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AREA EX PAOLO PINI: PER SALVARLA NON BASTANO 23.000 FIRME?

L’area all’interno e intorno al parco dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini ben servita dalla metropolitana, è stata scelta dalla Provincia, proprietaria dei terreni, per edificare stabili di 9-12 piani (a edilizia residenziale di cui forse solo il 5% a housing sociale) sopra gli attuali prati, orti, frutteti e bosco, senza alcun rispetto per la funzione di servizio dell’area, al centro di progetti sociali, culturali e ambientali ormai da molti anni.

04gomaz34fbNon si è tenuto conto che l’area, un tempo della famiglia Litta Modignani e poi dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, è una delle poche rimaste a destinazione agricola per più di un secolo, a Milano. Un polmone verde ad alta biodiversità, di circa 10 ettari e con 1500 alberi, vitale per la città, anche solo per l’ossigeno prodotto all’anno.

Secondo gli ultimi progetti presentati gli edifici avrebbero snaturato o distrutto parte del bosco (rinominato parco POP), l’unico frutteto (quindi indispensabile alla didattica) dell’Istituto Agrario Pareto e gli orti comunitari del Giardino degli Aromi, uno dei primi e più grandi orti partecipati d’Italia, luogo d’incontro e svago per centinaia di cittadini. Senza contare che qui, da anni, si tengono i tirocini di terapia orticolturale per persone con disagio sociale e psicologico e molti altri laboratori e corsi aperti a tutti.

Già nel luglio 2012 è emersa la forte contrarietà della cittadinanza e del Consiglio di Zona 9 a ogni ipotesi di edificazione. Subito daI Giardino degli aromi, dall’Istituto Professionale d’Agraria Pareto, dall’associazione Linda e dalla Cooperativa. Sociale Aromi a Tutto Campo è stata promossa una campagna per dimostrare il valore ambientale dell’area e a dicembre è stata richiesta una variante al PGT per arrivare alla non edificabilità dell’area didattica e degli orti comunitari. Una prima azione concreta è stata la mappatura partecipata degli alberi e la successiva stima ambientale e paesaggistica. Oltre alla grande biodiversità vegetale è emerso, grazie a uno studio della LIPU, che il parco e il bosco sono molto ricchi anche di avifauna e frequentati da: falchi, volpi e lepri, oltre che galline, pappagalli e conigli.

In più è stata promossa un’inchiesta volta a recensire le già numerose case invendute, sfitte e attualmente in costruzione nei tre quartieri di Affori, Comasina e Bovisasca. Presentata in un’assemblea cittadina ed è risultato palese che edificare ex novo in questa zona è totalmente inutile se non controproducente.

Nel gennaio 2013 il gruppo dei “Seminatori di urbanità” ha promosso la raccolta firme in cui si chiede non solo di non costruire all’interno del parco dell’ex Ospedale Paolo Pini ma che tutto il comparto Litta-Modignani e l’area del bosco “oltre il pioppeto”, sia salvaguardato e reso un parco fruibile da tutti. Dopo aver promosso varie assemblee e dibattiti la mobilitazione è cresciuta così tanto che nel giugno 2013 sono state consegnate 23.000 firme sia in Provincia che al Comune. Dopo la consegna delle firme, il Comune di Milano si è espresso riconoscendo il grande valore ambientale e sociale dell’area.

A luglio, durante un allegro corteo con in testa la banda degli ottoni, il bosco (tra via Assetta e Litta Modignani) è stato “colonizzato” dalla gente di quartiere e “battezzato” il Parco POP (Pini Oltre il Pioppeto). Il 14 settembre in un’assemblea aperta presso la Biblioteca Affori-Villa Litta, sono state portate testimonianze video e storie di vita di come erano e si sono trasformati quelli che un tempo erano il parco e i terreni agricoli dell’ex manicomio. Da una testimonianza in particolare è emerso che l’ultimo erede dei Litta Modignani lasciò alla provincia un’area ancora più vasta (che comprendeva anche il parco della biblioteca Affori) solamente a patto che non ne fosse snaturata l’identità, allora un unicum a vocazione agricola.

Una domanda sorge quindi spontanea: “La Provincia è legalmente ancora proprietaria dell’area, anche se non ha rispettato e non vuole rispettare le clausole del lascito?” Per far capire a chi ci governa che quell’area deve rimanere unitaria, a verde e a disposizione della città è stato lanciato un concorso di idee, per trasformarla in un nuovo parco partecipato: pensato, curato e vissuto da tutti.

Queste sono tra le prime proposte fatte: un’area faunistica protetta (tipo oasi WWF) con percorsi per il bird-watching e per l’educazione ambientale, zone di meditazione-relax con amache e spazi per la lettura, piste ciclabili e così via. Si aspettano altre proposte: basta partecipare al “concorso d’idee” e mandare idee e progetti (consultando il sito www.parcopop.org).

Se tutto sarà inutile, non resterà che incatenarsi agli alberi.

Federica Gomaz

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