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ELEZIONI: LA FESTA DEGLI SMEMORATI

Chi non dichiara di “amare Milano” come uno dei tanti slogan della sua campagna elettorale faccia un passo avanti: tutti. Milano sta per soffocare per troppo affetto eppure fino a ieri proprio non se ne era accorta. Comunque, se dobbiamo cercare qualche novità in questa campagna elettorale, facciamo molta fatica a meno di definirla la campagna degli sme-morati. Campionessa la nostra Letizia Moratti che non ci vuol dire che cosa farà ma ci fa sapere, mandandocelo per posta sino a casa, che cosa ha fatto. In piccola, anzi piccolissima parte, sostiene di aver tenuto fede alle promesse fatte l’altra volta: sarà ma non ce ne siamo accorti.

Quello di cui invece ci accorgiamo è il salto di qualità della sua campagna elettorale. Nell’affanno di regolare la vita politica e amministrativa dei Comuni, l’allora ministro Bassanini, quello al quale dobbiamo la legge sull’elezione diretta del sindaco (una iattura, una sorta di porcellum ante litteram), non pensò a inserire una norma che limitasse le spese elettorali in ambito comunale: un favore ai candidati ricchi e ai partiti ricchi.

Dunque andando in giro per le strade vediamo i modesti candidati contendersi gli spazi sugli appositi tabelloni e quelli ricchi (quella ricca) campeggiare ben illuminata dall’alto di facciate cieche e potersi permettere l’acquisto a caro prezzo di spazi pubblicitari a pagamento ovunque a cominciare dai mezzanini della metropolitana. La sua fortuna è doppia, perché gli spazi alti e illuminati notte tempo, non consentono agli elettori più scontenti di manomettere, qualche volta in modo spiritoso, i manifesti del nostro sindaco uscente. Malgrado tanto impegno anche lei fa parte degli smemorati uscenti.

Ma chi sono? Sono tutti quei pubblici amministratori che si vantano di aver fatto nientemeno che il proprio dovere: amministrare la città al meglio e con le risorse disponibili e senza depauperare le casse del Comune o distruggere Il patrimonio. Questa per Letizia Moratti è stata un’impresa impossibile. Verrebbe quasi voglia di augurarle un successo per vedere come se la caverebbe con un Comune senza patrimonio da dilapidare: farebbe come tutti gli altri, si venderebbe un nuovo PGT sperando negli oneri di urbanizzazione come un qualunque comunello tra i tanti dissennati.

Dietro di lei, taciturno, ecco occhieggiare il Vicesindaco. Lo sceriffo stella di latta degli sgomberi che pure lui ci sorride dai muri: una ventata di umanità tra un digrignar di denti e l’altro. Curiosamente non parla più. Io vorrei che invece ci parlasse delle sue promesse di una volta: vi ricordate la Milano cablata, la città più cablata del mondo? Che ne è? Dopo aver regalato il regalabile a Metroweb e soci, siamo tra le poche città che vorrebbero essere di primo piano a non avere la banda larga. Ci sono rimasti in ricordo di quei fasti dmolti marciapiedi ancora dissestati.

Perché l’assessore ai lavori pubblici non ci promette di sistemare una volta per tutte le buche nelle strade? Ci sta provando di corsa con lavori pre elettorali sistemando alla meno peggio i masselli e prova a colarci attorno un po’ di asfalto liquido: aspettiamo con ansia i primi veri caldi per vedere le signore che tenteranno di ricuperare i tacchi invischiati nel bitume e le strisce di asfalto seminate qua e là come da bambini alle prese con i vecchi rotoli di liquerizia. È successo pochi anni orsono ma gli smemorati non se ne ricordano.

Insomma, l’elettore dovrebbe andare in giro con un suo quadernetto nel quale, pagina dopo pagina, ha diligentemente annotato le promesse: il tutto nella speranza di incontrare qualche candidato e strappargli una firma in calce, magari il sindaco in qualche mercato rionale, sua abituale promenade. Non val nulla probabilmente, ma i nipoti lo potranno vendere ai futuri storici quando parleranno, carte alla mano, dell’era delle bugie e degli smemorati: la Milano a cavallo di due millenni.

LBG

 

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