DI CHI È IL PGT

 

Le prime testimonianze del suo utilizzo in un insediamento urbano risalgono all’VIII millennio a.C. e si riferiscono alla città di Gerico, in Giordania (poi è arrivato anche in Italia via mare ….). Il mattone è stato da sempre uno dei principali motori dell’economia italiana, tra il 10% e il 15% del Pil.Il mattone ha da sempre generato posti di lavoro e fatto muovere l’economia, oggi che il lavoro è merce rara come ci si deve porre rispetto al PGT del Comune di Milano? Quello che colpisce un privato cittadino del PGT milanese non è tanto la bagarre che c’è e sempre ci sarà quando si parla di soldi gusto estetico etc etc. Lascio ai tecnici l’analisi del piano mi limito ad alcune considerazioni. Quello che colpisce è la totale assenza di posizione culturale del nostro beneamato PD, dire vogliamo il verde è una locuzione tranquillamente ascrivibile anche a uno della defunta PDL, ora galassia di sigle.

Quando Fini ha cominciato a muoversi con AN, ha invitato J.Rifkin, si è circondato di gente come Matteoli (oggi inquisito …. ndr) ha sostanzialmente riposizionato la destra annullando la contrapposizione spartani ateniesi di una volta dove l’homo sapiens sinistrensis è impiegato intellettuale bucolico e biocompatibile e quello destrensis è imprenditore dotato di P.IVA guerriero amante della modernità e inquinatore. Sembra quasi un’inezia ma in realtà noi del centro sinistra, perlomeno la base e/o l’intellighenzia, abbiamo un senso sociale del costruire che non significa esclusivamente housing sociale (una volta le case popolari piene di emigranti meridionali, ndr) ma piuttosto significa dare un indirizzo culturale, un’impronta al costruire in Milano.

Per anni si è parlato del sacco delle città italiane negli anni 60, Celentano ci ha fatto una canzone.Ma le case bisognava farle.La popolazione italiana nel 1860 contava 22 milioni nel 1940 circa 40 milioni di abitanti, nel 2010 siamo 60 milioni.Qualunque sistema, che in un lasso di tempo cosi breve aumenta del 50%, è soggetto a choc. Servivano posti letto per 20 milioni di persone in più e sono stati fatti. Possiamo discutere sul merito, vedi Rosi “le mani sulla città”, ma gli alloggi andavano fatti. Quello che è mancato è stato appunto l’indirizzo e non le briglie al cavallo. La città di Milano è passata dai 267 mila abitanti del 1860 ai 1,3 milioni del 2009 (con un picco a 1,7 milioni del 1973 quando c’erano le fabbriche).

Ci aspettavamo dal nostro quadro dirigente una levata di scudi sull’indirizzo strategico sull’eventuale idea di edifici (mi si potrà dire che gli stili sono dei regimi, è vero, ma almeno quelli, sbagliato che fosse, qualcosa dicevano, l’Eur che se ne dica ha un suo quid, le case di Stalin a San Pietroburgo idem con patate). Le case, gli edifici sono lo specchio di quello che pensi e come vivi. La Milano liberty, la Milano Hi Tech del 1960 con la torre Velasca, il Pirellone e i palazzi della periferia rivestiti di klinker lanciavano messaggi al mondo, oggi non si ha un’idea ben precisa di che cosa sarà domani e cosa pensano o addirittura se pensano i gestori della cosa pubblica e i relativi oppositori.

Ho letto del PGT e dell’opposizione.La domanda che mi viene spontanea è ma noi intellettuali bucolici e biocompatibili, la città del 3° millennio come la vorremmo? Io spero che prima o poi qualche scienziato progressista-riformista me lo dica o, lo faccia dire a qualche politico di sinistra. Il nostro (non) tanto amato assessore Masseroli vuole portare 700.000 persone a vivere in città, è un’idea magari un poco da megalomane ma è un’idea (ad esempio ve lo immaginate un impianto fognario da 1,3 milioni di persone che ne deve gestire 2,0…). Quello che manca è la regolazione del piano da parte dell’ente pubblico, che non significa blocchiamo tutto (della serie NO TAV) ma piuttosto cerchiamo di dare un indirizzo e lasciamo che il privato si muova creando profitto ma non a discapito della collettività.

E’ evidente che l’attuale driver del PGT è lasciate fare solo all’imprenditoria privata.Ma noi che cosa ne volgiamo fare di questa città? Come volgiamo far vivere i nostri figli e quelli che verranno. Milano è diventata una città di servizi priva delle grandi industrie che ne hanno caratterizzato l’identità nel secolo breve, gli intellettuali sono in disuso, oggi si vive una città allargata dove la mobilità è uno dei nodi cruciali dove l’identità è ambigua. Cominciare dal mattone, si quello rosso di terracotta che tanto ha testimoniato nella storia dell’uomo, per stabilire delle priorità culturali in un momento di grandissima crisi di valori potrebbe essere un viatico. Magari

La nebbia non c’è più, ma che Milano è senza la nebbia? Il vuoto è peggio.

 

Riccardo Lo Schiavo

APPUNTI DA UN AGOSTO A MILANO

 

Milano in agosto offre notevoli spunti di riflessione, favoriti dalla maggiore disponibilità di tempo. Ne riporto qui di seguito alcune, provenienti da un abitante della zona 6 in giro per la città. Innanzitutto è vero che la città in agosto è stata quest’anno più viva che nel passato? Sì e no.

SI: perché c’erano più macchine ferme nelle strade, segno che più cittadini sono rimasti in città immaginando che non tutti quelli che l’hanno lasciata abbiano preso aereo o treno. Inoltre, per esperienza diretta, anche il cimitero maggiore era molto frequentato nella settimana prima di ferragosto. Altra nota positiva la consegna a domicilio del Corriere della Sera da parte di Oresette

che negli anni precedenti sospendeva il servizio per le gran parte del mese.

NO: perché le saracinesche erano sempre drammaticamente chiuse nelle due settimane centrali di agosto fatta eccezione per il centro, frequentato da molti stranieri, e per la zona di Corso Buenos Aires. Particolarmente assenti le edicole, chiuse in tale periodo senza alcuna attenzione ai turni e ivi incluse quelle dei metro di zona 6, e le tintorie. I “vituperati” supermercati consentono di assicurare la sopravvivenza dei cittadini – i piccoli negozi non lo fanno perché non possono-. Il problema dunque non è l’apertura nel giorno di ferragosto, che oltretutto quest’anno cadeva di domenica, ma la carenza di negozi nelle due settimane citate aldilà degli annunci che danno ogni anno un numero di negozi aperti sempre in crescita. Come sempre nella nostra città gli annunci mirabolanti si sprecano senza trovare reale rispondenza nei servizi ai cittadini.

Delle iniziative culturali e di spettacolo le pagine cittadine dei quotidiani- sempre sottili in questo periodo nonostante il maggiore contributo dato dall’attualità politica nazionale- hanno dato ampio conto; il neo qui è, oltre alla qualità non eccelsa dell’offerta, lo svolgimento degli eventi in gran parte all’aperto nella convinzione –del tutto falsa- che a Milano in estate si stia meglio all’aperto che al chiuso “condizionato”. Mai come quest’anno le zanzare hanno fatto pasti abbondanti-chi ne scrive è una vittima da sempre- e non solo gli spettacoli all’aperto, ma anche i ristoranti vicini ai Navigli hanno offerto a tali insetti occasioni straordinariamente ghiotte.

Le ragioni sono state spiegate dai giornali e risiederebbero negli ennesimi ostacoli burocratici alla lotta mai tempestivamente fatta. Perché non si aumenta in estate l’offerta di spettacoli “protetti”, al chiuso che oltretutto evitano i rischi del maltempo quest’anno particolarmente presente nella nostra città? A questo proposito va notato che, nonostante le temperature più che primaverili di quest’agosto, è nettamente aumentato il numero di cittadini in giro per la città in abiti più adatti alle località marine; oltre metà degli uomini portavano i pantaloncini corti, forse per illudersi di essere al mare o in campagna. Il crescente” sbracamento” dei cittadini milanesi in estate meriterebbe forse qualche riflessione sociologica.

Un cenno ai lavori stradali, come sempre numerosi ma più per la manutenzione della rete gas che per il rifacimento del manto stradale, che ne avrebbe molto bisogno; per fare un solo esempio il cantiere all’angolo tra Via D’Alviano e Via Soderini, aperto da metà aprile, è dato ancora a ferragosto come concluso al 6 agosto. Peccato che i lavori procedano a singhiozzo, con periodi di sospensione apparentemente immotivati e che tale data sia passata invano, senza correzioni sul cartello. Quando finiranno i lavori e qualcuno si degnerà di comunicarlo aggiornando la data sull’apposito cartello?

 

Roberto Taranto

Rettifica 04082010

5-8-2010 by admin · Commenti disabilitati 

Gentile redazione,

vi scrivo in merito all’articolo di Carlo Dalla Chiesa pubblicato sul vostro sito dal titolo “La ‘Ndrangheta a Milano”. In tale articolo è presente un passaggio in cui si accosta la mia posizione a quella dell’ex assessore provinciale Oliverio. In merito a ciò tengo a precisare che, a differenza di Oliverio, non ho mai ricevuto nessun avviso di garanzia per un’indagine inerente fatti legati alla ‘Ndrangheta. Pertanto sono a chiedervi una formale rettifica dalla quale si evinca che la mia persona non risulta indagata. Certa della vostra attenzione, porgo distinti saluti.  Bruna Brembilla

Ho ritenuto che l’ex assessore Brembilla potesse essere ritenuta come “coinvolta in vicende di ‘ndrangheta” per il fatto che il Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, il Dr. Pomarici, il 27.11.07 nella propria relazione al presidente della Commissione Antimafia così scriveva:«… le recenti acquisizioni investigative hanno confermato l’esistenza a Buccinasco del gruppo politico affaristico facente capo alla Brembilla (per tre mandati primo cittadino a Buccinasco) e a Renato Caporale, nelle cui conversazioni vi è un continuo riferimento ai calabresi anche in relazione alle elezioni amministrative». Con riferimento invece a procedimenti penali pendenti in vicende analoghe, l’assessore non è indagata né tantomeno imputata. Risultava invece indagata nel procedimento penale Rgnr n. 33296/06 del Tribunale di Milano, procedimento poi archiviato con provvedimento del Gip del 2 dicembre 2008.  C. dalla Chiesa

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