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BUROCRAZIA COMUNALE E FORMAZIONE : DA OSTACOLO A RISORSA

Quando si parla di formazione del personale, quasi sempre ci si riferisce a una “leva strategica” per lo sviluppo delle competenze e per il miglioramento delle organizzazioni. Se però si scende dal piano delle dichiarazioni a quello della realtà, le cose appaiono diverse: una vera cultura della formazione fatica ancora a farsi strada.

In particolare per quanto riguarda le Pubbliche Amministrazioni, la formazione, anziché strumento fondamentale di modernizzazione e innovazione, rischia oggi di essere vista come un costo: una tendenza che corre parallela a una diffusa rappresentazione negativa del Settore pubblico e di chi vi opera. È un fatto che i tagli (lineari) dal 2010 hanno dimezzato gli investimenti formativi.

In questo quadro, l’esigenza – quasi una scommessa – diventa pensare a una formazione di qualità, incisiva, con risorse sempre più scarse. È possibile, insomma, “fare bene con poco” anche nella formazione?

La risposta è “si”, a condizione di essere decisamente “controcorrente”: proprio in questo momento storico, il Personale della PA e le sue competenze devono essere visti come una preziosa opportunità. E proprio di fronte alla scarsità di investimenti, è necessario che la formazione incida sui reali processi di lavoro. Questi due aspetti, assolutamente collegati, aprono quattro strade possibili.

La prima: pensare alla formazione come a un progetto di cambiamento. Non serve una formazione generica “per temi” (ormai molti contenuti sono reperibili gratuitamente in rete), ma interventi mirati che intercettino e sostengano i reali processi di cambiamento. Solo per fare alcuni esempi: il ruolo sempre più centrale della dirigenza, i meccanismi di valutazione e gestione del personale, l’impatto delle tecnologie nei processi di lavoro e nei sistemi di competenze, il cambiamento nei contenuti di alcuni ruoli (si pensi a chi “nasce” come erogatore diretto di servizi al Cittadino e, con la esternalizzazione di tali servizi, è diventato “controllore”, “gestore” di altri Soggetti erogatori), etc.

La seconda: far leva sulle competenze già presenti nelle Amministrazioni trasformandole in “bene comune”. Come? Facilitando, come già avviene in diversi casi, la circolazione dei saperi (per esempio puntando sullo sviluppo di docenti interni) e delle buone pratiche (ad esempio prevedendo delle testimonianze, “racconti” di progetti di successo, anche oltre i confini delle singole amministrazioni): le nuove tecnologie, molte delle quali open source (e quindi a costo zero), possono essere un valido supporto alla conservazione, condivisione e produzione di conoscenza.

La terza: utilizzare la formazione proprio a supporto di processi di miglioramento e innovazione che possono partire dall’interno dell’amministrazione, da chi conosce i nodi critici e le opportunità “nascosti” nei processi di lavoro e le possibili soluzioni, e può, se adeguatamente sostenuto con progetti mirati, metterle a confronto, svilupparle, contribuendo a produrre cambiamento organizzativo.

La quarta: usare la formazione per sostenere strategie di rete tra diverse Amministrazioni (che dividano anche i costi dell’investimento formativo), oggi chiamate a una ancor più decisa collaborazione. È qui centrale ad esempio la formazione di manager pubblici in grado di gestire in una logica di policy network, capaci, insieme ai politici, di produrre politiche pubbliche e progetti di innovazione che si radichino sul territorio e coinvolgano i diversi attori, Enti pubblici, Privato e Privato sociale, Cittadini.

Perché tutto ciò avvenga è necessario che la dirigenza pubblica “si occupi” di formazione, ne sostenga il peso strategico, entri nella progettazione formativa garantendone il collegamento con i processi di lavoro. In sostanza, si faccia agente promotore di una cultura della formazione più incisiva. Qualsiasi cambiamento deve partire da qui.

Elena Sarati

* Il tema è stato al centro del dibattito in una recente iniziativa milanese, dedicata all’innovazione della Pubblica Amministrazione (organizzata dalla rivista Dialoghi, www.dialoghi.org, e patrocinata dal Comune di Milano).

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