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L’EXPO E L’ACQUA: QUANDO L’AMBIENTE NON È UN OPTIONAL MA UNA CERTIFICAZIONE ISO

Ciao Elena, scusa se mi permetto di darti del tu, sono un cittadino del quartiere gallaratese, uno di quei quartieri che verrà invaso da Expo 2015. Parlo di invasione perché questa è la sensazione che abbiamo in Quartiere. Devo dissentire su alcuni punti della tuo articolo e cercherò di farlo solo per amore della verità guidato sempre dal rispetto delle idee di tutti.

08sacco04FBLa portata d’acqua che tu stessa definisci modesta (2,6 mc/sec), secondo alcuni ingegneri idraulici dovrebbe essere da 0,8 metri cubo al secondo a c/sc a 1,8 mc/sec, ti scrivo dovrebbe essere perché c’è una reale e forse voluta difficoltà a recuperare cifre esatte.

Il canale, che oramai senza vergognarci possiamo tranquillamente chiamare tubo, è a tutti gli effetti uno scolmatore a tratti visibile a tratti sotterrato che non va a completare nessun naviglio, viene realizzato per portare via dell’acqua da un laghetto artificiale per evitarne l’esondazione.

Notizia importante non si tratta di un canale irriguo perché attraversando quattro parchi pubblici non lascerà a essi nemmeno una goccia d’acqua né una fontanella, viene creato solo a fini estetici e funzionali, si prende dell’acqua da un canale il Villoresi, si riempie un laghetto e lo si svuota portandolo in Darsena, non accresce il fabbisogno d’acqua del Naviglio, fabbisogno che di per sé non ha.

Sono convinto che nei tempi e soprattutto nei modi giusti si sarebbe potuto trovare soluzioni migliori, con minore impatto ambientale e soprattutto con il grande consenso delle comunità coinvolte, consenso che a oggi non c’è, e non ti parlo di due o trecento persone come in qualche articolo si è detto un po’ superficialmente, ma ti parlo di un consenso di oltre 13 mila firme raccolte per fermare quello che secondo noi, non porta alcun valore aggiunto a Milano.

Questo consenso viene a mancare a mio modo di vedere, per due importanti ragioni, la prima è che i cittadini si sono trovati, per una serie di motivi e di responsabilità, con in mano il prodotto confezionato. Faccio un inciso a oggi 22.01.2014 il progetto non è ancora finito, è un work in progress, dove come spesso ingiustamente capita, il cittadino non ha la possibilità di fare praticamente nulla.

Punto secondo chi gestisce e organizza l’evento Expo 2015 ha calato, in virtù di poteri speciali, questo progetto in maniera molto superficiale e approssimativa, tornando poi sui propri passi e aprendo a giochi ormai fatti un tavolo di mediazione, più che di trattativa.

Il punto non è che Expo devo sviluppare il progetto “anche proteggendo il patrimonio paesaggistico”, sono parole tue, Expo spa ha una carta di valori e un codice etico certificato ISO 20121-2012 e dal Regolamento EMAS che stabilisce i requisiti per l’organizzazione di eventi sostenibili, che abbiano un impatto minimo sull’ambiente e sulla comunità.

Potremmo stare ore credo a cercare di capire cosa sia un impatto minimo sull’ambiente anche se si potrebbero trovare degli indicatori comuni, per l’impatto sulle comunità diventerebbe un po’ più complesso.

La grande contraddizione che viviamo deriva dalla aspettativa che Expo 2015 nella sua globalità, per costi, logistica e interventi più o meno utili di viabilità abbia un impatto ridotto sull’ambiente, e sulle comunità ma è un attesa non corrispondente alla realtà.

Concordo pienamente che si sarebbe potuto avviare una profonda e proficua collaborazione con elevate competenze con gli abitanti che quel territorio lo vivono e aggiungo che si sarebbe dovuto fare, non è stato fatto, non per strane coincidenze ma per un assurdo Modus Operandi che ormai viviamo tutti, in ambiti diversi, in questo strano e complesso paese e non è causale il fatto che i dibatti si accendano sempre a giochi fatti.

Tutto ciò che ho scritto ritengo sia nel rispetto della verità e di chi in questi mesi o anni si è battuto e si batte con l’unico intento di salvaguardare l’ambiente, con grande spirito democratico e di civiltà.

 

Alessandro Sacco

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