SCIABOLETTA SCAJOLA, GENERALE SFORTUNATO

24-5-2010 by Giuseppe Ucciero · Commenti disabilitati 

Prologo

Napoleone, che s’intendeva di uomini e di battaglie, non perdonava ai suoi generali una sola cosa, la sfortuna.

Che questa non fosse una qualità personale, ma solo l’annuncio e l’esito di un’imperscrutabile e rovinoso destino non solo non cambiava il suo ferreo pre-giudizio, ma anzi lo rafforzava, che contro gli uomini qualcosa si può, ma contro il fato avverso assolutamente nulla.

Così gli uomini del Generàl non solo cercavano nello zainetto il bastone da maresciallo che aveva promesso loro, ma soprattutto cercavano di evitare con tutti i mezzi, se non le vicende negative, almeno la nomea.

 

Trama

Nel nostro tempo e nel nostro caso, Napoleone Berluscòn per la seconda volta si è risolto in questi ultimi giorni a cacciare dal suo sofferente accampamento uno dei suoi generali più famosi, forse uno dei più vanitosi, certo il più sfortunato, un paperino, insomma un vero sfigato della politica italiana.

Nell’ormai lontano 2002, la carriera dello Scajola si era già interrotta malamente per sopravvenuto colpo di sfiga, quando ciarlando con qualche amico giornalista (un ossimoro assoluto) aveva lasciato cadere un “e poi era un gran rompicoglioni”, riferendosi a un uomo di valore assassinato anche a causa della sua negligenza. Come se l’esserlo, e ammettiamo pure per assurdo che lo fosse, costituisse una scusante per chiamare a sé, a propria attenuante, la complicità di un fato che, sia pur maldestramente, una qualche opera di giustizia l’aveva alla fine pur fatta.

Sei lunghi anni, lontani dalla luce, di rancore, rabbia e cicoria a pranzo e cena, si era fatto il buon Scajola da Imperia, ridente cittadina di una Liguria fattrice prolifica di uomini dall’inquietante profilo: si ricorda in parte avversa, la sinistra nomea di un importante uomo politico locale, così potente che noi stessi ci limitiamo ad alluderne l’esistenza senza evocarne il nome.

Ma insomma, dopo tanto esilio, Sciaboletta Scajola ha ritrovato nello zainetto il suo bravo bastone e baldanzoso si è avviato verso quello che credeva un radioso destino.

Mal gliene incolse.

Era in agguato di nuovo, e temiamo ormai definitivamente, Monna Sfortuna, che lo guatava sordida da tempo, silente e in attesa del momento più favorevole, quello che fa più male, quando il sole è allo zenit e tutto pare ti sorrida. A dire il vero, Sciaboletta temeva il nuovo colpo e ultimamente si era fatto guardingo, le sottili labbra serrate, lo sguardo puntuto, attento a cogliere i pur minimi sintomi del suo male. Ma non poteva neppure immaginare cosa lo aspettava, ala truffa perfetta, nella forma, inarrivabile della truffa al contrario.

Quella incredibile, dannosissima truffa, per la quale la vittima innocente del raggiro invece di perdere si arricchisce, trovandosi il portafoglio gonfio anziché malinconicamente svuotato e proprio lui, Sciaboletta, primo nel mondo, doveva esserne vittima predestinata.

Così, per un’ispezione mirata ad altri fini (absit injuria verbis), cercando le prove di malversazioni della cricca abruzzese, viene fuori da un rapporto della Guardia di Finanza inviata dal roseo Giulio, il suo arcigno concorrente nel governo, che la sua bella casa al Colosseo non se l’è pagata lui, come tutti (quasi) i cristiani, ma un’anima buona che fingendo di far del bene, lo ha raggirato, e a sua insaputa, poveretto, ha messo nelle mani delle sorelle Papa (e poteva mancare anche questa per l’ultimo democristiano?) 80 begli assegnini non firmati da lui medesimo.

Ma cosa poteva farci il buon Sciaboletta, questo Paperino, anzi, per i soli intenditori, questo inarrivabile Paperoga, sono innocente dice, e ricorda bene, durante il rogito era solo andato a prendere un caffè: deve essere stato proprio in quei pochi minuti che gli hanno infarcito la borsa di assegni.

Che sfiga, ragazzi.

Una scena che neanche Monicelli e Risi messi assieme, e pare di vederlo veramente, il Totò – Zampolini armeggiare vorticosamente, tra doppi sensi, strizzatine d’occhi e “guardi ma non guardi”, con la borsa del Fabrizi – Scaiola, mentre questi, ingenuo e sorridente come un fanciullo di fronte alla vita, casca nel diabolico tranello.

Ma lui non lo sapeva, dice, sono una vittima della più fantastica truffa della storia, la truffa al contrario, che gli ha portato e non sottratto 900.000 euro.

Si era perfino convinto in quel lontano 2004 che questa sopravvenienza inspiegabile fosse alla fine solo, guarda un po’ come va il mondo, chiara dimostrazione del fatto che non solo la sfortuna l’aveva definitivamente mollato, ma addirittura gli restituiva attraverso la mano invisibile del mercato perfino i danni subiti dai suoi precedenti colpi.

Diavolo di un Adamo Smith!

Ma così non era, la sfiga mordeva di nuovo le sue caviglie, al punto che gli stessi giornali di Arcore, rabbiosi sicari a pagamento della famiglia proprietaria del Paese, l’hanno circondato, abbaiando e mordendo senza pietà, a loro volta.

Possiamo solo immaginare il tormento di un uomo che non ha esitato a mettere di mezzo l’onore intonso dei suoi familiari, l’ansia di un uomo di stato che, perduta la benevolenza della fortuna, si rivolgeva infine a chi tutto può, al fattore immobile che tutto muove, per chiedere aiuto, comprensione, pietà.

E questi, riconoscendo in lui, ma solo fin qui, un’assoluta somiglianza antropologica, gliela avrebbe pure accordata, solo che Napoleone Berluscòn tutto tollera tranne la sfiga, specie quando qualcuno se ne ammanta così doviziosamente da suscitare pena perfino tra gli avversari.

A nulla valsero allora lacrime, perfidie democristiane, ricordar di meriti passati, una sola cosa si diceva tra sé e sé Napoleon Berluscon: come posso fare argine a questo nero talento inarrivabile, come posso salvare me stesso, i miei cari, averi s’intende, l’accampamento, la felicità e un futuro ancora pieno di promesse? Così pensando, gli occhi si facevano sempre più piccoli e lontani, l’espressione indurita e indifferente, solo il sorriso meccanico rimaneva a falso testimone dell’amore ormai sfiorito.

Finalmente anche il buon Scajola capì, senza altre parole, che il suo destino era interamente giocato e che Monna Sfortuna aveva vinto il piatto su cui era posta l’intera sua vita.

 

Epilogo

Come si chiamava quel ministro, dirà fra pochi giorni il bugiardo di stato, che era così bravo e intelligente, ma anche così poco dotato nel circondarsi di avvenimenti propizi?

Era un nome un po’da sfigati, un nome assonante alla disgrazia, al fato malevolo: Scaloia? Azzarda qualcuno dei corifei sottovoce.

Macchè, ribatte seccato Napoleone Berluscòn: “il suo nome era, lo ricordo bene, diverso, qualcosa di più forte, sì, sì, ora ricordo bene, era Scalogna, una scalogna nera, perbacco, forte, pestifera, ammorbante, anzi sono certo faceva proprio Scalogna di cognome e Forte di nome: Forte Scalogna, poveretto”.

Così Forte Scalogna, l’ultimo democristiano, è caduto in battaglia, colpito e affondato da un destino cinico e baro: se n’è andato col petto in fuori, solo per un sospetto, chè era un uomo di Stato.

 

Giuseppe Ucciero

PER FAVORE EVITATECI I PIAGNISTEI

24-5-2010 by Anna Gerometta · Commenti disabilitati 

Le notizie degli ultimi giorni hanno risollevato il tema dell’inquinamento: le possibili sanzioni dell’Unione Europea, Ecopass e il da farsi a Milano. Vorrei segnalare alcune circostanze forse sfuggite a chi non si occupa di inquinamento tutti i giorni.

Innanzitutto, la notizia dell’imminente rinvio alla Corte di Giustizia del procedimento di infrazione per il mancato rispetto dei limiti sull’inquinamento dell’aria ha dato modo al nostro governatore di chiamarsi fuori lamentando l’inerzia del Ministero e il mancato aiuto dell’Europa. Eppure, come ammonisce la parabola di Luca che al nostro governatore dovrebbe essere ben nota “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?». Nulla si crea e nulla si distrugge, l’inquinamento di Milano e della Lombardia è “roba nostra”, creato in una porzione che si avvicina al 70% dal settore dei trasporti e che, a causa di sfortunate condizioni orografiche della regione, rimane esattamente dove viene prodotto. E i rapporti redatti dal Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea nell’ambito dello studio condotto sull’inquinamento in Lombardia e quelli della ASL di Milano sugli effetti dell’inquinamento sulla salute ci dicono che oggi uno dei problemi più gravi della nostra aria risiede nei cd. NOx (ossidi di azoto) e nel cosiddetto “areosol inorganico secondario” che contribuisce al particolato per più del 40% del totale e che derivano in gran parte dalle emissioni dei veicoli diesel.

Viene allora spontaneo domandarsi perché il nostro Governatore non guardi a cosa ha fatto la sua amministrazione negli ultimi 15 anni? Non avrebbe forse potuto e dovuto in 15 lunghi anni di governo creare nuovi percorsi ferroviari, riorganizzare il trasporto pubblico rendendolo funzionante ed efficiente, sostenere e implementare l’intermodalità e la mobilità sostenibile, informare il pubblico circa le azioni e i comportamenti per ridurre le emissioni? In poche parole, mettere i cittadini lombardi in condizioni di avere una reale alternativa all’auto privata?

E aveva forse senso finanziare con imponenti fondi regionali (siamo a 46,5 milioni di €) l’installazione di filtri antiparticolato che riducono sì il particolato emesso dai veicoli diesel ma lasciano intatti proprio i micidiali NOx, di fatto rimettendo in circolazione quei veicoli – già fuori legge – le cui emissioni proprio di NOx (pre-euro, Euro I, II) sono più che quadruple rispetto a quelle dei veicoli di nuova generazione?

A febbraio egli ha affermato davanti a milioni di telespettatori che “l’inquinamento non è la causa diretta di alcuna malattia” sebbene gli scienziati della Commissione Europea, pagati da noi lombardi per studiare la nostra aria, da anni relazionino la sua Regione sulle conseguenze gravissime ed anche fatali per la salute dei livelli di inquinamento con cui conviviamo. Grazie Governatore per il messaggio chiaro che comunica ai suoi concittadini!

Quanto al Comune, i milanesi si ribellino a una nuova Commissione. Ad altri studi e ad altri soldi gettati nel nulla, perché nulla è ormai ignoto sull’inquinamento di Milano, se non, e questa è una certezza, l’esistenza di un’intenzione politica seria e tradotta in fatti di tutelare la salute e il benessere dei cittadini.

Al Sindaco vorrei dire che il coraggio dell’unico intervento possibile ed efficace, che sviluppi Ecopass in una ben più vasta congestion charge, accompagnato da tutti gli interventi (mai realizzati) già studiati e inclusi nel programma “Mobilità e trasporti sostenibili” della Relazione Provvisionale e Programmatica 2007/2009 redatto dal Comune le venga, se non altro, dalla consapevolezza di essere responsabile anche penalmente per la tutela della salute dei suoi concittadini e che questo dettaglio, non da poco, le consente di reagire a una maggioranza politica che, a oggi, ben scarsa attenzione ha dimostrato ai problemi che realmente stanno a cuore alla maggioranza dei cittadini, di ogni parte politica, primo fra tutti la qualità dell’ambiente in cui vivono.

Se di studi il Comune ha necessità, dimostri almeno oculatezza nella gestione delle nostre finanze, e accolga l’invito e l’appello formulato dai Genitori Antismog a gennaio di convocare a Palazzo Marino, in seduta plenARIA (e non è una svista!), gli scienziati del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea perché davanti a tutti i consiglieri e tutti gli assessori, illuminino con la loro scienza questa maggioranza da anni così confusa…. Forse una mezza giornata farebbe risparmiare al Comune mesi di lavoro!

 

Anna Gerometta

AMBROSIANA E LEONARDO DA VINCI

24-5-2010 by Antonio Piva · Commenti disabilitati 

Ho riflettuto a lungo sull’opportunità di scrivere un commento sulla manifestazione dedicata a Leonardo Da Vinci nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana perché il luogo e le opere, che sono ospitate al massimo della qualità nella tradizione della storia di Milano e non solo, mi mettono in uno stato di soggezione. Avevo ascoltato alcuni commenti negativi sull’allestimento della mostra nella biblioteca Federiciana e in quegli spazi dedicati ad alcune opere pittoriche di Leonardo come il Musico e la Duchessa del Cardinale esposte a introdurre i disegni di architettura.

Avevo ascoltato altri commenti più benevoli di persone disposte a sorvolare su quel lento inesorabile modo di far scivolare verso il basso quella qualità che soltanto le idee buone, la tecnica, l’esperienza, la passione possono garantire per sostenere la comunicazione di reperti unici nel loro genere rivolti a un pubblico selezionato e attento. Ho voluto superare la ritrosia per i commenti altrui così discordi per capire come un’Istituzione così prestigiosa avesse affrontato un tema espositivo sempre difficile e delicato per la fragilità dei materiali (la pergamena) segnati da tratti sottili e da annotazioni composte da minuscoli caratteri.

Negli anni ‘80, in occasione delle celebrazioni del genio di Leonardo, mi ero occupato al Castello Sforzesco dell’esposizione dei Disegni di Natura provenienti dalle raccolte della Regina d’Inghilterra esposti nella sala delle Asse. Questa esperienza mi aveva portato a non sottovalutare i due aspetti dominanti dell’esposizione: la fragilità dei materiali e la comunicazione. Il livello di illuminamento delle opere assai basso (max 60 lux) per proteggere la carta, avrebbe potuto mettere in serie difficoltà l’osservatore se non fosse stato introdotto, all’inizio del percorso, la spiegazione del comportamento degenerativo della carta esposta ai raggi della luce naturale e artificiale. Inoltre la progressiva diminuzione dell’intensità luminosa adottata prima di raggiungere le opere leonardesche aveva favorito in tempi brevi l’adattabilità dell’occhio umano alla semi oscurità.

Da allora molte ricerche e scoperte nel campo illuminotecnico hanno ampliato il raggio delle possibilità espositive scongiurando ogni possibile danno e mettendo in condizione il pubblico di vedere quanto è esposto.

L’esposizione attuale, semplificando la ricerca sui due temi dominanti, (sicurezza e comunicazione) tradisce un poco il ruolo di una grande istituzione che in quest’occasione avrebbe potuto mettere a fuoco un sistema espositivo più efficace ponendo l’accento sulle ricerche storico critiche del bel gruppo di studiosi che si sono occupati dei disegni di architettura come pure delle pitture. Assoluti capolavori sono banalmente esposti, quasi comparse di una scena logorata dalla stanchezza e dalla noia.

La parte grafica e didascalica pare inadeguata e spesso ingenua nel segnalare un percorso che conduce al ritratto del vecchio artista barbuto e troppo grande per essere relegato in un contesto che nulla ha a che fare con l’espressione di un pensiero intenso, immortale. La Biblioteca Federiciana con la sua architettura e la sua storia reggono la tensione emotiva al primo impatto; ma le immagini leonardesche, nella sequenza, sono poco leggibili, le architetture illuminate da luci discontinue e un po’ tremolanti trasmettono un disagio che non è compatibile con l’opera del genio assoluto che merita il meglio della sperimentazione, il meglio di tutto sempre.

 

Antonio Piva

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