nuovo: un racconto fattitivo e non più solo simbolico o virtuale.

Del resto la velocità è un tratto distintivo di questa epoca postmoderna. Non a caso Renzi appartiene a quella generazione televisiva, cresciuta con i cartoni animati giapponesi e con i quiz di Mike Bongiorno. Generazione approdata poi alla velocità della rete, dell’essere in più luoghi nello stesso tempo, dello starnuto immediato (tweet), del mi piace/ non mi piace con un click.

Egli si assume in prima persona il rischio di andare subito al Governo, invece di aspettare elezioni che potevano consacrarlo, evitando larghe e strette intese, perché il rischio appartiene, come ha detto nel suo discorso alla Direzione del Pd, all’essere imprenditori, ma anche all’essere donna e uomo che ogni mattina portano i figli a scuola e si recano al lavoro. Come loro non possono perdere tempo così il nostro narratore sindaco non può perdere tempo e deve rischiare il tutto per tutto, anche a costo di prendere la via meno battuta. Bisogna attraversare quel bosco impervio che si chiama palude romana. In questo bosco – palude il nostro protagonista incontrerà lupi di ogni specie. Gli Alfano di turno saranno pronti a ricatti e richieste di ogni tipo, sarà chiamato a soddisfare interessi di micro – partitini, tutti numericamente indispensabili e di notabili del suo partito. Fin dall’inizio del suo viaggio tutti vorranno un posto, un sottoposto, un giroposto, un infraposto.

A Roma il Grande Racconto della Velocità, nato e cresciuto a Firenze, correrà il rischio di arenarsi in qualche ingorgo sul grande raccordo anulare che va da Montecitorio a Palazzo Madama, da Palazzo Chigi al Quirinale. Ma queste trappole non possono fermare la corse dell’eroe, che ha ricevuto il mandato popolare delle primarie e l’imprimatur del suo partito che all’unanimità, non si sa se per convinzione o per convenienza, gli ha affidato le sorti magnifiche del governo del Paese

Infine è importante osservare la posizione liminale di Renzi. Nella sua narrazione si colloca, infatti, sul crinale fra la politica e l’antipolitica. Si è presentato come il rottamatore dell’apparato del suo partito, ma oggi è anche segretario di questo partito. È uomo delle istituzioni, ma è anche colui cui piace rompere le regole. È dentro il Palazzo del Potere, ma nel frattempo si racconta come cittadino fuori dalle segrete e oscure stanze del potere. Tutti lo considerano ambizioso, ma lui dice di essere solo il portavoce di un’Italia ambiziosa di uscire dallo stallo politico di questi anni.

Questa collocazione sul confine è una sfida non priva di rischi, ma anche non priva di opportunità. Il rischio di bruciarsi è forte, perché coltivare quella zona d’immaginario tra il sogno e la realtà è un impegno difficile. L’opportunità è quella di riuscire a ricucire quel patto fiduciario fra politica e cittadini italiani che oggi si è sfilacciato quasi del tutto.

Alberto Negri

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