MILANO CITTÀ VERDE?

8-6-2010 by Andreas Kipar · Commenti disabilitati 

Il dibattito culturale legato a una nuova percezione della natura in città non è di recente invenzione. Già nel 1722 il botanico inglese Thomas Fairchild constatava nel suo famoso trattato “The City Gardener” come fosse importante un’adeguata infrastrutturazione verde nella crescente città di Londra. Sono passati alcuni secoli e il dibattito intorno al climate change, alle polveri sottili e al comfort ambientale nelle nostre metropoli sembra più che mai attuale.

Milano è una città compatta, di matrice industriale, una città ‘introversa’, con poche piazze, pochi spazi pubblici aperti come luoghi per l’aggregazione dove incontrarsi e trascorre del tempo libero.

I suoi parchi e i suoi giardini sono di prevalente realizzazione storica, testimonianze del dopoguerra, qualche esperienza illuminata degli anni ‘60, oppure parchi della nuova generazione postindustriale. Con quasi 20 milioni di mq di spazi verdi complessivi e di cui 14 milioni realmente fruibili, che corrispondono a circa 10 mq per ogni cittadino, nel quadro europeo Milano si inserisce in una buona media.

Nonostante ciò, nell’immaginario collettivo non risulta proprio una “città verde”, eppure sembra che sia proprio il verde a essere il collante di tutte le richieste per un possibile miglioramento della vivibilità urbana. Le trasformazioni in atto (come il PGT in fase di approvazione) e il recente dibattito intorno agli alberi del Maestro Abbado, ci fanno capire sostanzialmente lo stato d’animo dell’organismo urbano. Da un lato l’indubbia esigenza di rinnovarsi e di offrire a un sempre maggior numero di cittadini servizi, possibilità di movimento, sicurezza, lavoro, dall’altro lato l’esigenza di una nuova concezione dello spazio pubblico capace di rendere la nostra vita urbana fluida, piacevole e nel pieno comfort ambientale. Una sfida che Milano non può fare a meno di affrontare in tempo e non solo per l’imminente Expo 2015, ma soprattutto per i suoi cittadini che contribuiscono in modo significativo alla ricchezza e alla prosperità di un intero paese.

Le condizioni ci sono tutte e ormai già ben visibili: il quartiere multifunzionale del Portello (ex Alfa Romeo) con il grande parco che metterà in connessione migliaia di persone nella loro quotidianità, i due grandi interventi di trasformazione urbana di Porta Nuova e di City Life, entrambi organizzati intorno a un grande parco, il quartiere Maciachini come primo tassello di una più ampia riqualificazione di un comparto finora fin troppo periferico, sono solo alcuni esempi di queste trasformazioni che già si manifestano come laboratorio a cielo aperto di un’urbanistica partecipata.

Cito solo questi pochi esempi per sottolineare come anche Milano sia pronta a pieno titolo a partecipare al grande dibattito intorno alla Città Verde.

I rappresentanti delle Green City di Olanda, Germania, Inghilterra, Francia e Ungheria che si sono riuniti al Primo Forum Europeo proprio a Milano in occasione del Festival Internazionale dell’Ambiente hanno toccato con mano quello che dovrà accadere alla nostra città per essere pronta all’appuntamento con Expo 2015. L’obiettivo dichiarato del Piano del Verde di raddoppiare il patrimonio verde, di realizzare i tanto desiderati 8 Raggi Verdi come prime linfe vitali che portano dal centro verso la prima cinta periferica, risulta un’autentica “rivoluzione verde”.

Se a Londra l’associazione “Trees for Cities” – fondata già nel 1993 – con la campagna Trees Street ha fatto piantare al Sindaco Boris Johnson 10.000 alberi in città per un investimento di 4 milioni di sterline, a Parigi un’agenzia speciale si occupa di una rinnovata gestione del verde, ad Amsterdam sono stati spesi 50 milioni di euro solo negli ultimi 4 anni per migliorare la qualità e accessibilità del verde e a Berlino, già storicamente città verde, si aprono nuovi scenari intorno a una “Green Vision” che dovrà approdare a un’esposizione internazionale per i giardini nel 2017, Milano il suo appuntamento lo ha appena avuto: in questa importante occasione inoltre, il 5 giugno a Milano, è stato sottoscritto da tutti i partner europei (Olanda, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Ungheria) il manifesto delle Green City denominato “the Green Charta of Milan” presso la Fondazione Catella.

Il Movimento Green City Italia parte proprio dalla nostra città e ha promosso in occasione del Festival Internazionale dell’Ambiente 8 portali per i Raggi Verdi di Milano, diffusori simbolici della sostenibilità urbana e opportunità di bilancio e rilancio della strategia Raggi Verdi del Comune. La collaborazione con le varie associazioni, che da tempo si occupano di temi legati alla vivibilità urbana, ci fa ben sperare che i Raggi Verdi fondano le loro radici nel tessuto più generoso e creativo di questa città, che in fondo non chiede altro di trovare spazi e occasioni di dibattito, per esporre i propri problemi e nutrire la speranza che non solo qualcuno li ascolti, ma che qualcuno si prenda cura del loro tanto espresso disagio urbano.

Sarebbe auspicabile dunque ripetere questo appuntamento ogni anno, fino al 2015, in modo che questo possa fungere da monitoraggio continuo sulla realizzazione dei Raggi Verdi e come atto di sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica; questo anche al fine di rendere la nostra città sempre più ospitale, in sinergia con le varie associazioni cittadine, anche in vista dell’Expo, che dovrà accogliere milioni di visitatori.

Il vero nodo da sciogliere sarà come organizzare una regia inter-assessorile, affinché tutti gli interventi ordinari e straordinari possano concorrere all’attuazione dei Raggi Verdi.

 

Andreas Kipar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

VERSO UNA VISIONE PIÙ AMPIA DI MILANO

5-10-2009 by Andreas Kipar · Commenti disabilitati 

Nessuna città è pensabile senza il suo sistema territoriale di riferimento.

Tutte le città si stanno preparando alla sfida della dopo-modernità e soprattutto in Europa si è avviata una fase che potremmo chiamare di ‘Rinascimento urbano’, ovvero un guardare indietro alla città riprendendo e rielaborando quei valori positivi che l’hanno sempre caratterizzata, come l’efficienza energetica, la razionalizzazione del traffico, la produttività, la sicurezza e la convivenza sociale.

Berlino nel suo Piano sta guardando verso la sua regione di riferimento, il Brandeburgo. Londra è inserita nella GreaterLondon; Amsetrdam, Rotterdam e l’Aia si concentrano addirittura intorno al grande vuoto urbano del Randstad. Non per ultima Parigi che sotto la spinta del suo presidente della Repubblica Sarkozy ha scoperto uno speciale landscape urbanisme alla francese, aprendosi alla l’Île de France, la grande regione metropolitana intorno a Parigi.

Tutti i modelli di riferimento, per quanto diversi possano essere, concordano su alcuni punti di cui oggi sembra che nessuno possa farne più a meno: la questione dell’abitare e del lavorare, la questione del tempo libero e del sociale, la questione infrastrutturale.

I modelli legati al Rinascimento urbano parlano di una maggiore densità, per questo la questione della città pubblica e abitativa, assume primaria importanza, sia nella sua articolazione morfologica che in quella tipologica e funzionale.

Volendo sintetizzare si potrebbe sostenere che ad una maggiore densificazione del tessuto urbano debba necessariamente seguire una maggiore permeabilità dello stesso.

E’ proprio la permeabilità che ci porta ad un elemento strutturale della città che ancora oggi si chiama verde nella sua più ampia complessità tipologica- fisiologica.

Il green design non è altro che un’espressione, nonché deviazione, proprio dell’esigenza di rendere maggiormente sostenibile il vivere in un tessuto così denso e quindi necessariamente ben gestito e funzionante.

Sono pertanto le due scale, sia quella della microprogettualità a livello urbano che quella della macro progettualità a livello territoriale, che definiscono, nella più ampia dialettica, le visioni del futuro dei grandi centri di agglomerazione urbana.

Questo sembra il vero problema della questione milanese; la scarsità e ristrettezza della giurisdizione del proprio territorio di soli 180 kmq (Berlino 892 kmq, Parigi 105.4 kmq, Londra 1579 kmq), in un contesto di una vivacità produttiva socio-economica europea, che ci rileva infatti il problema di una mancanza di pianificazione ad ampia scala. Trascurare la visione complessiva del territorio che da Milano va fino a Lugano a nord, a Pavia a sud a Brescia ad est e a Torino a ovest, fa emergere inevitabilmente a delle grandi problematiche non ancora risolte come l’alta velocità non collegata all’aeroporto di Malpensa, la mancanza di un sistema di trasporti a rete su ferro, la questione abitativa aperta, la mancanza di spazi vitali; questi temi sono alcune punte dell’iceberg che il diffuso malessere rappresenta.

In questo senso il PGT di Milano non si esprime e laddove si esprime non da indicazioni precise però porta nella sua organizzazione tutti gli elementi costitutivi di un ragionamento da esplorare oltre confine. Partendo proprio dai Raggi Verdi la strategia ambientale che promuove una rete di percorsi pedonali e ciclabili, che innerva di verde l’intero tessuto urbano. Otto raggi, uno per zona, partono dal centro e si dilagano verso l’esterno, confluendo in un anello circolare – il filo rosso, autentica cinta di verde urbano e sede di un futuro percorso ciclopedonale per una lunghezza complessiva di circa 72 km lineari. L’intero progetto promuove la connessione di una serie di spazi già esistenti, a volte nascosti, sconosciuti, a volte degradati o semplicemente esclusi dalla vita urbana: un giardino, un viale, un parco di quartiere, i grandi parchi urbani ma anche gli innumerevoli minuscoli spazi urbani capaci di offrire una breve sosta dallo stress metropolitano. La forza di questa strategia sta proprio nella sua permeabilità con il contesto, nella capacita di mettere al centro lo spazio pubblico per una sempre maggiore permeabilità urbana a favore di una città per tutti.

I Raggi Verdi e il filo rosso offrono la chiara disponibilità di Milano a connettersi con il suo hinterland con sistemi fruitivi alternativi, collegandosi con i Piani di Cintura Urbana (PCU), strumenti di pianificazione specificamente strutturati per rispondere alle esigenze di riassetto delle aree agricole del Parco Agricolo Sud Milano più a ridosso del margine urbano. L’ambito interessato dalla formazione dei PCU entro i confini amministrativi della città si estende su 3.352 ha, suddivisi in cinque comparti fra di loro separati dalle conurbazioni corrispondenti alle radiali che caratterizzano il modello insediativo di Milano. Il PCU1 Boscoincittà comprende tutto il comparto Ovest coinvolgendo il Parco delle Cave il Parco di Trenno il Boscoincittà fino agli Ippodromi, PCU2 Parco delle Risaie include lo spazio agricolo tra i due navigli, il PCU3 Parco delle Abbazie si estende da via dei Missaglia, attraversa via Ripamonti per arrivare fino alla Abbazia di Chiaravalle, il PCU4 ovvero il Parco Forlanini e il PCU5 Parco Monlué che comprende la porzione di verde lungo il fiume Lambro. Essi così diventano occasione per realizzare veri e propri parchi fruibili ed accessibili dai cittadini stessi.

Tutti questi elementi di progetto concorrono ad aumentare considerevolmente la dotazione di verde della città e devono essere intesi come vere e proprie anticamere di un maggiore coinvolgimento dei comuni limitrofi. A questi infine si aggiunge il vasto potenziale delle aree in trasformazione che liberano volumetrie da dislocare in ambiti maggiormente infrastrutturali.

L’obiettivo del sistema ambientale del PGT è di aumentare la dotazione di verde pubblico, fin quasi a triplicarla: ai 12.7 mq/ab attuali si aggiungono i 5mq/ab delle aree verdi programmate, e rendendo fruibile il 22 mq/ab delle aree verdi agricole che attualmente non sono accessibili.

Tutto ciò assume ancora un significato diverso alla luce dell’imminente Expo e del suo Concept Masterplan presentato dal Comitato dei Cinque che è a dir poco una vera rivoluzione, un rovesciamento dell’impostazione iniziale a favore di un progetto che del suolo e della sua coltivazione ne fa da protagonista. Un autentico tentativo di recuperare quella sapienza di una agricoltura ormai perduta che nel passato ha saputo coltivare, conservare ed articolare un territorio tra i più prosperi a livello europeo. Ed è proprio questo che accende il lume della speranza, che il nuovo strumento urbanistico della città di Milano possa presto mutarsi, strada facendo, in un vero Piano del Governo del Territorio che consideri tutto il sistema produttivo lombardo e quindi le sue ricadute sui rapporti interni ed esterni fino alla città stessa.

La cultura del verde che nei vari strumenti di pianificazione vigenti trova già ampio spazio, può determinare il nuovo quadro dinamico territoriale dove i veri protagonisti diventano i vuoti, matrici di partenza per una natura ritrovata al di là di ogni ambientalismo di parte.

 

Andreas Kipar