Cinema
Questa rubrica è curata da Giulio Rubinelli
Parigi
Difficile descrivere la vita in una grande metropoli. In un groviglio di storie, emozioni, passioni e drammi dai quali non ci si riesce a districare. Prenderne alcuni, uno alla volta, e stenderli in tutta la loro lunghezza per regalare loro una coerenza, un carattere e una particolarità. E la scelta può rivelarsi insopportabile. Ma come spesso accade, la semplicità può essere la risposta alle grandi decisioni e anche una città della grandezza di Parigi può mostrarsi in sole quattro o cinque esistenze distinte. Basta avere un filo comune che le leghi. Di nuovo l’essenzialità: la vita. O la morte, dipendentemente dai punti di vista.
Un’assistente sociale, la venditrice di baguettes all’angolo, un immigrato, un professore universitario snob in piena crisi di mezza età, qualche venditore del mercato e un enorme vuoto da colmare per Pierre, interpretato a regola d’arte dal giovane Romain Duris, al quale viene diagnosticata una disfunzione cardiaca e non rimane più molto da vivere. In attesa di notizie riguardo a un possibile trapianto, il ragazzo passa il suo tempo affacciato al balcone di casa a guardare i passanti e a immaginare le loro storie. In suo soccorso arriva la sorella Elise, alias Juliette Binoche, indurita dalla solitudine e da mille amori infranti, con due figli piccoli da gestire.
Semplice. Come la vita vera. Quella di tutti i giorni. E’ questo l’ingrediente principale del film “Parigi” (2008) di Cédric Klapisch che intelligentemente concilia un modo di vivere frenetico, come quello delle grandi città, con parentesi di calma e riflessione. Dotato di una perfetta armonia tra immagini e colonna sonora, questo film, nonostante sia in tutto e per tutto un dramma, non lascia spazio a commozione e tristezza, ma restituisce un quadro di serenità e autoironia da parte degli sfortunati protagonisti, tra i quali non vige gerarchia alcuna. Formidabile prova di recitazione per Fabrice Luchini, nei panni del professore, che ci regala una splendida immagine dell’uomo cinquantenne di oggi all’apice della sua confusione e della nostalgia dei suoi anni migliori.
Un film assolutamente da non perdere ed eventualmente da rivedere più di una volta per assaporarne meglio gli aspetti nascosti di una veridicità disarmante. Soprattutto per noi, che come i protagonisti della vicenda francese, viviamo un contesto urbano travagliato e un’eterna corsa alla ricerca della felicità, che troppo spesso tarda ad arrivare. E magari scoprire che si tratta di un film d’amore. “Loro non sanno quanto sono fortunati. Camminano, respirano, corrono. Spensierati. A Parigi. Io gli invidio la vita.”



