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DIALOGO SULLA DARSENA E SUI NAVIGLI FRA UN URBANISTA (B) E UN ARCHITETTO (A)

(A)– Il problema della Darsena e il suo attuale stato di abbandono sta scandalizzando tutta la Milano che ragiona.

(B)– Purtroppo esiste anche una Milano che non ragiona.

A– Ed è quella che non vuole restituire alla Darsena la sua funzione naturale e storica: essere un bacino di acqua usato per navigare e per essere percorsi da imbarcazioni.

B– E non, come ripetutamente proposto, un parcheggio scavato sott’acqua; oppure una piattaforma galleggiante occupata da locali di diverti-mento; oppure un basamento sormontato da una gigantesca ruota panoramica; e infine, proposta arrivata per ultima ma non ultima per pericolosità, una boscaglia spontanea cresciuta in questi ultimi anni di permanenza all’asciutto.

A– Come bacino d’acqua navigabile la Darsena oggi avrebbe ancora una funzione? Sono finiti i tempi del trasporto di sabbia su barconi tirati da cavalli; e provenienti dal lontano fiume Ticino, allora usato come cava di inerti (sabbia e ghiaia) per impastare la malta nei cantieri edili sparsi in città.

B – I barconi arrivavano alla Darsena e venivano scaricati da potenti gru che riversavano la sabbia in grossi contenitori allineati lungo la sponda interna, rivolta verso il centro città. I contenitori, di forma tronco-conica rovesciata, ricordavano uno dei tanti paesaggi periferici dipinti dal pittore Sironi; e rappresentavano una veduta particolare nel panorama della città.

A – I contenitori, sollevati da terra e appoggiati su trampoli, permettevano agli autocarri (un tempo ai carri con cavalli) di infilarvisi sotto e di ricevere un quantitativo dosato di sabbia; questa, attraverso una saracinesca apribile, collocata sul fondo del contenitore stesso, veniva scaricata e poi trasportata nei luoghi di lavoro.

B – Come vedi, un sistema di trasporto efficiente, razionale, intelligente. Dalle rive sabbiose del Ticino alle case in costruzione a Milano.

A – Già, ma adesso la sabbia ai cantieri non arriva su barconi ma trasportata da pesanti automezzi; il sistema di trasporti per via acqua perde ogni utilità.

B – Non è vero; non perde utilità, cambia solo di destinazione e di uso. Invece di essere un trasporto di merci, di materiali, di oggetti, diventa un trasporto di persone.

A – Di persone?

B – Certo, di persone. I Navigli possono diventare canali di un nuovo tipo di navigazione riservata a imbarcazioni prevalentemente turistiche. Sia lungo il Naviglio Grande che lungo il Naviglio di Pavia, vi sono monumenti storici degni di essere conosciuti e visitati. Lungo il Naviglio Grande si possono costeggiare paesi di aspetto ancora tradizionale; cascine antiche; ville patrizie. Sono tutte mete ancora oggi spesso poco conosciute, sono testimonianze architettoniche di grande interesse. Lungo il Naviglio di Pavia si può aprire un tragitto da Milano alla Certosa, e arrivare a questo monumento, noto in tutto il mondo, usando un mezzo meno prosaico dalla banale automobile. Non dimentichiamo che intorno ai due Navigli si estende l’affascinante paesaggio lombardo: l’orizzonte aperto, ampio, luminoso della “bassa padana”, cioè della larga pianura attraversata dal fiume Po; anche questa pianura rappresenta una notevole attrattiva turistica.

A – Una attrattiva accresciuta e completata dalla presenza dei due grandi parchi naturali: quello del Ticino e quello del fiume Adda. Arrivare a questi due Parchi navigando lungo i canali rispettivamente del Naviglio Grande, che si collega con il Ticino, e della Martesana, che si collega con l’Adda, sarebbe di sicuro più gradevole di quanto non sia adesso, costretti ad affrontare lunghe code in auto e perdere tempo in affannose ricerche di posteggi lungo le rive sia dell’uno che dell’altro fiume.

B – L’attrattiva paesaggistico-ricreativa si aggiunge a quella storico-monumentale e potrebbe conferire ai due Navigli un interesse di risonanza internazionale.

A – Basterebbe organizzare un servizio attentamente programmato, sia per generici visitatori, sia per studiosi appassionati di arte, sia per turisti nazionali e stranieri; sia per amanti della natura e delle bellezze del paesaggio; e si potrebbe ridare vita tanto alla Darsena quanto ai Navigli.

B – Esiste per entrambi un futuro altrettanto vivace quanto è stato il loro passato: una prospettiva di utilizzo altrettanto interessante, attraente, e utile quanto quella di una volta. Vi sono anche proposte, da me tuttavia giudicate utopistiche, che prevedono un uso dei Navigli anche per spostamenti non di turisti ma di lavoratori.

A – Di lavoratori? In che senso.

B – Nel senso che le vie sull’acqua possono, se non proprio sostituire, almeno affiancarsi alle vie su terra o su ferro, ossia alle strade e alle ferrovie.

A – E come? Non capisco.

B – Un servizio di battelli per passeggeri può funzionare non solo a scopo turistico, ma anche per motivi di lavoro; può trasportare pendolari che abitano fuori Milano ma che lavorano a Milano; può fare concorrenza al treno; e rappresentare una piacevole alternativa per quanti non amano spostarsi quotidianamente in auto.

A – Ma tu, come hai confessato, questa opportunità la consideri irrealizzabile.

B – Io sì, irrealizzabile; ma vi sono alcuni utopisti che la sostengono con convinzione; non voglio essere io a disilluderli; so quanto sia importante, anche nei progetti urbanistici, avere la capacità di fare sogni.

A – Abbiamo parlato dei due Navigli che corrono a sud di Milano; sono curioso di sentirti raccontare del Naviglio che arriva alla città da nord-est: il Naviglio della Martesana, alimentato dalle acque del fiume Adda.

B – Il Naviglio della Martesana può avere gli stessi usi già elencati parlando degli altri due Navigli. Un uso turistico, per visitare ville patrizie, giacché ve ne sono lungo la Martesana di altrettanto monumentali quanto quelle lungo il Naviglio Grande. E un uso di lavoro, per collegare con la città madre i centri minori situati a est di Milano.

A – Sarebbe un collegamento forse superfluo, dal momento che una ferrovia metropolitana corre già parallela al canale, e quindi offre ai pendolari la facoltà di sottrarsi alla schiavitù dell’automobile.

B – Una schiavitù, tuttavia, a cui gli italiani sottostanno volentieri.

A – Volentieri solo fino al giorno in cui i mezzi pubblici saranno in grado di funzionare meglio di adesso; e saranno paragonabili a quelli delle altre metropoli europee. Oggi, a causa di una scarsa estensione della rete, di una bassa frequenza delle corse, di un limitato orario dei servizi, i trasporti urbani, sia interni alla città che esterni, non sono adeguati alle esigenze di chi lavora in città e abita fuori. I due sistemi di Navigli che alimentano Milano potrebbero contribuire, in modo considerevole, ad alleggerire gli spostamenti quotidiani che avvengono tra città e dintorni.

B – Il Naviglio della Martesana, costruito in tempi successivi, cioè alla fine del quattrocento, fa parte del secondo sistema navigabile della nostra città.

A – Secondo sistema? Perché ve ne sono due?

B – Certo, due. Quello che abbiamo visto svilupparsi a Sud di Milano, formato dal Naviglio Grande e dal Naviglio di Pavia, entrambi collegati con la Darsena; e quello che si sviluppa a Nord-Est di Milano, formato da Naviglio della Martesana, confluente nella antica Cerchia dei Navigli, che si sviluppa intorno alle mura medioevali della città.

A – Ormai di questa Cerchia dei Navigli, coperti di asfalto quasi un secolo fa, sono scomparse interamente sia le sponde sia le acque.

B – E’ stata una scelta rovinosa per il volto della antica città. Si è sacrificata, in nome della viabilità carraia, una rete idrica di eccezionale estensione e di incalcolabile valore storico. Tuttavia per capire le ragioni della scelta, occorre rendersi conto che il traffico su strada imponeva le sue esigenze; e richiedeva un aumento di strade carrabili e di percorsi destinate ad automezzi pesanti.

A – Una richiesta, a pensarci bene, diventata oggi del tutto anacronistica. Allora si credeva necessario facilitare il traffico automobilistico nel centro della città; oggi si sa che è necessario allontanarlo e – dove possibile – impedirlo. Si sono rovesciate le esigenze. Se si avesse avuto la saggezza di prevedere gli inconvenienti che l’aumento di traffico avrebbe comportato, oggi avremmo ancora nel centro di Milano la pittoresca e vivace presenza dei Navigli.

B – Da queste premesse partono coloro che desiderano riaprire la vecchia Cerchia dei Navigli, interamente coperta negli anni 1928-1930. E’ un desiderio avventato e utopistico, frutto di un sogno ingenuo, non di una obiettiva valutazione delle reali difficoltà.

A – Io lo considero un sogno coraggioso, non ingenuo; appassionato, non avventato; realizzabile, non utopistico.

B – Dissento energicamente. Tuttavia sono disposto più avanti a riprendere l’argomento. Ora vorrei invece parlarti del delicatissimo regime delle acque che regola il funzionamento dei Navigli.

A – Un regime di cui pochi sono a conoscenza; e di cui, anch’io, sarei curioso di avere più notizie.

B – Te le darò nel nostro prossimo incontro. Per oggi abbiamo già discusso ed esaminato molti problemi. E’ ora di fare una pausa.

 

(continua)

Jacopo Gardella

 

Jacopo Gardella ringrazia il Professore Gianni Beltrame per le dettagliate notizie storiche cortesemente fornite durante la stesura di questo articolo.

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