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PROGETTO STANZE 2012. IL TEATRO “FATTO” IN CASA

L’indirizzo può essere via Eustachi numero 10, terzo piano. O Corso San Gottardo 26, secondo piano. O qualsiasi altro indirizzo che rientri nella città di Milano. Non si sta andando a una cena, né a una festa. Non si conosce neppure il proprietario della casa nella quale si sta per entrare. Giunti all’ingresso, un cartello appeso alla porta recita: “Siete venuti qui per fare del teatro, ma ora dovete dirci: a che cosa serve?” (Bertold Brecht, Discorso agli attori-operai danesi sull’arte dell’osservazione).

Stanze 2012 è il progetto nato grazie all’inventiva di Alberica Archinto e Rossella Tansini, da tempo impiegate nel settore pubbliche relazioni dell’Accademia dei filodrammatici. L’idea, abbozzata durante l’estate 2011, è emersa dal desiderio di convincere un pubblico sempre più ampio e omogeneo rispetto ai soliti habitué, ad avvicinarsi al teatro. La realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione con la compagnia teatrale Alkaest di Milano e al sostegno della Fondazione Cariplo.

L’atmosfera domestica, i padroni di casa che danno il benvenuto e che, come le maschere, accompagnano gli spettatori in “sala”, la vicinanza fisica tra chi assiste e chi recita (ma chi recita? E chi è lì per assistere?), possono produrre forse un’iniziale sensazione di straniamento. Una volta assiepati, insieme all’esigua platea, su sedie casalinghe, divani e sgabelli, i telefoni cellulari rigorosamente spenti, si abbassano le luci e lo spettacolo ha inizio.

Diffondere il teatro in modo capillare attraverso il contatto diretto tra attore e spettatore, farlo in un ambiente inusuale rispetto alle normali sale teatrali e a un costo davvero accessibile a tutti (5 euro), è in sintesi l’idea alla base di Stanze 2012. I proprietari si improvvisano direttori di teatro, fornendo di volta in volta il necessario alla realizzazione della pièce, da un gambo di sedano a un cubo nero che funga da palcoscenico. Gli spettatori, che decidono di mettersi in “gioco”, diventano attori di una serata che sconfina in una duplice recita. Gli attori, a loro volta, possono incrociare gli sguardi di coloro che, normalmente, vedono solo in controluce.

Le realtà teatrali selezionate per questa prima rassegna sono cinque. Il pensiero è volato subito a François Kahn e a Federica Fracassi, maestri del teatro da camera. Per le altre compagnie, la proposta di recitare a stretto contatto con il pubblico, “ha rappresentato una sfida, colta però con grande entusiasmo”, racconta Rossella, “specie per Riccardo Caporossi o i Marcido Marcidorjs, abituati ad agire in spazi ampi e con imponenti scenografie”. “O per chi, come Lorenzo Loris, si è sempre mosso con un numero consistente di attori e allestimenti complessi”. È venuto loro naturale riadattare le proprie usuali proposte, trasformandole in anteprime, studi, letture, un antipasto di ciò che il pubblico potrebbe andare ad assistere, se interessato, nei teatri “veri”.

“Le prime case che hanno ospitato le recite erano di amici o conoscenti – prosegue Rossella – ma, in diverse occasioni, è capitato che gli ospiti della serata si facessero avanti per proporre la propria abitazione come location per lo spettacolo successivo”. E prosegue: “Abbiamo ricevuto anche diverse telefonate a riguardo, riscontrando un interesse inaspettato”. “La scelta della casa è sempre preceduta da un sopralluogo mio e di Alberica, per verificare la compatibilità tra gli ambienti e le esigenze, ogni volta diverse, delle rispettive compagnie”.

Chi decide di intervenire alla serata basta che alzi la cornetta del telefono per sapere quale sarà la sua destinazione. La prenotazione è condicio sine qua non per venire a conoscenza del fatidico indirizzo. Chi sarà il padrone di casa, chi gli altri ospiti? Un pizzico di mistero che alimenta una sana curiosità di scoperta, è un ulteriore elemento che può invogliare a partecipare.

Il termine dello spettacolo non sancisce la fine della serata. Le sedie fanno posto al tavolo, dove viene servito il buffet. La frugalità del momento conviviale accorcia ulteriormente la distanza dei ruoli attore/spettatore. Il piacere e la sorpresa di imbattersi nei responsabili degli spettacoli, comprenderne le idee, le intenzioni, instaurare un dialogo, di solito impossibile, è un primo passo oltre la soglia dell’artificio e ma anche verso i teatri “ufficiali”.

 

Laura Filios

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