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VIE D’ACQUA: EXPO, COMUNE, COMITATI E ASSOCIAZIONI. UN ACCORDO POSSIBILE?

Le ruspe e le motoseghe stanno ormai per mettersi in moto nella vasta area compresa tra il Parco delle Cave, il Parco di Trenno e il Bosco in Città: nonostante la temporanea, e necessaria, sospensione del cantiere di via Quarenghi (il terreno dovrà essere oggetto di bonifica), la Via d’Acqua si farà.

07grandi03FBIl canale non sarà quello che si era pensato di creare in origine, ossia un corso d’acqua navigabile, o almeno percorribile con canoe o piccole imbarcazioni: a scoraggiare l’originario progetto ci ha pensato la crisi economica, insieme ad altri fattori di ordine tecnico. Ciononostante, il canale che dovrà portare le acque bianche dal sito di EXPO fino alla Darsena rimane un’opera utile e di per sé sostenibile, che andrà a completare l’ampio sistema dei Navigli cittadini e che consentirà il recupero, anche per utilizzi agricoli, delle acque bianche provenienti dal sito di EXPO, che altrimenti si sarebbero perdute nelle fognature.

Resta però il fatto, incontrovertibile (anche a prescindere dalla posizione delle frange più estremiste del movimento No Canal, che auspicano la totale cancellazione di un progetto ritenuto troppo invasivo, costoso e inutile), che quando si parla di Via d’Acqua, tra i cittadini milanesi, le associazioni ambientaliste, i comitati, serpeggia spesso il malumore e lo scontento; e che sono in molti a chiedersi se sia davvero necessario spendere ottanta milioni di Euro per un canale in grado di portare una quantità d’acqua piuttosto modesta (2,6 mc/sec), la cui costruzione richiederà importanti lavori di scavo e in alcuni tratti modificherà, senza miglioramenti, i terreni e le aree in cui andrà a scorrere; e che ci si chiede se non sarebbe stato invece possibile ridurre, con l’apporto di alcune modifiche, sia l’impatto sul territorio che i costi di realizzazione dell’opera.

Le osservazioni espresse dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, in un documento molto articolato che porta la data del dicembre 2012, pongono l’accento sugli elementi meno felicemente risolti del progetto: sia per quanto attiene ai suoi aspetti più tecnici, sia con riguardo alla tutela di un paesaggio che deve essere valorizzato e protetto. Analoghe annotazioni si ritrovano nel documento della Soprintendenza che, pur avendo espresso parere positivo, ha ritenuto opportuno indicare come eventualmente procedere a una parziale revisione del piano. Anche Italia Nostra ha redatto, nella primavera del 2012, un progetto alternativo a quello di EXPO, finalizzato a una maggiore difesa dei territori attraversati dalla Via d’Acqua. Il progetto è stato presentato al Comune di Milano e, in seguito, integrato dal documento di asseverazione redatto da due ingegneri idraulici del Politecnico di Milano, che ne attestavano la fattibilità.

Tutto questo non avveniva ieri o qualche mese fa, ma nel corso del 2012: quando cioè ci sarebbero stati i tempi per intervenire, per trovare una giusta mediazione tra le proposte messe sul tavolo, per valutare l’attuabilità di alcune varianti, per dimostrare che il tema di EXPO, “Nutrire il pianeta”, si può e si deve sviluppare anche proteggendo il patrimonio paesaggistico dei parchi della cintura metropolitana, con i loro corsi d’acqua, i canali, i fontanili, gli alberi, i campi agricoli, le biodiversità; e per evitare, oggi, dannose polemiche e controversie.

Si sarebbe potuto avviare una proficua collaborazione con coloro che avevano messo a disposizione competenze e proposte alternative: insomma, provare a fare di meglio, rimediare ad alcuni limiti del progetto, probabilmente spendere meno, in alcuni casi riutilizzare al posto di costruire ex novo, nel rispetto del reticolo delle acque già esistente e soprattutto dei fontanili, elementi che contraddistinguono la nostra pianura e che ne testimoniano l’antica storia di corsi d’acque irrigue.

Purtroppo, come spesso accade, i dibattiti su cosa sia preferibile per la nostra città si accendono all’ultimo minuto, quando i tempi si sono fatti ormai troppo stretti, quando i margini di intervento si sono ridotti al minimo, quando chi ha il compito, certo non facile, di portare a compimento un progetto importante entro una scadenza inderogabile si trova nella posizione di non potere più dare spazio a trattative di sorta. Ecco che allora i toni si alzano, le polemiche si autoalimentano, le richieste (anche le più sensate, anche quelle che ancora potrebbero essere attuate) rischiano di apparire come incongrue o faziose, il malcontento monta e il consenso verso l’Amministrazione si indebolisce.

È di pochi giorni fa la notizia che un’ulteriore quota del canale che scorrerà nel Parco delle Cave sarà interrata e che si procederà a decisivi interventi di bonifica delle aree inquinate. Sono buoni risultati che dimostrano la (pur tardiva, ma efficace) volontà del Comune di Milano e della società Expo di collaborare con gli esponenti della società civile. Ma si dovrà fare di più: alcune varianti in corso d’opera, possibili anche a cantieri avviati, se messe in atto, potranno dare la prova che l’intenzione di salvaguardare il nostro paesaggio e l’integrità dei nostri parchi da opere troppo impattanti è una scelta concretamente perseguita dall’Amministrazione.

In attesa di buone notizie sulla Via d’Acqua, auguriamoci che tutti noi, amministratori e tecnici, possiamo fare tesoro delle esperienze (e degli errori) del passato: imparando a prendere in maggiore considerazione i segnali che provengono dai cittadini, dalle associazioni, dai movimenti e anche dai Consigli di Zona (troppo spesso considerati alla stregua di inutili orpelli): è questo un impegno che non si dovrebbe mai disattendere, se vorremo dimostrare che per questa Amministrazione la partecipazione è un concetto davvero reale, alimentato da rapporti costanti e concreti, anziché un fatto estemporaneo, in grado di farsi tangibile solo in alcune occasioni (e ciò vale per ogni altro argomento: dalla viabilità all’inquinamento, dalla gestione degli spazi alla qualità dei servizi, ecc). La partecipazione deve essere frutto di un confronto continuo, franco, a volte anche faticoso: solo così si rivelerà utile, efficace, portatrice di proposte nuove, tese al miglioramento della città, oltre che foriera di consensi e di credibilità politica.

 

Elena Grandi

 

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