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GIARDINI CONDIVISI E ORTI URBANI: LA TERRA AI MILANESI

Se è vero, come cantava Giorgio Gaber, che “la libertà è partecipazione”, Milano in questo periodo, in barba alla crisi politica ed economica che sta strangolando l’Italia e l’Europa, appare come un fulgido esempio di città libera. I comitati cittadini, quegli stessi che hanno decretato il successo del sindaco Pisapia, sono più attivi che mai e organizzano incontri e dibattiti; le associazioni promuovono progetti e idee; i singoli scrivono ai giornali e alle istituzioni, commentano le scelte dell’amministrazione, propongono alternative, chiedono di decidere e di essere consultati; le sedute dei Consigli di Zona sono spesso affollate di gente desiderosa di ascoltare e di intervenire; gli Assessori sono sommersi di proposte. I milanesi, insomma, vogliono contribuire attivamente al rinnovamento della loro città e per farlo sono disposti a profondere sforzi e impegno.

In linea con questa tendenza, vi sono le numerose associazioni che si curano di verde, di orticultura urbana, di botanica, di floricultura. Sono associazioni molto attive (a volte, ma non sempre, sostenute dall’amministrazione, comunque determinate a non lasciarsi scoraggiare dalla mancanza di fondi o di riconoscimenti pubblici), che da anni lavorano con le scuole, con gli ospedali, con le onlus che si occupano di disagio psichico o sociale: lavorare la terra, raccoglierne i frutti, coltivare fiori e ortaggi, sono attività terapeutiche, oltre che educative.

Gli orti urbani, i giardini condivisi, i laboratori temporanei nelle aree verdi pubbliche sono già una realtà in città; la richiesta di giardini comuni (collettivi, partecipati, adottati: come li si voglia chiamare, il contenuto non cambia) che si fa di giorno in giorno più forte, è il segno di una reale esigenza dei milanesi di occuparsi personalmente del “loro” verde. Inoltre, tale richiesta si rivolge spesso a quelle aree poco utilizzate, degradate o che, per una ragione o per l’altra, sono al momento inagibili.

Gli oltre trecento bambini che, accompagnati dai loro genitori, pochi giorni fa hanno partecipato a un’iniziativa di floricultura urbana in un piccolo e nascosto giardino del centro storico, hanno dato prova di quanto sia forte e sentito il desiderio di molti di prendersi direttamente cura del verde. In città vi sono quindi molti segnali che non devono essere sottovalutati: un comune virtuoso deve far tesoro di queste opportunità, che non solo promuovono concetti fondamentali come quello della cultura del verde e della sua valorizzazione, ma consentono alla stessa amministrazione comunale di affidare ad altri la cura di alcuni suoi spazi, risparmiando risorse che potranno essere destinate ad altri scopi.

A fronte di queste considerazioni, é auspicabile che questo fenomeno spontaneo venga al più presto codificato e regolamentato. L’Amministrazione deve impegnarsi a sostenere un progetto che metta in rete tutti soggetti che abbiano in comune attività di cura, di mantenimento di valorizzazione del verde pubblico; deve dotarsi di uno statuto che indichi norme, diritti, doveri a fronte di progetti preventivamente approvati; deve infine istituire un’entità che si faccia carico del controllo e della messa in pratica dei progetti che le saranno via via presentati. I Consigli di Zona potranno fare da tramite tra le associazioni, i comitati di cittadini, quelli di quartiere e il Comune, procedere a una mappatura delle aree che possono essere affidate in cura, segnalarle alle associazioni, tenere sotto controllo il procedere dei lavori.

Se il Comune darà avvio a un progetto del genere, lo farà facendo tesoro dell’esperienza di chi già lo ha messo in atto con successo. E’ il caso della Francia (ma lo stesso vale per la Gran Bretagna, la Germania, e per molti altri paesi europei) dove il sistema dei Jardins Partagés si è affermato da tempo e riscuote unanimi consensi e grande partecipazione tra i cittadini.

Lo statuto di cui il Comune di Parigi si è dotato è semplice e potrà essere facilmente adottato anche da noi: il Comune ha là creato e mantiene una rete, la Main Verte, a cui fanno riferimento coloro che vogliono prendersi cura di uno spazio pubblico verde. Dopo avere verificato che il progetto presentato dai richiedenti sia compatibile con i criteri adottati, viene firmata una convenzione tra Comune e associazione/scuola/comitato di cittadini, per la quale il primo si impegna a fornire il luogo prescelto di una recinzione e di un punto d’erogazione dell’acqua, i secondi a rispettare alcune regole per un tempo prestabilito, fissato di volta in volta (apertura al pubblico, impegno per un certo periodo alla cura del verde, con l’eccezione dei lavori di potatura e di abbattimento di alberi, disponibilità a concedere lo spazio per conferenze, manifestazioni, corsi di giardinaggio, ecc.).

Le aree, che potranno essere diverse tra loro per dimensione e per collocazione (aiuole, piccoli parchi interclusi tra le case, aree dismesse, zone all’interno di grandi giardini, centrali, periferiche), diverranno oggetto di progetti differenti: semplici aree verdi, orti urbani, luoghi dove apprendere buone pratiche di rispetto per l’ambiente, dove mettere in valore l’esperienza degli anziani, promuovere l’educazione dei bambini o il recupero di categorie deboli.

Il Comune di Milano potrà dunque ispirarsi con grande vantaggio al modello parigino, che appare non solo in sintonia con lo spirito di partecipazione che contraddistingue la nuova amministrazione, ma anche in linea con i temi dell’Expo: gli orti urbani, l’alimentazione naturale, i prodotti a Km 0.

 

Elena Grandi

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