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CONSIGLI DI ZONA: SE NON SONO INUTILI SON DANNOSI

A parole tutti d’accordo. Meno auto, più verde, mobilità dolce, piste ciclabili, partecipazione dei cittadini, rispetto delle regole e così via. Poi si torna con i piedi per terra, e ai buoni propositi si risponde con il più bieco pragmatismo. E non sui grandi temi che dibatte l’alta politica. Si cade già nelle piccole decisioni, rimangiandosi promesse e propositi della campagna elettorale.

Il fatto: L’assessorato al verde e alla mobilità di Milano lancia l’iniziativa “Cura e adotta il verde pubblico “con il proposito di invitare i cittadini a partecipare alla manutenzione e realizzazione di spazi verdi in tutte quelle aree “di risulta” del tessuto urbano dove l’amministrazione pubblica non riesce a intervenire. Si tratta di rotonde, angoli, spiazzi, e viali alberati lasciati privi di qualsiasi cura che l’amministrazione vorrebbe riqualificare con l’aiuto della cittadinanza. Una bella iniziativa e un ottimo proposito. Ma come spesso accade abbiamo fatto i conti senza l’oste.

L’antefatto: a Milano molti viali alberati fungono da parcheggio. I loro marciapiedi sono delimitati sì da filari di alberi ma tra questi, per una sorta di tacito accordo tra automobilisti e Vigilanza Municipale, vengono tranquillamente posteggiate le auto, moto e ciclomotori. Si tratta di marciapiedi per i quali vige, ai sensi del codice della strada, l’assoluto divieto di sosta. Marciapiedi di strade che presentano spesso aree gialle e blu per la sosta regolamentata e a pagamento. Ma se riuscite a piazzarci la vostra macchina, e i posti vi assicuro sono molto ambiti, evitate di pagare la sosta o di prendere, se non residenti, la multa.

Basta salire sul passo carraio, percorrere il tratto di marciapiede necessario, scansando possibilmente i pedoni, et voilà, un bel posticino gratis è a vostra disposizione. L’epilogo: l’assessorato alla Mobilità, giustamente e democraticamente, prima di rendere nota l’iniziativa coinvolge i Consigli di Zona, chiedendo loro un parere. E cosa succede in zona 4 (ma anche in zona 5 e 9)? Che tutti i consiglieri presenti alla seduta del 23 febbraio 2012, “valutate le osservazioni emerse in Commissione in relazione ad alcuni siti particolarmente sensibili, per il loro uso attuale, e l’opportunità che non vengano inseriti nel bando”, delibera di approvare il programma dell’Assessorato con l’esclusione dei siti ritenuti sensibili. E di che siti si tratta?

Ma proprio di tutti quei viali alberati utilizzati come parcheggio abusivo e illegale. Perché è questo l’uso attuale, la sensibilità che si vuole preservare. Il parcheggio selvaggio. Nessuno che proponga di ridare a questi viali la loro originaria funzione di percorsi di sosta e passeggio per gli abitanti, con aiuole, verde, panchine, ordine e pulizia. E chi c’era in quella seduta? Su trenta consiglieri, che hanno votato all’unanimità, venti sono dei partiti che hanno appoggiato l’attuale giunta.

E chi è il presidente della commissione Mobilità della Zona 4. Marchionne, De Corato, Masseroli? No, è l’unico rappresentante dei Verdi Ecologisti in Zona 4, Pierangelo Tosi. Quegli stessi che quando si tratta di realizzare un parcheggio interrato salgono sul carro dei comitati di quartiere per difendere la città dall’invasione delle auto con la scusa che aumenterebbe il traffico in arrivo a discapito della vivibilità dei residenti. Ma che sono ben contenti che da Via Lazzaro Papi fino a via Bronzetti (oltre non è più zona 4) i marciapiedi siano occupati, senza soluzione di continuità da auto e mezzi di ogni genere, per la maggior parte di non residenti.

Così come per via Dell’Ongaro, viale Campania e via dicendo. L’elenco è lungo e rintracciabile sul sito del Comune di Milano.

Perché questa non è un’invasione. No, è realpolitik. Ed è la realpolitik dei consigli di zona, che, rispetto a una visone globale di città preferiscono sottostare agli interessi egoistici dei singoli dimenticandosi degli interessi della collettività. Si parla di città metropolitana e si inciampa continuamente sui particolarismi. Fate pure il verde dove volete ma lasciate posteggiare tranquillamente i miei elettori sotto casa, meglio se gratis. Si tratta di un piccolo esempio, di un caso di politica spicciola, che scopre per l’ennesima volta la miopia dei consigli di zona che riproducono, con accezioni particolariste, tutte le procedure della vecchia politica. Degli organismi dove la partecipazione dei cittadini e la loro qualità di vita, sottostanno ai soliti giochi partitici.

E a questo punto forse sarebbe il caso di fare una profonda riflessione sulla validità dello sventolato decentramento smerciato come strumento di democrazia diffusa. La domanda da farsi è: in cambio di cosa, secondo il tradizionale schema dello scambio di interessi, venti consiglieri della sinistra arancione hanno subito le scelte del partito degli automobilisti, dei commercianti, dei soliti gruppi di pressione dimenticandosi le promesse fatte a tutti noi? E se in questo caso hanno tradito palesemente il programma elettorale cosa ci fa pensare che il vento, almeno negli organismi periferici, sia realmente cambiato?

O cosa ci deve far credere che i CdZ non siano l’ennesimo filtro tra chi decide e chi le decisioni le subisce? Come possiamo essere tranquilli che non siano l’ennesima scusa per piazzare funzionari e militanti di partito, in attesa del grande saldo nella politica retribuita?

 

Andrea Bonessa

 

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