PGT: È DA SALVARE?

 

Leggo un po’ stupito l’intervento di Pietro Cafiero sul n. 30 di “Arcipelago”. Dunque, secondo lui il PGT alla fine faticosamente adottato dal Consiglio Comunale di Milano andrebbe anche approvato per una serie curiosa di argomenti:

- che “statisticamente” qualcosa di buono in un documento così grosso ci deve pur essere;

- che si butterebbe via il lavoro dei consiglieri di opposizione che qualche piccola modifica l’hanno ottenuta;

- che alla scadenza regionale un qualche piano ci deve essere, pena il caos edilizio.

Si tratta di argomenti abbastanza inconsistenti, anche perché eludono la questione principale (quella della qualità del Piano); purtroppo però riecheggiano a volte anche nelle dichiarazioni di qualche consigliere comunale di minoranza e quindi forse vale la pena di esaminarli con più attenzione. Mi sembra che complessivamente possono comunque essere facilmente confutati, considerando che:

- difficilmente la Regione Lombardia lascerebbe nelle peste Milano (e altre centinaia di Comuni, soprattutto se di centrodestra) che alla prossima scadenza non avessero approvato il PGT: se il 14 febbraio (termine indicato dall’Amministrazione) il PGT non fosse approvato, si può dare per certa una proroga o qualche norma ad hoc che consentirebbe di superare l’impasse;

- le modifiche ottenute dall’opposizione sono abbastanza irrilevanti: in alcuni casi (come per gli indici sulle aree ferroviarie) sono solo tornati alla situazione precedente definita nell’Accordo di Programma, in altri (edilizia popolare, tunnel ecc.) è stata fatta solo una “riduzione del danno” rispetto alle “sparate grosse” del Piano originario (è una tattica anche questa);

- “statisticamente” qualcosa di buono si trova ovunque, e con ciò? Ragionando così, tutto sarebbe ugualmente valido (come la notte, in cui “tutte le vacche sono grigie”, direbbe qualche filosofo tedesco), tutti i piani andrebbero approvati, nulla si potrebbe buttar via. Eppure anche quest’ultimo argomento – del tutto virtuale e astratto – nel caso in questione è sbagliato, perché il Piano me lo sono letto (quasi) tutto, e tutto quello che ho letto – tranne qualche innocua banalità buonista – è pessimo: mobilità, verde, nuclei storici, dotazioni di servizi, edificabilità, meccanismi attuativi, aspetti finanziari: non c’è una sola cosa che funzioni, è un Piano fatto molto male, pieno di dati fasulli (tipo quello sulla riduzione del consumo di suolo, ma la lista sarebbe lunga), indegno della città di Milano, e credo che solo chi non l’ha letto bene fino in fondo non se ne sia accorto (è forse il motivo per cui alla fine forse si approverà, la città “non saprà quello che fa”).

E mi chiedo anche: che affidamento si può fare su un Assessore che dopo aver dichiarato ai quattro venti che intende realizzare una Milano verticale, piena di torri e grattacieli, venuto a sapere da un sondaggio che l’80% dei milanesi è contrario, dichiara che parlare di grattacieli è “terrorismo ideologico privo di fondamento”? A parte il linguaggio, inaccettabile in un confronto democratico, se il Piano prevede oltre venti milioni di metri quadri di slp di nuova edificazione e la riduzione del consumo di suolo, dove pensano di metterle quelle volumetrie? Forse in sottosuolo? E perché bollare come “terrorista” chi si limita a constatare un banale dato di fatto? Ma sono molte altre le domande alle quali non viene mai data risposta: con che soldi si realizzeranno i “raggi verdi” e le nuove infrastrutture? Come potrà la rete della mobilità reggere ai nuovi carichi? Sono domande semplici, quasi banali, ma non è arrivata nessuna risposta soddisfacente.

Insomma, credo che il PGT vada giudicato nel merito: chi è convinto che sia un buon Piano, lo approvi; chi lo ritiene in larga parte buono, si adoperi per migliorarlo; ma chi è convinto che invece si tratti di un Piano pessimo, non può far altro che proporsi di rifarlo.

 

Giuseppe Vasta

PGT “OSSERVATO” SPECIALE

 

Non c’è pace per i milanesi che ritornano dalle meritate vacanze agostane. Oltre allo slalom tra i mille cantieri, non ancora chiusi, che hanno vaiolato le già sofferenti strade ambrosiane, gli stressati cittadini devono fronteggiare l’arduo compito di presentare le osservazioni al PGT, cercando di capire in primis cosa sono e poi come si fanno materialmente. E sicuramente qualcuno –tanti o pochi?- si chiede anche perché.

Dopo l’estenuante tenzone degli emendamenti in aula, conclusasi con l’adozione del PGT il 14 luglio (data assai rivoluzionaria della presa della Bastiglia) la palla passa ora ai cittadini, che possono presentare le loro proposte di modifica sotto forma di osservazioni. In buona sostanza, dopo essersi scaricati 2 gigabyte di elaborati del PGT e dopo aver provato a leggere pagine di relazioni e decifrato decine di tavole, i volonterosi milanesi potranno scrivere al Comune per chiedere di cambiare il tal articolo delle norme del PDS o il tal retino sulla tavola 3.1 del PDR. Intanto le opposizioni non stanno a guardare e si attrezzano (ma va ricordato che avevano già portato a casa qualche risultato come lo stralcio del tunnel) con kit e uffici per aiutare i cittadini nel gravoso compito di “osservare” -e provare a modificare- il diabolico documento.

E in tutto questo l’immaginifico assessore all’Urbanistica ostenta sicurezza e qualche stilla di arroganza. Se l’opposizione utilizzerà le osservazioni come metodo ostruzionistico – dice lui – allora sarà miope e non in sintonia con i cittadini. Se Celentano è contro il PGT – continua – è solo perché non lo ha letto. E questo è probabile perché per leggere tutto il PGT, non mi sono bastate le ferie. Invece sul tema della densificazione e sulle risorse per le infrastrutture Masseroli diventa generico e risponde in stile democristiano. Non dicendo nulla.

Ma pure l’unico sfidante ufficiale per la poltrona di sindaco, l’avvocato Giuliano Pisapia, non scherza, sostenendo che il PGT è tutto da rifare. Ci permettiamo solo di far notare a Pisapia, che, anche solo dal punto di vista statistico, è assai improbabile che il piano sia tutto da buttare via –qualcosa di buono c’è senza dubbio – e oltretutto, così dicendo, fa un torto ai suoi colleghi dell’opposizione che si sono fatti il cosiddetto “mazzo” per migliorarlo nei mesi scorsi (vedi anche il botta e risposta tra il nostro direttore e Majorino su queste stesse pagine). In più si mormora (a leggere i giornali) di una possibile candidatura di un Boeri, un giorno Stefano e l’altro Tito (come se fossero intercambiabili) per il Pd e non so se si tratti di un sogno di mezza estate o di un incubo settembrino…

Come se non bastasse un’altra sorpresa attende i milanesi che, dopo aver scaricato le valige, si adagiano accaldati sul divano e accendono la tv: il canale del digitale terrestre Milano 2015, già soprannominato dai più maliziosi TeleLetizia, dato che è lo stesso sindaco che finanzia di tasca propria il canale con finalità ovviamente elettorali. Proprio da questo pulpito digitale un consigliere di maggioranza paventa il blocco delle concessioni edilizie finché non si approva il PGT. Al di là della fattibilità tecnico-amministrativa di questo proposito, non sfugge che ormai con una DIA (e qualche variante sapientemente piazzata in itinere) si costruiscono interi quartieri.

E intanto il 14 febbraio del 2011 appare sempre più vicino. Non sto parlando della presunta data della fine del mondo secondo certi fantomatici calendari Maia, ma del termine ultimo per l’approvazione definiva del PGT, pena il suo decadimento. E ricordo che la mancata approvazione del PGT nei tempi di legge comporterebbe, quella sì, un disastro urbanistico senza precedenti per la nostra città, tra commissariamenti e vuoti nella pianificazione.

 

Pietro Cafiero

MORATTI LA SMEMORATA DI PIAZZA MEDA

26-7-2010 by Giorgio Goggi · Commenti disabilitati 

 

E’ stato finalmente ultimato e aperto l’autosilo di P.za Meda. Il Sindaco Moratti l’ha inaugurato in pompa, vantando la “riqualificazione di P.za Meda” e vantando i risultati della Giunta nella realizzazione del piano parcheggi. Stranamente, nel comunicato ufficiale sono citati 522 posti, senza specificare che i posti a rotazione sono solo 426 e che gli altri 96 sono ceduti al Comune di Milano. Ma c’è una mancanza più grave: la pedonalizzazione. Nel progetto originario l’apertura del parcheggio avrebbe dovuto coincidere con la pedonalizzazione di tutta l’area circostante al fine di riqualificare l’ambiente di questa parte centrale di Milano, strategica sul piano culturale, turistico e simbolico per i milanesi.

In questo modo la Scala, finalmente dotata di un parcheggio adeguato (come tutti i grandi teatri del mondo), avrebbe anche potuto avere una giusta cornice nel paesaggio urbano circostante. I 94 posti sottaciuti avevano uno scopo ben preciso: quello di ospitare le auto di Palazzo Marino facendo cessare il caos delle auto di servizio in Largo Mattioli e la pratica (non consentita dal Codice della Strada) di riservare posti ai Consiglieri Comunali o all’Amministrazione nelle strade adiacenti, quindi rendendo effettiva la pedonalizzazione.

Il piano esecutivo di traffico per la pedonalizzazione era già stato predisposto dall’Agenzia della Mobilità e dell’Ambiente, e approvato. Ricordo che il Piano Particolareggiato di Traffico del centro storico (approvato nel 2005 ma mai attuato) e il Programma Urbano dei Parcheggi (del 2003, con aggiornamenti) prevedevano di non aumentare la capacità di parcamento in Zona 1, ma solo di trasferire i posti dalla superficie alle strutture interrate. Ottomila posti erano previsti nei parcheggi interrati e ottomila posti sono destinati in superficie alla sosta operativa; questi ultimi avrebbero dovuto sparire, sostituiti principalmente con aree pedonali, oltre alle necessarie piazzole di carico e scarico, e posti per disabili.

Ma se la pedonalizzazione non sarà realizzata, il risultato sarà opposto a quello che si prefiggeva il (tanto vituperato, ma spesso senza conoscerlo) piano parcheggi: la capacità di parcamento nell’area sarà aumentata di altri 522 posti e tutto resterà come (o peggio) di prima. Che faranno tutti quelli che, in questi anni, si sono opposti alla realizzazione dei parcheggi interrati accampando motivi ecologici e di contrasto all’uso dell’auto?

Avranno il coraggio di difendere la pedonalizzazione? Oppure resteranno paghi della cancellazione, da parte della Moratti, di altri interventi finalizzati alla pedonalizzazione d’importanti e sensibili aree della città (come la Darsena e molti altri), e lasceranno P.za Meda e la Scala nello stato “riqualificato” in cui sono?

 

Giorgio Goggi

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