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GRONDA NORD: NUTRIRE IL CEMENTO ENERGIA PER LA MORTE AMBIENTALE

La Lombardia e la pianura padana raggiungono il primato in Europa per inquinamento da ozono e particolato di micro polveri (pm 10 e pm 2,5). Tuttavia si continua lo stesso con la politica di consumo e di avvelenamento dell’aria e del suolo. La cementificazione distrugge terreni agricoli, abbatte alberi e invade con le sue colate sempre più estesi territori. Nell’area metropolitana milanese e lombarda le nuove grandi opere autostradali (Brebemi, Tem, Pedemontana e altre strade ancora …) fagocitano una superficie equivalente a 2.285 campi di calcio, 210 ettari di foreste, e 1.100 ettari di campi agricoli del Parco Sud che si vedranno ridotta la produzione di 6.000 tonnellate di frumento l’anno, il fabbisogno necessario a nutrire 40 mila persone! (Dati pubblicati dal CRCS, Centro Ricerca sui Consumi di Suolo).

10natale44FBL’Expo costituisce la potente leva, meglio il pretesto, per continuare e accelerare la politica tradizionale e distruttiva delle “grandi opere”, del cemento, del business finanziario e lo slogan nutrire il pianeta energia per la vita potrebbe essere sostituito da quest’altro: nutrire il cemento energia per la morte ambientale!

Milano è invasa da bitume e cemento autostradali nei suoi stessi confini amministrativi, nonostante sia pienamente urbanizzata come un uovo e occupi l’ultimo posto nella graduatoria di sei città europee per dotazione di verde: l’11% della sua superficie rispetto al 55% di Praga, 50% di Vienna, 48% di Madrid, 41% di Berlino, 28% di Parigi.

Dopo trenta anni di battaglie riuscite contro la Gronda Nord, la mostruosa autostrada di scorrimento e collegamento est-ovest (nodo tangenziale di Gobba – Cascina Merlata/Expo) che spaccherebbe la fascia nord di Milano, bisognava aspettare un’amministrazione di centro sinistra per entrare nella fase di realizzazione della grande opera? …

Nel PGT di Pisapia/De Cesaris si conferma la politica stradista delle precedenti amministrazioni di centro destra. Si leggano le pp. 135-7 del Documento di Piano, 3.1.2. Il sistema della mobilità “a rete” collettiva e individuale. Non solo si confermano, senza un minimo di dubbio e/o di ripensamento, tutti “gli interventi previsti sulla viabilità di livello regionale e sovra regionale (Tangenziale Est Esterna, Pedemontana, BreBeMi, ammodernamento A4 nella tratta Novara – Milano; realizzazione terza corsia A9 Lainate – Como e quinta corsia A9 Lainate – Milano, e completamento della Rho – Monza)“, ma si accettano anche gli interventi di potenziamento viabilistico nell’accesso a Milano “(Sp 233 Varesina, Sp 14 Rivoltana, la nuova Cassanese, via Ripamonti, riqualifica SS 36 tratta Monza-Cinisello Balsamo; riqualifica ex SS 415 Paullese; variante SS 33 tratta Rho – Gallarate; Sp 114 via Cusago – collegamento Milano – Magenta; riqualifica ex SS 494; realizzazione terza corsia ex SS 35 Milano – Meda), e il nuovo sistema di viabilità trasversale esterna (tangenziali e pedemontana) e interna a Milano (sistema viabilità interquartiere)“.

Per quanto riguarda la Gronda Nord o Strada Interquartiere Nord (S.I.N.), se è vero che “non è confermata la previsione viabilistica tra Via Eritrea e Viale Monza“, si va comunque a realizzare il tratto Eritrea – Expo che si poteva eliminare sostituendolo con un collegamento di trasporto pubblico e con lavori di razionalizzazione del sistema viario esistente, come richiesto da sempre dai Comitati Antigronda. Lo stesso dicasi per il tratto est (nodo tangenziale Gobba – Viale Monza). Vi si mantiene infatti “la fascia di salvaguardia per mobilità di nuova previsione“.

Tradotto: si conferma il progetto viabilistico di collegamento Tangenziale est/Gobba-Viale Monza (la vecchia Gronda o S.I.N.). Rimarrebbe scoperto o escluso il tratto Viale Monza – Zara – Eritrea, perché si è fatta la scoperta dell’acqua calda: tale fascia è fortemente antropizzata (ma non solo questa!).

In continuità con le precedenti amministrazioni, si prova per l’ennesima volta a realizzare la Gronda Nord a pezzetti, escludendo gravemente una valutazione d’impatto ambientale sull’intero percorso, nonostante ricorsi amministrativi vinti dai cittadini dei comitati e il pronunciamento dell’Unione Europea!

La conferma di quello che diciamo ci viene dai Piani triennali delle opere pubbliche, compreso l’ultimo programma (2014 – 2016), in cui si presenta la seguente previsione dei finanziamenti per le infrastrutture stradali (la cosiddetta stima dei costi): versante ovest: primo lotto, Expo – Eritrea 105 milioni di euro – 1° a. 2014 (non è più previsto come nei piani precedenti il secondo lotto Eritrea – Zara > 140 milioni); versante est: Nodo tangenziale Gobba – Via Adriano 28 milioni – 2°a. 2015; Adriano-Monza 45 milioni – 3° a. 2016. Totale per Gronda Nord 178 milioni di euro!

Ma non basta ancora. Si aggiungano: 3 milioni 500 mila euro per strada di scorrimento e collegamento Cascina Merlata – SS.11; 26 milioni “per lotto funzionale Cascina Merlata – Via Stephenson“; 215 milioni 122 mila per “potenziare” l’accesso automobilistico a Milano (Gobba, Paullese, Molino Dorino, svincolo Expo ecc.). Si raggiunge così la bellezza di 422 milioni 622 mila euro per le infrastrutture stradali e per il trasporto privato su gomma nella sola area del comune di Milano!

Eppure nel lontano 2005 (il 20 ottobre) venne approvato dalla maggioranza di centro sinistra del Consiglio Provinciale di Milano un ordine del giorno che impegnava la Giunta Penati (che non mantenne l’impegno!?…) a fare una delibera finalizzata a trasformare “il tracciato previsto per la Gronda Nord – SIN in un corridoio verde da utilizzare come percorso ciclopedonale”e realizzare” sullo stesso asse un’infrastruttura di trasporto pubblico su rotaia”. La Provincia, in quanto ente sovra comunale, poteva e, fino a quando esiste, potrebbe ancora intervenire.

Se allarghiamo lo sguardo a livello metropolitano e regionale, vediamo a cosa serve veramente l’Expo. Dai 23 miliardi di euro previsti per le infrastrutture e il sistema della mobilità funzionali a Expo si è scesi a 15 miliardi. Di questi ben 9,500 miliardi sono destinati alle strade e autostrade. È sacrificato il trasporto pubblico e il mezzo ferrato! E se si provasse a immaginare e proporre un possibile uso diversi di tanti miliardi?…

Come si vede, sull’altare del dio Expo 2015 si valorizza ancora una volta la rendita fondiaria privata e non solo riguardo al sito. Si creano le condizioni favorevoli alla speculazione cementizia e finanziaria presente e futura (ottimo brodo di coltura per infiltrazioni di mafie e di criminalità organizzata). Si sacrificano territorio e ambiente, si peggiora la qualità della vita quotidiana e si danneggia la salute delle persone, alla faccia del tema “Nutrire il pianeta – Energia per la vita“! … Emerge con evidenza che le grandi opere stradali alimentano la crisi ambientale economica finanziaria; le banche fanno il bello e il cattivo tempo (le cronache ci raccontano che, ad esempio, la Pedemontana è ferma perché mancano all’appello 4 dei 5 miliardi, e nelle casse della società che gestisce la Tangenziale Esterna sono arrivati 300 milioni di finanziamenti statali, soldi nostri, dei cittadini che pagano le tasse!). E qui gioca un ruolo da dominus il ministro ciellino Lupi, noto protagonista di una forsennata politica di cementificazione in ogni modo e in ogni dove!

Ritornando all’amministrazione Pisapia, ci troviamo di fronte a un inquietante divario tra programma elettorale e atti amministrativi concreti, tra le belle parole delle Linee di indirizzo del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) e la scelta politica e amministrativa a predominanza stradista e di mobilità privata su gomma. Si predica bene e si razzola male!

Al Sindaco Pisapia, alla Giunta e alla Maggioranza del Consiglio Comunale di Milano si chiedono coerenza col programma elettorale e coraggio nel rivedere e correggere le scelte sbagliate.

Giuseppe Natale

Forum Civico Metropolitano

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