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PISAPIA: MUNICIPALITA’ E CITTA’ METROPOLITANA SENZA SCONTI

Il nostro ineffabile sindaco uscente, sentendosi con l’acqua alla gola, ha dato il peggio di sé nella sua campagna elettorale: invece di parlare di programmi, consapevole che su quanto fatto avrebbe avuto ben pochi argomenti, ha deciso di dedicarsi all’attacco sistematico dell’avversario e dei suoi progetti per Milano. Al contrario Giuliano Pisapia ha continuato, imperterrito e instancabile, a promuovere il suo programma: che è ricco, articolato, condivisibile da chiunque non sia accecato dalla propaganda di un avversario debole che, in cinque anni di governo, non ha saputo convincere l’elettorato, né aumentare il suo consenso.

Questa breve premessa per dire che, tra i tanti argomenti non affrontati nell’ultimo mese, Letizia Moratti ben si è guardata dall’entrare nel merito di un tema di cruciale importanza; un tema che, al contrario, Pisapia e i suoi hanno fatto loro sin dal primo giorno con meticolosa e puntuale competenza: quello del decentramento. In una metropoli come Milano il decentramento è materia di sostanziale importanza: e non averne tenuto conto, anzi averlo progressivamente depauperato di deleghe e poteri, è stato uno dei più macroscopici errori non solo del sindaco uscente, ma anche di chi l’ha preceduto.

Solo con l’attuazione del decentramento si può pensare infatti di governare una grande città dalla quale entrano ed escono ogni giorno centinaia di migliaia di persone e nella quale le realtà di quartiere sono profondamente diverse tra loro. Né più e né meno di come sono differenti le realtà dei diversi comuni della cintura milanese che con il Comune di Milano dovranno entrare in sinergia.

Le zone (o circoscrizioni, o municipi, come dovrebbero chiamarsi, e come si chiameranno) non dovrebbero essere l’inutile orpello di una macchina amministrativa lenta e mal funzionante, né parcheggi per politici esclusi da posizioni di rilievo e frustrati, né luoghi in cui impiegare funzionari e dipendenti comunali in eccedenza, né organi consultivi dei cui pareri l’amministrazione centrale possa farsi un baffo. Purtroppo in questa sorta di inutili baracconi le hanno trasformate i governi del centrodestra, nella loro ingorda rincorsa alla centralizzazione dei poteri. Hanno avuto ragione quindi quei cittadini che si sono spesso lamentati per l’inefficienza di organi di governo amministrativo che apparivano solo come un freno all’azione dell’amministrazione centrale e un costo per le già magre casse della città.

Le zone, invece, dovrebbero essere (e saranno) il primo organo di governo del territorio, il luogo della democrazia partecipata, le istituzioni in grado di avere il polso della situazione dei quartieri e delle loro problematiche, il punto di raccolta di richieste, di servizi, di studi per migliorare la vita dei cittadini, gli sportelli dove anche le pratiche anagrafiche possano essere espletate con efficiente velocità, le sedi in cui promuovere la cultura, il sostegno alle minoranze deboli, ai giovani, alle famiglie, all’infanzia, alla scuola, al commercio.

L’attuazione del decentramento (inutile e prematuro parlare qui di città metropolitana, un traguardo necessario, fattibile e fortemente caldeggiato da Giuliano Pisapia, che richiederà qualche anno di lavoro), va intesa come l’applicazione di regole e di competenze che sono già scritte nell’attuale regolamento (erano attive prima del 1990, ma da allora sono progressivamente passate sotto la gestione diretta centrale); a essa si aggiungeranno le modifiche previste dal programma di Pisapia, che assegnerà loro il ruolo di primo strumento atto a risolvere i grandi temi che attengono al governo della città: traffico, viabilità, mantenimento delle strade e del verde, manutenzione delle scuole e degli edifici pubblici, spazi per la cultura e per l’integrazione, diritto alla casa e a una scuola migliore e aperta a tutti, assistenza agli anziani e, per finire, legalità e trasparenza delle istituzioni. Perché è dal basso, dal controllo locale, dalla collaborazione tra comitati, associazioni, cittadini e istituzioni, dalla possibilità di tutti di accedere a documenti, luoghi, pratiche, che si contrastano efficacemente l’illegalità e la corruzione.

In questi giorni abbiamo presentato … le proposte per i poteri delle zone e la partecipazione dei cittadini … Vogliamo andare verso la Città Metropolitana … Sarà un processo non facile né breve, e per questo si comincia subito: da un lato con la collaborazione (politiche del traffico e dell’ambiente, innanzitutto) con i sindaci dei comuni della Provincia, dall’altro l’attribuzione di poteri alle Zone. Parliamo di poteri nei quali il Comune non interverrà più, di risorse che il Comune non gestirà più. E’ un primo blocco di attribuzioni che riteniamo di mettere in moto subito e che troveranno il loro perfezionamento con il primo bilancio.” In questo breve stralcio, tratto dalla relazione dell’incontro di domenica 22 maggio tra Pisapia, Fassino e i consiglieri eletti nelle nove Zone di Milano, c’é quello che i milanesi avrebbero voluto sentirsi dire anni fa e che nessuno ha mai detto loro. Ora, ne siamo certi, questi progetti si avvieranno a divenire realtà.

Elena Grandi

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