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ABBANDONARE LE AMENITÀ PER DISCUTERE D’IDEE, AVENDOCELE

Caro Direttore, leggo regolarmente gli editoriali di ArcipelagoMilano che immagino siano diventati ormai una sorta di appuntamento settimanale per molti milanesi appassionati alla loro città. Colgo l’occasione per rendere merito a coloro che con il loro lavoro promuovono e gestiscono questa rivista online che, in un panorama che sembra sempre più rabbuiarsi e inaridirsi, costituisce un momento di confronto cosiddetto “pubblico e plurale” (e questa non è un’espressione di rito) rispetto ai temi che attraversano la condizione urbana, politica e amministrativa della città.

Torniamo ai tuoi editoriali; sovente ne ho condivisi sia gli accenni a volte polemici che gli aspetti propositivi. L’ultimo, del 5 giugno scorso, non riesco a condividerlo pienamente perché faccio fatica a comprenderlo, o meglio, non mi è chiaro quali temi e quali soggetti s’intendano sollecitare rispetto ai singoli eventi (amenità) descritti con un tono tra il polemico e lo sconsolato. Ovvero, quanto l’articolo sia “provocazione” mirata a innescare una discussione di merito piuttosto che “invettiva” legata a un momento di particolare indignazione. Provo a riprenderli singolarmente, magari ci intendiamo.

La prima questione che sollevi è legata alla nomina di un certo signor Vaciago a Direttore del Padiglione Italia di Expo, nomina che sembrerebbe indigesta per una certa disinvoltura che questo signore (che personalmente non conosco) avrebbe mostrato nella gestione di assunzioni e concorsi, tanto da sollecitare un rinvio a giudizio per abuso d’ufficio.

Capisco l’indignazione; ti ricordo però che i cittadini lombardi e milanesi sono ormai abbastanza anestetizzati rispetto a questa questione dopo venti anni in cui chi ha governato ne ha combinate “di ogni” sia nelle amministrazioni pubbliche sia nelle società partecipate. Tanto che potrebbero chiedersi: ma dov’è la novità?

Soprattutto perché con la nuova amministrazione sarà anche cambiato “il vento” ma certe pratiche sembrano persistere, magari con qualche tecnicalità un po’ più ipocrita e meno sfacciata, tali e quali al recente passato. Vogliamo aprire una discussione? Beh …. se questa era la tua intenzione, ben venga un momento di trasparenza e confronto che però dovrebbe svolgersi in modo non ipocrita e circoscritto.

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Seconda questione posta: il bando Arexpo. Ça va sans dire che se non si trattasse di una cosa seria ci sarebbe molto materiale per facili e pesanti ironie ma ci torniamo.

Nota: visto che ormai urbanistica e chiacchiere da bar sembrano pratiche sovrapponibili, telefonare ai promotori del Cerba … . Hai visto mai che magari a loro interessa ed evitiamo di sfasciare il parco Sud.

Terza questione: ripercorrendo le vicende del tunnel Gattamelata chiedi retoricamente dove stanno quei funzionari che hanno gestito e promosso questa sciagurata, costosa e insensata iniziativa. A parte il fatto che io mi sarei chiesto anche dov’è l’amministrazione comunale che non sembra molto attiva nel proporre soluzioni, sai benissimo che quei funzionari sono lì, al loro posto di comando, imperterriti e impuniti nella gestione di altre “amenità” del genere più o meno costose e insensate.

Tra queste vorrei ricordare la famigerata questione delle “Vie d’Acqua”. Nonostante questo progetto abbia incassato due pareri molto negativi, uno del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (dicembre 2012) e l’altro recentissimo della Consulta Cittadina per l’attuazione dei cinque Referendum consultivi, l’affidamento in appalto procede spedito come se nulla fosse. Anche in questo caso la domanda che sovviene in modo immediato è legata al ruolo dell’amministrazione comunale. Ha letto questi pareri? Cosa ne pensa? Ha intenzione di prenderli in considerazione? Ma nelle Conferenze dei Servizi propedeutiche all’approvazione del progetto chi avevano mandato a rappresentare il Comune? Topo Gigio?

Per il momento sembra che di questo argomento meno se ne parla e meglio è. Sulla stampa non si sono lette repliche o prese di posizione in merito. A questo punto mi torna l’eco di un tuo precedente editoriale di qualche tempo fa a proposito di ascolto e partecipazione e la considerazione naturale da farsi è: che cosa possiamo aspettarci in termini di interlocuzione da una amministrazione che non reagisce neanche di fronte a dei pareri “tecnici” e “autorevoli” come quelli citati? Che si nega quindi anche a un colloquio su temi tecnici e di merito?

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Ripercorrendo i temi sollevati, se ho colto il senso dell’articolo ma non è detto, la questione sembrerebbe sempre la stessa: sollecitare una amministrazione comunale che sembra muoversi senza un disegno e una strategia precisa in termini di politiche per la città e che vede assessori impegnati in ordine sparso; sollecitare un confronto e una partecipazione con la cittadinanza e i corpi intermedi che non sia solo retorica e di facciata. Se i temi sono questi, se ne sta parlando ormai da due anni ma di fatto di risultati apprezzabili se ne vedono pochi.

Vorrei ricordare che sei mesi dopo le elezioni, in occasione di una bellissima manifestazione all’Arco della Pace, il nuovo sindaco evocò nel suo intervento il fondamentale ruolo dell’ascolto, del confronto e della partecipazione nel modo di amministrare. Già in quel frangente, viste le prime scelte dell’Amministrazione si aveva l’impressione di ascoltare un disco rotto. Successivamente, l’intervento del professor Zagrebelski ammonì (chissà se con un senso di lungimiranza o meno sui destini milanesi) riferendosi al rapporto dei cittadini con la sfera pubblica, sul maggiore e ben più grave pericolo della delusione rispetto alla stanchezza.

Oggi, a due anni dal cambiamento di amministrazione, di persone deluse sembra ce ne siano troppe se non si vuole riconsegnare la città alla destra (le percentuali di voto alle amministrative di questi giorni qualche segnale lo danno). Ma si sa che per dialogare bisogna essere almeno in due e avere qualche idea in tasca.

Michele M. Monte

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