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PISAPIA E IL PRESIDENZIALISMO ALLA MILANESE

L’assessore alla cultura con uno stringato comunicato aziendalista in cui ci informa che il momento è delicato, dà le dimissioni; il sindaco aveva fatto sapere che viceversa avrebbe usato i poteri di revoca attribuitigli dallo statuto. Con perfidia d’antan, il suo collega d’Alfonso dice che non c’è nessun problema politico (e nemmeno personale ma di capacità di lavoro); come sostiene anche il vicesindaco: “c’è un dispiacere umano”, come sostiene anche il capogruppo del suo partito Rozza, il segretario Cornelli (che Boeri voleva rottamare), il segretario cittadino che con fiero cipiglio afferma “Noi stiamo con Pisapia senza se e senza ma”, il Corriere della Sera che presenta la vicenda come scazzi di una borghesia annoiata tra Buddenbrook e Celentano, la Repubblica, etc.

A dare ragione all’archistar solo Marina Terragni in rappresentanza degli amici stretti (scemati di numero in giornata). Solidali Penati e Salvini, come a dire non c’è limite alla jella. Gli unici che parlano di problema politico sono le opposizioni, ça va sans dire. In pratica si accredita l’idea che Boeri sia un narcisista rompicoglioni, un po’ fanigottoso, esperto in autogol che non ha seguito. Se non lo cacciano dalla giunta è solo per magnanimità, deve stare zitto confermare che mai ci fu ne mai ci sarà un problema politico e ha un po’ il ruolo di Vercingetorige (tenuto prigioniero per essere trascinato dietro il carro del vincitore e più tardi giustiziato).

Difficile convenire.

Se il capodelegazione del partito più votato a Milano; recordman di preferenze (ma ahilui dimissionario dal consiglio comunale); aspirante sindaco accolto come salvatore del Pd; sconfitto con onore da un avversario con maggioranza relativa; aspirante rottamatore della nomenclatura Pd milanese; aspirante parlamentare; aspirante demiurgo dell’Expo, viene messo alla porta come un petulante pierino, in meno di 24 ore, un significato politico forte c’è.

Ed è questo:

1) I partiti cittadini che sostengono la maggioranza sono politicamente irrilevanti. Possono correggere o sottolineare qualche aspetto minore del programma ma le ragioni del sostegno alla giunta fanno premio su tutto. Del resto il sindaco un partito manco ce l’ha. Oggi tocca al Pd, ieri era toccato all’Idv domani…. Quindi si dedichino alla ginnastica congressuale interna.

2) Gli assessori sono esecutori di parti del programma. Hanno una forte visibilità personale foriera (forse) di futuri successi ma politicamente sono come i partiti: irrilevanti; al massimo devono mantenere in efficienza la macchina del consenso. I consiglieri comunali semplicemente non esistono.

3) I leader nazionali, memori della grezza di Vendola il giorno della vittoria, si guardano bene dal mettere voce nelle vicende locali, timorosi di non essere ascoltati, anch’essi quindi irrilevanti.

4) Il programma è secondario, le priorità ormai ben’altre, quindi è anch’esso abbastanza irrilevante. La soddisfazione di aver incrinato il sistema berlusconiano, la crisi economica fanno premio su qualsiasi “dimenticanza” o ritardo della giunta

5) I rottamatori e/o rifondatori dei partiti devono stare ben lontani dalla politica cittadina, pena l’essere considerati sabotatori “delle magnifiche sorti e progressive…”, molto più semplice criticare Roma che Palazzo Marino.

6) Le primarie lasciano ferite difficili da guarire. Chi le perde può solo fare il portatore d’acqua o l’oppositore, nessun comprimariato è possibile, come del resto succede in tutto il mondo. Le preferenze non sono più un metro per misurare l’importanza politica.

7) Pisapia, Renzi e de Magistris, mentre al governo ci sono i tecnici, rivelano impietosamente il declino del Pd e più in generale dei partiti e ne assumono le competenze.

8) Il sindaco riassume in sé leadership elettorale, politica e personale. Se non commette errori clamorosi è padrone assoluto della politica cittadina di maggioranza, almeno fino all’avvicinarsi della presentazione delle liste. Lui si non è irrilevante, se poi saggiamente non si occupa di vicende nazionali, giganteggia.

Insomma il centro sinistra non solo ha scoperto ma è entrato appieno nel presidenzialismo. Anche volendo sarà difficile uscirne.

 

Walter Marossi

 

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