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UN CONTRIBUTO AL DIBATTITO

D. Sanità – Visto che il bilancio di regione Lombardia è prevalentemente impiegato per la sanità, ritiene che il sistema pubblico privato così com’è vada bene o bisogna ritornare al sistema pubblico (cioè nazionalizziamo le cliniche private lombarde?) L’attuale sistema dei ticket è corretto? Che cosa faremo per gli anziani?

R. Parlare di nazionalizzazione mi pare fuori dal tempo. Il sistema lombardo funziona, ma ha molti elementi da correggere, a cominciare proprio dal rapporto pubblico-privato. In questi anni la normativa lombarda ha consentito ai privati di scegliersi le prestazioni più convenienti lasciando al pubblico l’onere di gestire quelle meno remunerative. Su questo fronte è necessario intervenire con determinazione, così come sul piano dell’appropriatezza delle prestazioni: non possiamo assistere a un proliferare di prestazioni ed esami solo per rimpinguare il bilancio dei privati. Sui ticket è necessario rivedere le fasce di esenzione e puntare su un modello di progressività in base al reddito. Per quanto riguarda gli anziani, è necessario investire sulla sanità territoriale, trascurata negli ultimi quindici anni a vantaggio della centralità degli ospedali: una maggiore integrazione tra servizi sanitari e sociali permetterebbe di garantire servizi adeguati agli anziani vicino alle loro case.

D. Lavoro – Come intende il Pd gestire questo periodo terribile per il lavoro degli italiani ma anche per gli immigrati. Le risorse per la cassa integrazione dove si prendono o a cosa si sottraggono in ambito regionale? È il caso di fare tanta cassa integrazione? Rispetto al dilemma sostenere aziende decotte o avere le strade piene di disoccupati come ci si pone?

R. In questi anni la regione si è limitata a garantire gli ammortizzatori sociali e lo ha fatto pescando in larga parte da risorse statali ed europee, l’impegno diretto della regione è stato marginale. Per il 2013 si tratta di rinegoziare con lo Stato i fondi per la cassa integrazione. Sul fronte europeo il problema è quello di utilizzare correttamente quanto stanziato per le politiche attive: Bruxelles ha chiuso un occhio, anche per la durezza della crisi, sull’utilizzo di questi fondi per finanziare gli ammortizzatori. Non è detto che continui a farlo in futuro. Bisogna costruire una vera politica industriale che concentri le risorse sui settori e le aziende strategici e accompagni alla ricollocazione i lavoratori in uscita. E’ necessario anche far sì che non si diffonda una sorta di rassegnazione alla de-industrializzazione della Lombardia. Il nostro territorio deve tornare a essere attrattivo per le imprese con agevolazioni fiscali, servizi all’altezza e burocrazia zero.

D. Famiglia – Regione Lombardia nell’ambito delle proprie competenze sosterrà la famiglia che al nord non riveste il ruolo basilare che ha al sud? Intende supportare anche le famiglie di fatto e le famiglie omosessuali?

R. Mi sembra una domanda mal posta, ma non mi sottraggo al tema. La famiglia anche al nord è stata negli ultimi anni un vero e proprio ammortizzatore sociale che ha garantito a molti di non soccombere di fronte alla crisi. Il problema non è tanto quello di sostenere la famiglia con elargizioni in denaro sullo stile dei voucher, quanto piuttosto quello di creare le condizioni perché la famiglia sia meno affaticata e sotto pressione e veda riconosciuto il suo fondamentale ruolo sociale. Vere politiche familiari passano dalla conciliazione famiglia lavoro, dai servizi all’infanzia e agli anziani, dalle politiche dei tempi che siano compatibili con i ritmi familiari. Quanto alle coppie di fatto e alle unioni omosessuali, i diritti individuali vanno riconosciuti e tutelati, quanto al supporto, penso che debba più avere a che fare con la dimensione della generatività e, dunque, dei figli. Le differenze vanno rispettate e, nel massimo rispetto delle scelte individuali, va anche riconosciuto il valore di legami stabili che hanno una rilevanza sociale che non può essere negata.

D. Scuola – Scuole pubbliche scuole private sistema misto, il multiculturalismo è fallito in Inghilterra, Stati Uniti, Francia, come un partito laico intende gestire l’educazione e l’integrazione con gli stranieri in una regione strapiena d’immigrati? Va abrogata o implementata la legge che permette ai privati di finanziarsi le proprie scuole?

R. Il sistema pubblico di istruzione, lo stabilisce la Costituzione, è formato da scuola statale e scuola privata. La scuola statale mantiene una centralità indiscutibile perché garantisce l’accesso universale all’istruzione. La scuola privata contribuisce all’innalzamento dell’offerta formativa ed è presidio di pluralismo e libertà di scelta. Non si tratta di mettere in concorrenza l’una contro l’altra, ma di creare le condizioni perché il sistema pubblico possa essere il più completo possibile. Sugli stranieri è necessario passare da una gestione emergenziale, a una vera e propria politica di valorizzazione della loro presenza e del loro contributo, sfida che è possibile vincere soprattutto a partire dalla scuola che ha il compito di costruire i cittadini di domani, a prescindere dalla loro origine. Riguardo al finanziamento alle scuole private, non è una competenza diretta delle regioni, la Lombardia ha individuato nel sistema dei buoni una strada per sostenere le scuole passando per il sostegno alla libertà di scelta delle famiglie. Ritengo che il sistema non vada buttato via, va piuttosto corretto per raggiungere un obiettivo: consentire un effettivo ampliamento della possibilità di accedere alle scuole private anche alle fasce meno abbienti. Il tema centrale è quello del diritto allo studio che va garantito a tutti attraverso i diversi canali a disposizione del sistema pubblico di istruzione, nella consapevolezza che ogni euro investito in formazione non è uno spreco, ma ha enormi ritorni per l’intera collettività.

D. Qual è il disegno strategico sul trasporto pubblico locale? Come gestirete i pendolari e le problematiche relative alle ferrovie?

R. Dopo anni di investimenti, anche forsennati, sulla mobilità individuale e su gomma, bisogna passare davvero alla cura del ferro e alla intermodalità. Vanno promossi e sostenuti gli spostamenti sostenibili e collettivi e la cosiddetta mobilità dolce. Sulle ferrovie la sensazione è che ci si debba sempre più aprire a una vera concorrenza per mettere al centro le esigenze e i diritti dei pendolari e non le esigenze di chi gestisce i trasporti.

D. Malpensa è sempre l’hub del nord? Rilancerà il suo ruolo strategico internazionale e svilupperà maggiormente le infrastrutture regionali per rendere più efficiente il sistema aeroportuale lombardo?

R. Negli ultimi anni è mancata una visione strategica sul sistema aeroportuale lombardo e dell’intero nord Italia. Malpensa è stato vittima di visioni di corto respiro e di difesa di interessi territoriali che hanno prevalso su una visione di vasta scala. L’aeroporto di Malpensa è stato anche per troppo tempo ostaggio delle difficoltà di Alitalia e non ha saputo davvero aprirsi al mercato europeo e internazionale. Va sfruttata a pieno, in questo senso, l’occasione offerta da Expo per ricalibrare i pesi e i ruoli degli aeroporti del nord Italia e per riconsegnare a Malpensa una funzione europea e internazionale.

D. Qual è il destino di Linate?

R. Non va messo in concorrenza con Malpensa, ma sviluppato nell’ottica di un city airport, ovvero di uno scalo che possa garantire davvero collegamenti funzionali al ruolo di Milano come protagonista del sud Europa. L’apertura alla concorrenza sulla tratta Milano Roma è un passaggio importante che va consolidato. Da rilanciare anche i collegamenti con altri importanti aeroporti del sud Europa.

D. Diritto e Fede – Dopo il caso Englaro e la legiferazione regionale clamorosamente bocciata dalla Cassazione, come si pone il centrosinistra pieno di cattolici rispetto alla fede e al diritto e rispetto ai poteri regionali in materia di diritto medesimo?

R. Dalla domanda si evince una sorta di fastidio per la presenza di cattolici nel centro sinistra, quasi fossero un corpo estraneo. Ritengo invece che solo dalla sintesi e dal confronto, anche sui temi etici, possa nascere una sintesi che possa far davvero crescere la proposta politica del centro sinistra. La diversità di posizioni non è un ostacolo, quanto piuttosto una ricchezza da custodire e valorizzare: solo una Lombardia plurale potrà essere all’altezza delle sfide che la attendono sul piano sociale, economico e politico. Le reciproche scomuniche non servono davvero a nessuno, è molto più saggio e lungimirante attuare un confronto serio e responsabile soprattutto sulle tematiche etiche, tenendo conto che esistono zone grigie nelle quali è fondamentale entrare con il massimo rispetto delle persone e delle loro convinzioni. La sintesi raggiunta nel PD dalla commissione che si è occupata di diritti mi pare preziosa. L’errore più grave in cui rischiamo di incappare è quello di trasformare il necessario confronto su questi temi in una battaglia tra opposte fazioni con l’unico reale scopo di conquistare un po’ di consenso o rafforzare le proprie posizioni politiche.

D. Tassazione – Nei limiti imposti dalla legge intendete fare largo uso dell’imposizione regionale per erogare servizi ai cittadini?

R. La pressione fiscale è già molto, troppo alta. La regione negli ultimi anni ha travalicato per molti versi le proprie funzioni diventando ente gestore più che ottemperare a pieno le proprie attribuzioni di legislatore e coordinatore su vasta scala delle funzioni degli enti locali. Per quanto riguarda i servizi va dunque recuperata la centralità dei comuni che vanno anche dotati delle risorse necessarie per continuare a far fronte alle esigenze dei propri cittadini. La regione dovrà anche prendere atto della mutata situazione finanziaria, fino al 2010 la Lombardia ha potuto contare su ingenti risorse che le hanno consentito politiche significative (e non sempre efficaci) in termini di sostegno diretto a imprese e cittadini (voucher), con la contrazione delle risorse a disposizione è necessario cambiare modello di intervento e individuare priorità precise per non disperdere risorse o destinare solo ai soliti noti.

D. Il sistema dei rifiuti le discariche e i costi industriali: cosa deve fare la regione per aiutare gli imprenditori a produrre di più inquinando di meno o evitando di mandare i rifiuti tossici al sud? Ci aspettiamo leggi efficaci in materia di compostaggio ed energie alternative.

R. Riduzione rifiuti alla fonte, raccolta differenziata e riciclo sono i punti cardine di qualsiasi strategia sui rifiuti. Lo dice l’Europa e può farlo la Lombardia. La regione deve assumere un ruolo attivo nella programmazione del ciclo dei rifiuti e incentivare in tutti i modi la costruzione di un ciclo completo di trattamento sui singoli territori. Un percorso del genere porterà anche a rendere superflui nuovi inceneritori.

D. L’Expo e Regione Lombardia all’estero – In caso di ricorso alle urne anticipato, come pensa di gestire la situazione dell’Expo e come pensa in futuro di orientare il sistema di comunicazione di Regione Lombardia all’estero per sviluppare import ed export? Chiuderà le sedi di rappresentanza all’estero?

R. Regione Lombardia gode di un grande credito all’estero non certo e solo per quanto ha fatto Formigoni coni suoi viaggi e la sua comunicazione debordante. Il biglietto da visita della Lombardia sono le aziende, i territori, i beni culturali, la ricchezza agricola e ambientale, la ricerca bio-medica, le università e l’elenco potrebbe continuare. Questo va valorizzato in vista di Expo in un’ottica, lasciatemelo dire, davvero sussidiaria. Quanto alle sedi estere, perchè non condividerle con altre regioni, ammesso che servano poi davvero.

D. La caccia, l’agricoltura di prossimità, l’erosione del suolo – Come si fanno conciliare temi all’apparenza contradditori tra di loro?

L’impegno per limitare o azzerare il consumo di suolo è una delle priorità dei prossimi anni, il territorio è un valore fondamentale da salvaguardare, ciascuno è chiamato a farlo secondo le propre tradizioni, competenze e passioni. Se l’obiettivo è comune e condiviso le contraddizioni si possono superare.

D. La Regione Lombardia si deve occupare e se sì, si occuperà di case popolari (housing sociale)?

R. Il tema della casa è importante e delicato. Negli ultimi anni si è pensato di utilizzare l’edilizia come grimaldello contro la crisi costruendo troppo e male. Va promosso un piano casa che non strizzi l’occhio solo ai costruttori, ma alle esigenze di chi deve abitare in quelle case, modulando anche gli interventi sulle reali necessità della popolazione. Fondamentale un occhio di riguardo per le fasce più fragili. Il concetto di housing sociale non può essere solo un’etichetta da porre su operazioni di altro genere, deve diventare un’occasione per costruire vera socialità e per promuovere un diverso modo di vivere le città e i quartieri. Ripartirei da qui.

 

Fabio Pizzul

 

Le domande sono state formulate da Riccardo Lo Schiavo.

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