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NOI SIAMO MILANO: LA CITTÀ CAMBIA PELLE?

È sempre difficile commentare la situazione di una realtà complessa come Milano per trarne auspici positivi o negativi per il futuro. Sopratutto in una epoca di grandi incertezze e cambiamenti come quella in cui viviamo. Una cosa è certa, Milano negli ultimi anni per comune intendimento aveva, come si è da più parti detto, “perso la sua anima”. Io non so se si possa dire se le città hanno un’anima, non lo sappiamo neppure per le persone, figuriamoci le città. Ma certamente aveva perduto la sua pelle, in tre direzioni.

Orizzontalmente, perché i suoi confini fisici si sono dilatati nelle “terre sconfinate” del periurbano indistinto – dove peraltro sempre più si insedia la parte giovane e attiva della popolazione metropolitana. In senso verticale perché le PNR, le Popolazioni Non Residenti, di pendolari, city-users e metropolitan business-persons, che pure contribuiscono in modo determinante alla economia della città si aggiungono in modo variabile e pulsante alla popolazione dei residenti, a volte espropriandola fisicamente in certe ore della giornata e in certi settori del territorio occupati a discapito degli abitanti, e in modo virtuale perché sopratutto gli ultimi anni il realitysmo (come dice Ferraris) di una politica sempre più infingarda e ingannatrice aveva sostituito la rappresentanza politica del popolo, con la rappresentazione mediatica del populismo.

Un populismo lercio e accattone in cui ribaldi e meretrici si presentavano come modelli di una esistenza frivola e priva di senso, dominata dalla disperazione della miseria spirituale e della mancanza di prospettiva di una economia sempre più dominata dai pochi e impoverita per i molti, sopratutto giovani. Fortunatamente Milano è una città resistente, in molti sensi, e lo ha dimostrato con la capacità di reagire al degrado con innumerevoli atti di coraggio, speranza per il futuro e solidarietà vera, non quella degli affaristi nel tempio.

E così quando ArcipelagoMilano ha lanciato il concorso per saggiare la capacità di reimmaginare Milano, la risposta è stata forte e interessante. C’è chi ha colto le nuove spinte e il nuovo spirito solidaristico e ha cercato di tradurlo in buon linguaggio giornalistico e c’è invece chi ha cercato di immaginare una città migliore e ancora chi ha cercato di vederne le pieghe più strane e intriganti. È molto interessante che la Metropolitana (la Metro) sia una delle scene più rappresentate, questo testimonia di una Milano cosmopolitana in cui già si stratifica la memoria collettiva di uno strumento di trasporto che è però anche una scena di vita comune. Non è un caso che a Parigi il suono stesso delle stazioni del Metrò evochi, come in uno dei racconti del concorso, immagini immaginose. In un meraviglioso film di Cluzot Le salaire de la peur, (vit vendute) con Yves Montand, Chaerles Vanel e lo straordinario Folco Lulli, l’avventuriero Montand, insabbiato in una repubblica sudamericana ogni tanto tira fuori un biglietto del metro per ricordare l’odore della sua città.

Alla fine si è deciso di premiare un racconto sulle periferie di Milano, un altro oggetto molto sentito, non tanto per il contenuto, ma soprattutto per lo stile molto sintetico e poco retorico di ritrovato realismo (si oserebbe quasi dire) dell’autore. E forse il complimento più grande che possiamo fare ai partecipanti al concorso e anche ai lettori che numerosissimi ne hanno seguito la produzione, è proprio questo. Dopo anni di annunci e retoriche menzognere e finto – disinvolte, di leaders e leaderesse rifatti e rifatte come mummie abbronzate dagli UVA, questi racconti hanno ritrovato lo stile asciutto e pragmatico della Milano antiretorica che ha fatto grande questa città.

 

Guido Martinotti

 

 

PREMIO DELLA GIURIA: PRIMO PREMIO

 ALESSANDRO SARCINELLI

VIAGGIO NELLE PERIFERIE MILANESI: TRA APPARTAMENTI VUOTI, SPACCIO E AMIANTO

Per avere messo a nudo in stile asciutto, limpido ed efficace e con grande rigore documentario, la drammatica realtà delle periferie milanesi, tra degrado ambientale, emarginazione sociale e criminalità organizzata. Il suo è un articolo da cronista di razza, che non concede nulla alla retorica “buonista” e lascia parlare i fatti. Sarcinelli mostra di possedere un innato talento giornalistico e una rara capacità di sintesi, condensando in uno spazio limitato una notevole massa di informazioni e collegando tra loro fenomeni diversi e vari piani di osservazione e di indagine. L’augurio della giuria è che le cronache locali dei grandi quotidiani e degli altri media milanesi possano un giorno avvalersi di una professionalità come quella del premiato.

  

PREMIO DELLA GIURIA: MENZIONE

VIRGINIA DARA

VIAGGIO SUI MEZZI PUBBLICI NELL’ERA DI MR. IPOD

 Nel suo articolo descrive con occhio critico e disincantato l’impatto della rivoluzione digitale sui comportamenti dei milanesi, una “folla solitaria” armata di ipod e cellulari, incapace di comunicare col vicino o il turista in metrò.

 

 PREMIO DELLA GIURIA: MENZIONE

 DAVIDE LESSI

LA RIVOLUZIONE ORIENTALE: NELLE SCUOLE DI MILANO SI STUDIA IL CINESE

 Documenta con efficacia gli sforzi di alcune scuole milanesi per promuovere la conoscenza della lingua e della cultura cinesi. Il nuovo volto della metropoli multietnica.

  

PREMIO WEB

 ROBERTA MUSAZZI

VIVERE A MILANO PER STUDIARE

 

 

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