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MILANO. L’AREA “C” E LA TRATTATIVA

La verità? Non abbiamo trattato con nessuno. Ci siamo sciroppati 77 delegazioni, decine di ore di incontri, una marea di dichiarazioni di principio (ancora qualche “mettete le mani nel-le tasche etc”, che se lo risento metto le mani addosso a qualcuno…), un discreto numero di sciocchezze e di proposte tipo il famoso “ab-battiamo il Turchino per eliminare la nebbia in Val Padana” ma abbiamo ascoltato tutti e sentito le esigenze di tutti o quasi. E abbiamo imparato, siamo entrati nei dettagli delle esi-genze anche minime di tutti, abbiamo scoper-to un bel numero di situazioni impreviste e di richieste fondate, riuscendo in questo modo a formulare una proposta meno imperfetta di quella iniziale.

Soprattutto fin quasi all’ultimo siamo riusciti a discutere con tutti quelli che vivono in questa città, lavoratori e casalinghe, commercianti e artigiani, consumatori e animalisti, di una proposta – la “Congestion Charge” – dei suoi effetti previsti e prevedibili, confrontando opinioni senza sventolare libretti verdi o liste di firme “contro a prescindere”, nella consapevolezza generale che nessuno aveva in tasca la soluzione e che è interesse di tutti rendere meno accidentato il pezzo di strada che la vita ci farà fare assieme.

Grazie a questo approccio siamo (quasi) riusciti ad archiviare Ecopass e i suoi fallimenti (pensare che l’inquinamento fosse abbassato da un intervento sul 2% scarso dell’area urbanizzata era una sciocchezza palese, anche se la si è riconosciuta come tale da poco) passando all’ “Area C”, e a un obiettivo di riduzione traffico in una zona ben precisa, basata su una valorizzazione monetaria del suolo pubblico diventato bene scarso.

Abbiamo poi potuto chiarire bene che “Area C” riguarda la ZTL 1 perché ci sono le telecamere e si è potuto intervenire subito, ma è solo il primo di una serie di interventi che riguarderanno l’intera città e, auspichiamo, l’intera area metropolitana.

Abbiamo avviato progetti riguardanti la gestione dei cantieri, la logistica di merci e servizi, l’impatto delle infrastrutture delle “utilities” in una zona che vede una concentrazione di attività commerciali, di servizio e prodotti (più di 11 mila, su un totale di poco meno di 25 mila dell’intero territorio comunale) che ha pochi eguali in Europa e che sta attraversando un momento di particolare e grave crisi.

Abbiamo definito, di fatto, una vera sperimentazione che potrà essere condotta con la partecipazione e il controllo di tutti, con il Comune nella funzione di regia e controllo di un processo che è destinato a incidere profondamente nelle abitudini e nello stile di vita dei milanesi.

Questa fase di analisi e confronto, durata oltre due mesi, si è svolta in un clima incomparabilmente più tranquillo rispetto a quello relativo a vicende analoghe: i fondamentalisti del ritorno alla vita agricola così come quelli delle quattro ruote come diritto naturale sembravano essere in vacanza o distratti, il centrodestra riusciva a ritrovare su questo tema l’unità di “bercio” ma, per mancanza di sponde intellettuali e materiali, ha tentato per ben tre volte di avviare raccolte di firme per attizzare una inesistente rivolta, tutte miseramente naufragate.

Ma “in cauda venenum”, dicevano gli antichi e negli ultimissimi giorni prima del varo del provvedimento, d’improvviso l’assessore alla mobilità Maran diventa “Talemaran” mentre chi scrive viene definito da alcuni come l’alfiere del “cedimento” verso i grassi commercianti. Come d’incanto hanno preso a suonare le trombe di chi pensa che si debba “punire” i responsabili del disastro avendoli individuati da tempo mentre le campane degli “ci impediscono di lavorare” hanno risposto subito a distesa, riproponendo l’eterno scenario da baruffe chiozzotte sul tema degli “sconti” e delle “esenzioni”.

A nulla è valso far notare che si stava parlando di un dettaglio che vale al massimo il 5-7% del traffico di zona (apriti cielo, ci sono i princìpi e, come si sa, su questi non si transige…) e che a Londra oppure a Stoccolma si è discusso e ancora oggi si discute del fatto se sia giusto ed efficace o meno far pagare il ticket, non delle sue eccezioni o esenzioni). In fretta, troppo in fretta, ci si è disinteressati del cambiamento e dell’obiettivo ambiziosissimo fissato per perdersi dietro alla ricerca di improbabili “tradimenti” dello spirito del referendum in un senso o nell’altro.

Per fortuna di tutti Milano ha un Sindaco dotato di grande equilibrio che con una apparente mediazione tra due marginali posizioni contrapposte ha riportato l’iniziativa in carreggiata, spiegando che sperimentazione va intesa in senso letterale, che il lavoro è appena iniziato e che le verifiche saranno effettuate con il pragmatismo che ormai contraddistingue la sua amministrazione.

Anime belle della sinistra e ultime raffiche del ventennio berlusconiano si rassegnino, a Milano il riformismo vero è tornato e si amministra la città nell’interesse di tutti, non per quello dei principi o dei princìpi.

 

Franco D’Alfonso

 

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