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CENSIMENTO CENSORI E CENSITI: FASE 2

La signora Gutierrez Mendoza (nome di fantasia per una vicenda seriale) si accomoda presso la postazione del Rilevatore e mostra con la compunta sicurezza di chi finalmente è in regola la carta d’identità e il permesso di soggiorno. Dal racconto della sua vita i figli e i nipoti escono a spizzichi, come per chiedere scusa di essere arrivati in gruppo, ma con la determinazione di chi deve assolutamente cogliere un’opportunità. È qui per il Censimento, come chi stava in fila con lei, il Nord e il Sud del mondo, presenti in questo ufficio nella stessa proporzione numerica della popolazione planetaria, perché insieme a lei ci sono soprattutto i milanesi del resto d’Europa, delle Americhe, dell’Asia e dell’Africa.

Uomini e donne che hanno scelto Milano o a cui questa città è capitata in sorte e nei loro viaggi valeva quanto le altre. La signora Gutierrez si è messa in fila con i suoi connazionali peruviani, con Mohamed Mohamed, egiziano, e con un ragazzo che ha un nome lungo quanto la distanza tra l’Italia e il suo paese, lo Sri Lanka. Le date del loro arrivo in Italia riportano alla memoria eventi che hanno riempito le prime pagine dei giornali, come lo tsunami dell’oceano indiano, la fine del comunismo, il crollo dei regimi arabi e in più i terremoti, le alluvioni, le carestie o le guerre che hanno allontanato tante persone dalle loro case.

L’appuntamento è in via Marsala nell’edificio occupato fino al 2011 dalla Manzoni, un noto liceo linguistico comunale, da sempre chiamato al femminile, per distinguerlo dall’altrettanto celebre liceo classico Manzoni. L’inglese, il tedesco e il francese, studiati per un secolo dentro queste aule, fanno ora spazio a lingue esotiche e sconosciute ai più e a un italiano parlato con le incertezze di chi arriva da lontano. Ad ascoltare questi nuovi milanesi ci sono Rilevatori e computer. Ai primi si parla, per iniziare, di schede smarrite in casa o mai arrivate, di cambi d’indirizzo sconosciuti all’anagrafe o si dichiara l’incapacità a destreggiarsi fra le domande del questionario. I computer collaborano, sfoggiando una memoria che contiene le famiglie milanesi, gli indirizzi, i codici fiscali e i numeri delle schede volatilizzate.  

Per i questionari mai arrivati a destinazione si incolpano nell’ordine le Poste, il portinaio, il vicino di casa, raramente il proprio o il disordine di un famigliare. Chi non ha la scheda si presenta con la preoccupazione dell’escluso e con il timore di una multa. Anche gli italiani che arrivano fin qui rivelano una preoccupazione. Alcuni portano la scheda di persona perché non si fidano di consegnare alle Poste il racconto della loro vita; altri, presi dall’ansia della precisione, arrivano per un consiglio sulle caselle da biffare e sulla definizione corretta della professione o del titolo di studio.

In via Marsala si notano le assenze sorprendenti delle ucraine che badano agli anziani e dei ragazzi africani che vediamo in giro a vendere libri o false borse griffate. Per loro, che non possono esibire un permesso di soggiorno né una carta d’identità intestata COMUNE DI MILANO, arrivare qui è come svelarsi clandestini e per questo le schede, che alla voce “nazionalità” riportano scritto “ucraina”, “nigeriana” o “senegalese”, saranno documenti da collezionisti.

Nelle settimane scorse il Comune ha inviato lettere di sollecito alle famiglie milanesi che mancano all’appello. La sveglia è suonata per tutti e l’affluenza in via Marsala ha raggiunto un livello critico. Sono intervenuti i Vigili, il tempo d’attesa per essere ascoltati si è dilatato e i rilevatori e i funzionari del Comune non hanno avuto tregua. Tra i richiamati dal Censimento mancavano solo Giuseppe e Maria.

 

Giovanni Silvera

 

I “Rilevatori” del Censimento ricevono in via Marsala i milanesi che non hanno ancora compilato e spedito le schede

 

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