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VIAGGIO NELLE PERIFERIE MILANESI: TRA APPARTAMENTI VUOTI, SPACCIO E AMIANTO

M.V. ha 56 anni, vive grazie a un respiratore per l’ossigeno e dorme in macchina da un mese. Secondo il Comune di Milano non ha un reddito sufficientemente basso per avere diritto a un alloggio in un quartiere popolare. In città gli appartamenti delle case popolari Aler sono 5.000. Riconoscerli non è difficile: una lastra di acciaio nero alta due metri fissata davanti alla porta impedisce l’entrata. Da Quarto Oggiaro a Gratosoglio passando per Calvairate, gli appartamenti lastrati sono in continuo aumento. La criminalità organizzata però non si fa intimorire da una lastra di acciaio e negli anni ha saputo creare un racket sugli appartamenti inutilizzati. I clan palermitani e napoletani hanno molti informatori all’interno dei condomini; quando scoprono un alloggio vuoto, prima che l’Aler lastri l’appartamento, forzano la porta e cambiano la serratura. Ci sono persone che pagano ai clan 3.000 euro solo per occupare abusivamente gli appartamenti. In alternativa gli alloggi vengono utilizzati dalle famiglie malavitose: tra queste mura si spaccia, si obbligano giovane ragazze a prostituirsi e si smontano pezzi di motorini e macchine rubate per rivenderli. A febbraio la polizia locale, nel quartiere Niguarda – Cà Granda, ha sgomberato otto appartamenti controllati dalla malavita. Tuttavia il problema rimane, così come l’omertà: sono pochi gli abitanti che trovano il coraggio di denunciare. Molti altri problemi si sovrappongono alla criminalità organizzata nelle periferie milanesi. Nelle cantine fino a trenta anni fa si faceva il vino e ci lavoravano piccoli artigiani; ora macerie, vecchie biciclette, tavoli e materassi rotti accumulatisi nei decenni hanno ridotto a discariche questi spazi comuni. La situazione è peggiorata col tempo, fino a quando, nell’ottobre del 2008, in via degli Etruschi il comitato inquilini cominciò a sospettare la presenza di amianto nelle tubazioni del riscaldamento e lo segnalò all’Aler. Passarono 102 giorni prima che l’Aler controllasse l’effettivo stato delle tubature e confermasse i sospetti degli abitanti: tutti i 23 civici del quartiere avevano le tubazioni delle cantine ricoperte da fibre di amianto. L’Aler si limitò ad attaccare sulle tubature del quartiere un adesivo con scritto “ATTENZIONE CONTIENE AMIANTO”. Dopo tre anni, anche se piuttosto impolverati, gli adesivi sono ancora attaccati. I dirigenti Aler non si sono fatti più vedere. Nei solai, invece, la gente non entra più da anni perché macerie e rifiuti ne ostruiscono il passaggio e sono stati colonizzati da una sovrappopolazione di piccioni per cui sono stati segnalati casi di pericolose punture di zecche di piccioni. Oltre agli spazi comuni, anche gli appartamenti non si possono definire confortevoli: le misure variano da 20 a 45 metri quadri, le cucine sono minuscole (80x160cm) e molti hanno i servizi nella camera da letto. Spesso il riscaldamento non funziona per cui lo scorso inverno tutto il quartiere Salomone ha vissuto a 9 gradi per più due settimane. Chi può si arrangia con le stufette elettriche, gli altri lasciano il portellone del forno acceso aperto. Le condizioni materiali dei quartieri non favoriscono una vita dignitosa. Le statistiche descrivono una popolazione che ha parecchie difficoltà a inserirsi negli ingranaggi della città: il tasso di analfabetismo è triplo rispetto alla media milanese, mentre quello di disoccupazione si attesta al 10% contro il 4,4% cittadino. Ma se vivere nelle periferie è complicato, crescervi è massacrante. Tutti i giorni, al carcere giovanile Beccaria arrivano otto – nove adolescenti da Quarto Oggiaro. Sono i ragazzi che seduti sui booster fanno da pali agli spacciatori e che rubano per mantenere le famiglie. Anche in questo contesto tutti sanno, compresa la polizia, ma nulla cambia. “A Quarto i giovani sono massacrati dal nulla. Milano sogna i miliardi dell’Expo e intanto lascia che suoi ragazzi finiscano in galera per comprare la pasta e il pane alle loro famiglie“, commenta Don Gino Rigoldi; al momento ospita in casa sua cinque ragazzi di Quarto Oggiaro. Insieme alle famiglie in difficoltà e agli anziani, anche malati psichici sono confinati nelle periferie-ghetto milanesi. Si tratta spesso di persone sole, disoccupate, con problemi di alcool e di droga. Il loro stato di abbandono totale determina comportamenti aggressivi nei confronti di se stessi e dei vicini di casa. Giuliano B. abitava nel quartiere Calvairate, si metteva a urlare in piena notte, i vicini lo temevano. Il pavimento della sua casa era interamente ricoperto dai rifiuti, tanto che dalla sua porta uscivano scarafaggi che entravano nelle case altrui. Nel settembre 2006 l’hanno trovato morto da una settimana steso in mezzo ai rifiuti. Oggi molte persone continuano a vivere in condizioni simili.

Sono trenta anni che chiediamo cambiamenti” afferma Franca Caffa, Presidente del comitato inquilini Molise. Ma per ora nulla sembra cambiare.

 

Alessandro Sarcinelli

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