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VERSO GREEN ITALIA

Due contributi costituiscono la migliore spiegazione della presentazione di Green Italia a Milano, un nuovo soggetto politico ecologista in Italia, paese d’Europa. Il primo è l’appello di Daniel Cohn-Bendit e Felix Marquardt “Europeans Now”: “La gioventù europea si trova di fronte a un bivio: accelerare il processo che porta alla completa integrazione o prolungare la lenta deriva verso l`irrilevanza. Eppure rispetto alla pericolosità della situazione, la proposta più ambiziosa è quella di far svolgere le elezioni lo stesso giorno in tutti i paesi dell`Unione e di eleggere con votazione diretta il presidente della Commissione Europea. (…) I tempi sono maturi per un movimento di base, transnazionale, transgenerazionale e non ideologico, che sia in grado di guidare l`integrazione europea verso un livello superiore.

09cortiana34fbÈ ingenuo aspettarsi che i tradizionali leader politici eletti a livello nazionale (in carica per quattro o cinque anni) affrontino problemi come la scarsità di risorse, la deforestazione, la disoccupazione cronica, il riscaldamento globale e l`esaurimento delle risorse ittiche, che sono di portata globale e la cui risoluzione richiederebbe inevitabilmente decenni. (…) C`è un vecchio detto ebraico che recita: “Se avete solo due alternative, allora scegliete la terza”. (…) L`Europa cambierà solo quando i futuri politici europeisti concorderanno nel trasferire davvero alle istituzioni europee il potere che meritano.”

Il secondo è la considerazione di Umberto Ambrosoli “La presentazione a Milano del progetto Green Italia – scrive Ambrosoli – completa l’offerta dell’impegno nel sociale, su un versante decisivo per l’innovazione e la rigenerazione del nostro sistema sociale, politico e amministrativo: quello della green economy. Gli obiettivi che gli animatori del progetto si sono posti, personalmente li trovo condivisibili, sia per il contenuto sia per il metodo con cui vengono proposti. (…) costruire una rete di autonomie, un confronto permanente tra le esperienze più significative realizzate sia sul piano sociale che, soprattutto nel territorio, sul piano amministrativo e degli enti locali: è un metodo molto produttivo che, nella attività politica e sociale che mi vede impegnato, abbiamo già potuto sperimentare in modo molto positivo.(…) Il mio interesse personale nasce perciò dall’attenzione obbligata, in questi tempi di crisi e di destrutturazione, per tutte quelle esperienze che hanno la capacità e la volontà di fare rete, avendo come legame non l’appartenenza a un’area determinata o a pregiudiziali schemi ideologici, bensì privilegiano – come Green Italia – l’esperienza, il metodo e l’impegno per risolvere i problemi.”.

Viviamo giorni difficili come cittadini europei e italiani si tratta di mettere al centro la costruzione dell’Europa politica come dimensione glocale, come processo condiviso capace di un’azione multilaterale e come espressione locale di un nuovo urbanesimo dove i sistemi-città, le reti metropolitane diventino dei laboratori creativi capaci di coinvolgere industria, professioni, accademia, cittadini, in attività legate all’innovazione, alla sostenibilità, alla qualità. Si tratta di un Green New Deal economico-sociale che accompagna chi svolgeva attività obsolete, dissipative, inquinanti, stranianti e alienanti, proprie degli uffici e delle fabbriche tradizionali, a imparare/esercitare lavoro e produzione di valore in una nuova direzione.

Qui le forme di partecipazione politica esistenti, le loro ragioni sociali autoreferenziali, le loro modalità di rappresentazione e negoziazione, costituiscono un prepotente fattore di conservazione. Sono miopi e insofferenti nei confronti di quelle reti e di quelle comunità come hanno evidenziato i due milioni di firme per presentare del referendum sull’acqua come bene comune e i venticinque milioni di sostenitori.

Green Italia è il prezioso incontro tra persone che hanno esercitato attività politico-istituzionale accumulando competenze ed esperienze preziose al fine di dare vita a una intrapresa, a una rete che connetta i tanti nodi, le diverse reti, al fine di prendere la parola, definire azioni e campagne, proporre un’offerta politica ed elettorale capace di motivare all’azione collettiva le esperienze dell’innovazione, della sostenibilità, della cittadinanza attiva e capace di dare ai giovani le ragioni per contendere il futuro, qui e ora. Un soggetto capace di azione di coalizione perché autonomo e in netta discontinuità con le inerzie della consociazione e della spartizione post-industriale del ‘900.

La società della qualità e dell’innovazione, la società che produce valore dentro ai mercati globali è sottorappresentata o per nulla rappresentata. Occorre la sua rappresentanza sul piano della decisione della politica pubblica. Qualcuno potrà pensare che questo quadro di proposte sia troppo ambizioso, credo invece che sia all’altezza di una forza ecologista che partecipa al governo per cambiare e non per imbellettare l’attuale modello di sviluppo rassegnandosi a vivere negli interstizi. Il modello a rete alternativo a quello broadcasting riguarda informazione, conoscenza, piattaforme digitali di partecipazione informata ai processi deliberativi. Questa la nostra scelta di campo.

 

Fiorello Cortiana

 

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