DA EXPO 2015 A PARCO TEMATICO
7-9-2010 by Eugenio Repetto · Lasciate un Commento
EXPO, grande manifestazione della durata di sei mesi, rappresenta una grande opportunità per Milano, per la Regione Lombardia, per l’Italia. Tuttavia i benefici effetti indotti rischiano di essere di breve durata se non viene pianificato il dopo EXPO in una visione strategica che permetta la massima valorizzazione dei padiglioni espositivi, delle infrastrutture, della rete viaria destinati a rimanere, ossia il lascito EXPO. E’ la tesi illustrata nello studio “Da EXPO 2015 a Parco tematico” di E. Repetto dove si propone di integrare fra loro le parti costitutive del lascito EXPO per dar luogo a un innovativo Parco ludico-educativo le cui tematiche ampliano e spettacolarizzano quelle presentate durante l’EXPO, incentrate sull’alimentazione nelle sue diverse articolazione, sullo sviluppo sostenibile. Secondo le indicazioni contenute nel Masterplan e le dichiarazioni della Consulta Architettonica, coordinata dall’Arch. Stefano Boeri, il lascito EXPO sarebbe costituito da:
cinque aree bioclimatiche: tre serre per climi tropicali umidi, aridi, secchi, due aree scoperte per climi temperato e temperato mediterraneo, orti e campi sperimentali, Palazzo Italia, Cascina Triulza, Performance Center con Auditorium e Sala multimediale, Decumano, Cardo, canale navigabile.
L’insieme delle cinque aree bioclimatiche, degli orti e dei campi coltivati andrebbero a costituire quello che la Consulta ha chiamato l’Orto Botanico Planetario, da aprire al pubblico e la cui gestione, finalizzata in particolare ad attività di ricerca, verrebbe affidata al Centro per lo Sviluppo Sostenibile. Secondo la Consulta, Cascina Triulza, pensata per diventare un grande museo dedicato all’alimentazione e l’Orto Botanico Planetario rappresenterebbero l’eredità più importante dell’EXPO. Apparentemente ancora da definire la destinazione finale di Palazzo Italia e del Performance Center.
I limiti di questa impostazione progettuale potrebbero essere individuati in un elevato consumo del territorio che non lascia spazio a iniziative a maggiore valore aggiunto e nell’apparente frammentazione nell’utilizzo dei padiglioni. Per superare questa frammentazione, i padiglioni destinati a rimanere andrebbero concepiti pensando all’EXPO e al dopo EXPO come un unico momento progettuale, per dar vita a un innovativo Parco tematico, diventandone pezzi importanti e fra loro perfettamente integrati. Un Parco le cui tematiche, che si sviluppano lungo un percorso espositivo, s’innervano su quelle incentrate sull’alimentazione che da sole, spente le luci sull’EXPO, non sarebbero particolarmente accattivanti per il grande pubblico.
Attraverso un’accurata progettazione, il Parco può cominciare a esprimere la sua identità ed essere al tempo stesso parte integrante dell’EXPO già durante i sei mesi espositivi. Il visitatore, nell’attraversare il Parco, compie un viaggio virtuale che dal centro della Terra (padiglione “Le Scienze della Terra”, “l’Area rinaturalizzata”) lo porta a conoscere e ad ammirare i più suggestivi biomi del pianeta (padiglione “La Biosfera”) e a esplorare la Terra e L’Universo (padiglione “La Cupola dell’Universo”) con gli occhi dei satelliti, delle stazioni orbitanti. Da questi contenuti, descritti analiticamente nello studio citato, è derivato il nome dato al Parco: “Dal Centro della Terra all’Universo”.
Pur avendo allargato, spettacolarizzandole, le tematiche dell’EXPO, queste si ritrovano ben rappresentate nel Parco. Si ritrovano nei padiglioni: le Scienze della Terra e la Cupola dell’Universo, nati da una rivisitazione/rilettura del Performance Center con sala multimediale dotata di planetario digitale di nuova generazione, nella Biosfera, costituita da serre per clima tropicale umido e arido/secco, nell’Area rinaturalizzata risultante dal restyling delle aree scoperte per clima temperato e temperato mediterraneo. Sono ambienti dove si concentra buona parte della biodiversità terrestre.
Biosfera e Area rinaturalizzata rappresenterebbero ciò che rimane sul sito espositivo dell’Orto Botanico Planetario, mentre si suggerisce per gli orti e i campi coltivati la loro delocalizzazione/decentralizzazione nel Parco Agricolo Sud Milano e nei Paesi in via di sviluppo nell’ambito di progetti di assistenza. Si ritrovano nella Cascina Triulza dove si propone di affiancare al Museo dell’alimentazione uno Shopping Center (dedicato alla vendita di prodotti alimentari freschi e di qualità, come risultato dello sviluppo della filiera corta, di prodotti enogastronomici, espressione delle eccellenze del Made in Italy) e la Ristorazione a km. zero.
Si ritrovano infine nel Palazzo Italia con uno Shopping Center per la vendita di prodotti che s’ispirano alle tematiche ludico-educative ed ecologiche del Parco, con una Ristorazione multietnica, con un’Area convegni sulle tematiche legate all’alimentazione, alla difesa della biodiversità, allo sviluppo sostenibile, etc. Il Parco tematico andrebbe a occupare una fascia di terreno, stimabile in 30-50 ettari che si estende lungo il tratto navigabile del canale, a nord del Decumano e compresa tra i due ingressi principali, svincolando così una parte consistente del sito da destinare ad altre utilizzazioni (il nuovo Centro Rai di produzione, quartiere residenziale, etc.).
A livello ecologico, il Parco vuol essere un esempio di struttura complessa alimentata da energia prodotta da fonti rinnovabili (fotovoltaica, da biomasse, da mini idroelettrico, da geotermia a bassissima entalpia), a impatto ambientale vicino a zero, progettata secondo i principi della bioarchitettura per contenere i consumi energetici, con un’attenzione volta al riciclaggio/recupero dei rifiuti. La disponibilità di energia elettrica da fonti rinnovabili porterebbe a privilegiare sistemi di mobilità sostenibile (veicoli su ruote e battelli) basati su questa energia e dimensionati per un trasporto di massa.
Al Centro per lo Sviluppo Sostenibile, già impegnato nella gestione dell’Orto Botanico Planetario, potrebbero essere assegnate funzioni aggiuntive finalizzate al rinnovo costante dell’offerta del Parco con attività che vanno dall’arricchimento della biodiversità della Biosfera e dell’Area rinaturalizzata, all’aggiornamento dei percorsi espositivi, al supporto per una gestione del Parco a impatto ambientale zero, all’organizzazione di convegni/eventi sulle tematiche di cui il Parco si fa interprete e vetrina.
Il Parco tematico, eredità dell’EXPO, ha l’ambizione di porsi come benchmark nei confronti dei più celebrati parchi ludico-educativi europei come Eden Park (Inghilterra), Cité de l’Espace, Vulcania, Futuroscope (Francia), Museo delle Scienze Principe Felipe (Spagna). La prospettiva di dar vita ad un Parco tematico in grado di raggiungere fino a 2 milioni di presenze/anno, può produrre l’effetto di mobilitare, in una strategia di lungo periodo, altri progetti già ampiamente pubblicizzati volti a far conoscere e valorizzare l’agricoltura periurbana, le cascine storiche del Parco Agricolo Sud Milano, i beni architettonici, l’agriturismo, etc.. Per i suoi contenuti ed il suo ruolo il Parco ha le potenzialità per essere, verso il territorio metropolitano, motore culturale-scientifico-tecnologico-turistico-economico.
Allo scopo di far decollare questa proposta è stato costituito un Gruppo di lavoro multidisciplinare di cui fanno parte rappresentanti di Istituzioni nazionali e internazionali, liberi professionisti, docenti universitari, specialisti nel settore dei parchi tematici. Possiede la flessibilità di rapportarsi sinergicamente con l’Ufficio di Piano della Società EXPO, con la Consulta Architettonica e, se attivato, di diventare rapidamente operativo.
Eugenio Repetto
SANTA GIULIA. PAGARE E MORIRE AVVELENATI
26-7-2010 by Mario De Gaspari · Commenti disabilitati
I nostri commenti sul sistema lombardo delle bonifiche ambientali sono sempre stati improntati alla massima sobrietà. Abbiamo sempre cercato di mettere in evidenza i meccanismi urbanistico-finanziari del “rito”, considerando gli aspetti delittuosi nient’altro che un residuo. Anche se si tratta di un residuo affatto insignificante ci piacerebbe mantenere questo registro. Non è facile. L’ultimo atto dell’inchiesta Grossi, che ha portato addirittura al sequestro dei terreni di Santa Giulia, prova inequivocabilmente che, almeno a Milano, la programmazione urbanistica è morta e sepolta e che il principio guida del bene pubblico è scomparso con questa.
Gli affari immobiliari più sono voluminosi meglio rivelano la loro intrinseca natura di “macchine per produrre denaro”. La casa era una macchina da abitare secondo Le Corbusier, e la città una macchina per viverci. La casa e la città si sono ormai tendenzialmente trasformate in macchine per creare moneta: moneta falsa dal punto di vista dell’economia reale, perchè priva di sottostante equivalente, moneta reale per i faccendieri, pubblici e privati, indaffarati del “disossare” il territorio. E’ un sistema, questo, che non può vivere senza la complicità e la correità delle istituzioni. Le prove di quest’affermazione sono nei fatti e vanno ben oltre le meschine difese degli amministratori che si riparano dietro i pareri dell’Arpa o di altre strutture tecniche.
Qualche anno fa Grossi e Zunino vennero anche da me, in quanto sindaco di Pioltello, per sondare la possibilità di mettere assieme l’affare Ortomercato con l’affare Sisas. Un superaffare da qualche miliardo di euro, praticamente a rischio zero. Si trattava di prendersi gratuitamente l’area di Pioltello- Rodano, “bonificare” in qualche maniera, portarci l’ortomercato e nello stesso tempo liberare l’area dei mercati generali, anche qui con poca spesa, e costruirci sopra un quartiere. Un’operazione così, solo a pensarla, richiede la partecipazione di molto di più che una semplice “testa di ponte” istituzionale. Richiede una regia complessa capace di assicurare i passaggi delle aree senza fare gare, le nuove destinazioni d’uso dei terreni, compiacenze nei controlli sulle bonifiche, capacità manovriera nell’interagire col mondo della finanza e del credito. Infatti la mia domanda fu: “Ma come potete proporre un’operazione di questo tipo senza essere proprietari di nulla?” Senza contare poi che, nel caso dell’ortomercato, c’era e c’è da fare i conti con un terzo incomodo che sarà difficile mettere all’angolo. La ‘ndrangheta.
Un altro episodio significativo della commistione pubblico-privato, a tutti i livelli, riguarda le compensazioni recentemente assicurate ai comuni stessi, Pioltello e Rodano, che, per dirla alla Di Pietro, sono ridotti al ruolo di “prenditori di tangenti”. Nel caso di questo sito, infatti, per forzare la mano ai comuni nell’accettare le bonifiche in cambio in cambio del solito centro commerciale, stato e regione si sono impegnate a girare ai comuni somme di una certa consistenza. E i comuni hanno accettato: un po’ di soldi da spendere per una facile campagna elettorale in cambio di effetti territoriali devastanti che tanto si vedranno solo dopo un po’ di anni. Questa sì che è lungimiranza!
Capito come funziona? Il territorio produce denaro in quantità e tutti sono invitati alla festa. Ovviamente in proporzione al proprio peso. Tutti sapevano di Grossi e Zunino, tutti sapevano da dove provenivano quei soldi, tutti sapevano che nuovi centri commerciali non servono. E tutti erano davvero poco interessati alle bonifiche. Tanto che il relativo progetto, voluminoso diversi faldoni, fu approvato da tutti più o meno tra Natale e capodanno.
Torniamo un secondo sull’aspetto urbanistico. Santa Giulia: i cittadini che hanno acquistato casa in edilizia convenzionata, hanno risparmiato rispetto ai prezzi dell’edilizia libera. Però l’edilizia libera non si farà più e quindi quel parametro di riferimento è del tutto fasullo. Chi li risarcirà della truffa subita? Senza contare poi che la casa che hanno acquistato era in teoria inserita in un contesto progettuale che determinava in buona parte il valore dell’alloggio stesso. Chi compra casa prende in considerazione una molteplicità di fattori, oltre allo specifico manufatto: il contesto appunto, i servizi di vicinato, i trasporti, la sicurezza del quartiere, eccetera. A Santa Giulia è cambiato tutto, ma i prezzi sono rimasti quelli e le banche, che prima hanno foraggiato Grossi e Zunino, pretendono a scadenza le rate dei mutui. A Santa Giulia e sotto i terreni della Sisas c’è ancora tanta porcheria, ma nelle istituzioni lombarde e nel mondo della finanza immobiliare ce n’è sicuramente di più.
Mario De Gaspari
NEL PARCO SUD CI VUOLE ARIA NUOVA. PODESTÀ DEVE SCANSARSI PER LASCIARLA ENTRARE
19-7-2010 by Damiano Di Simine · Commenti disabilitati
Che il parco Sud soffra di eccessiva inerzia, è da tempo la denuncia dagli ambientalisti: a vent’anni dalla sua istituzione, la struttura del parco continua a essere sguarnita, gli interventi si attuano a rilento, la valorizzazione dell’agricoltura è ancora un pio desiderio, domina il potere di veto esercitato dalla grande proprietà immobiliare. Questi sono solo alcuni degli aspetti da affrontare prima di parlare di una revisione dei confini del Parco, come ha fatto Podestà in questi giorni.
D’altro canto, appare invece un buon proposito quello, messo nero su bianco dal PGT di Milano, di un forte intervento sulle aree agricole con la loro acquisizione al patrimonio pubblico: un tentativo generoso ma forse un po’ troppo sovietico, per rispondere al ricatto della proprietà fondiaria che impone contratti capestro ai conduttori agricoli e poter avere sempre mani libere e sfruttare ogni opportunità di valorizzazione immobiliare.
Ma la ‘pubblicizzazione’ dei terreni agricoli, con quello che ne consegue in termini di generazione di diritti volumetrici in città, non è l’unica modalità possibile: ci si potrebbe concentrare su un progetto di valorizzazione delle aree e delle aziende agricole maggiormente sussidiario, per far sì che esse divengano facilmente accessibili e fruibili dai cittadini in cerca di spazi verdi e di buon cibo: non è così fondamentale che le aree agricole – aree di verde produttivo, condotte da imprese private – divengano proprietà del demanio civico, se le regole d’uso del suolo sono chiare e rigorose e se, contestualmente, il pubblico interviene per dotarle di quel tanto che serve a permettere alle aziende di sviluppare la loro vocazione ricettiva, ricreativa e di ristorazione, anche promuovendo la formazione degli operatori. E per far questo non serve il cemento invocato da Podestà: basta qualche filare che ombreggi la viabilità campestre, qualche siepe o boschetto che diversifichi il paesaggio, un progetto coordinato di segnaletica, comunicazione e percorsi. E qualche intervento, un po’ più robusto, di arredo urbano e riqualificazione delle ‘porte’ di comunicazione tra città e parco, spesso margini urbani degradati e decisamente bisognosi di risanamento.
Parlare di ‘nuova aria’ al Parco Sud, per usare il termine impiegato da Podestà, significa affrontare il conflitto d’interesse che in questi giorni appare in tutta la sua gravità: Podestà è insieme presidente sia del Parco che della Provincia che controlla Serravalle, con le sue autostrade destinate a vandalizzare il parco che poi la stessa persona, in veste di Presidente del Parco, dovrà approvare. Il parco deve operare sul territorio dei 61 comuni che ne fanno parte, ma Podestà guida una provincia che vive in modo competitivo il proprio rapporto con il capoluogo, che è uno dei 61 comuni e anche qualcosa di più, visto che la sua popolazione è il principale bacino di ‘domanda di parco’. C’è bisogno di aria nuova al Parco Sud: Podestà per questo deve dare un segnale, spostandosi dalla presa d’aria. La stessa cosa hanno fatto altri, prima di lui, trasferendo le deleghe del Parco a un assessorato diverso dalla Presidenza. Non basterebbe a cancellare il conflitto di interessi, ma sarebbe un segnale nella direzione giusta.
Damiano Di Simine



