LA RISTRUTTURAZIONE DI BRERA

28-9-2009 by Carlo Bertelli · Commenti disabilitati 

Molte sono le nubi sul cielo di Brera in questo momento. Si sussurra d’ un probabile commissariamento, ma non è chiaro se questo toccherà l’insieme degli istituti presenti o se ne riguarderà soltanto qualcuno.

In oltre duecento anni Brera è invecchiata. Lo capì, trent’ anni or sono, il direttore dell’ osservatorio astronomico. Allora l’ osservatorio migrò a Merate, in cerca di stelle meglio visibili di quelle che permetteva di scorgere il cielo milanese, inquinato dalle luci della città. E’rimasto soltanto l’ osservatorio meteorologico, a difendere le posizioni, in un’ epoca in cui la metereologia si avvale di strumenti spaziali che hanno privato di senso le esplorazioni del tempo dello Schiapparelli.

La gloriosa Biblioteca Braidense soffre di penuria di spazio al limite del proprio funzionamento. E’ una grande biblioteca di conservazione che è in conflitto con l’ attualità che richiede altri spazi di lettura, altri depositi, un’ apposita biblioteconomia. La biblioteca cresce, ed è costretta a depositare libri alla Lacchiarella e a Vigevano.

I problemi della pinacoteca sono stati esposti molte volte.

Dalla ricostruzione ad oggi la Pinacoteca è cambiata di poco ed è rimasta molto al di sotto degli standard degli altri musei del mondo e dei grandi musei italiani. In questi anni le Gallerie dell’ Accademia di Venezia si sono separate dall’ Accademia, la Galleria Sabauda di Torino sta realizzando una nuova sede in un vicino edificio sabaudo, a Roma il Palazzo Barberini si è liberato della convivenza con il Circolo Ufficiali, a Bologna Pinacoteca e Accademia hanno trovato una intelligente soluzione alla loro integrazione, a Urbino da molto tempo la Galleria Nazionale delle Marche è interamente libera nel palazzo che condivideva con l’ accademia…

Malgrado tutto, l’ edificio di Brera mantiene un prestigio enorme. Non a caso è qui che si riunisce anche l’ Istituto Lombardo di Lettere e Scienze, malgrado la sua sede sia in un vicino e nobile palazzo, oltre tutto architettura di Cesare Cesariano.

Lunedì 21 settembre gli Amici di Brera hanno indetto una pubblica conferenza per presentare il piano di ristrutturazione elaborato dall’ architetto Mario Bellini in seguito ad un concorso europeo.

Non si tratta,come ha subito chiarito l’ architetto,di un progetto. Il concorso doveva scegliere i progettisti in base alla loro dimostrata idoneità a realizzare musei, e l’esperienza di Mario Bellini, designer e architetto, è davvero assai vasta e approfondita.

Il progetto che si farà è apparso, dalla presentazione, assai vincolato dal piano di fattibilità elaborato dall’ architetto Alberico Belgioioso, che era stato proposto e pagato dalla Banca Intesa. In questo momento le proposte di Mario Bellini sono apparse ancora molto sulle generali. Manca per ora, ad avviso di molti, un approfondimento dei caratteri storici e architettonici di Brera, a incominciare dall’ importante chiesa gotica che vi è inglobata.

Sotto la direzione dei Richini, il complesso di Brera si era sviluppato in modo conseguente, dividendo le due funzioni fondamentali, delle celebrazioni religiose e del collegio. E, come sempre, è ora lo stesso edificio storico a suggerire le soluzioni meno costose e razionali.

La conferenza del 21 è stata un’ apertura all’ incontro e altri incontri saranno proficui, se si svolgeranno in atmosfera tranquilla e tra competenti.

Ma già si manifesta un quadro conflittuale minaccioso e irresponsabile. Già durante la preparazione del piano di fattibilità Belgioioso, condotto sotto la direzione della Direttrice Regionale Carla di Francesco, il direttore dell’ Accademia, Filippi, era passato alla decisa non collaborazione.

Questa posizione di rifiuto è stata ereditata dall’ attuale direttore e da una gran parte del corpo accademico. Si è così riprodotto lo stallo che è tipico di Brera da molti anni. L’ arroccamento non porterà a nulla. E’ bene che anche l’ Accademia espliciti le proprie necessità e i propri progetti verificandone l’ attuazione nella nuova grande offerta che ora si presenta del trasferimento delle attività didattiche alla caserma di via Mascheroni. Sembrerebbe dunque necessario un piano di fattibilità della caserma in considerazione delle esigenze dell’ Accademia. La ristrutturazione di Brera dovrebbe procedere insieme al piano di fattibilità della ex – caserma.

Il timore di chi tiene non solo alle istituzioni milanesi, ma alla città, è che se l’ Accademia insisterà nel rifiutare l’ offerta della caserma di via Mascheroni, otterrà soltanto che il Ministero della Difesa faccia marcia indietro, consideri il valore dell’ edificato e dell’ area, e trovi una soluzione economica di sicura soddisfazione.

Questa eventuale scelta avrebbe ripercussioni gravi su di una zona della città cui gli speculatori immobiliari guardano con intenso desiderio. Ed è questa una delle ragioni per cui i cittadini si stupiscono del silenzio del Sindaco in tutto ciò che riguarda il progetto di una nuova sede per l’ Accademia. E’ bene ricordare, a questo proposito, che il nostro sindaco è quella stessa persona che, come ministro, firmò l’ accordo per il passaggio delle attività didattiche dall’ Accademia alla caserma.

Carlo Bertelli

L’ACCADEMIA DI BRERA DOPO L’EXPO

29-6-2009 by Carlo Bertelli · Commenti disabilitati 

Inventare una nuova accademia d’arte. Su di una superficie di diversi ettari, con unico limite la cubatura d’un edificio esistente, ma le cui funzioni vanno totalmente cambiate. Studiare i rapporti che tra la nuova accademia si stabiliscono con l’immediato dintorno, dalla RAI ai teatri off. Affrontare con coraggio il tema del riuso. Come ha fatto Botta, che, sulla facciata neoclassica dell’ospedale Beata Vergine Maria di Mendrisio, ha collocato una colossale scultura di Ganimede rapito dall’aquila di Niki de Saint-Fall. E i giardini intorno al grosso volume ottocentesco in laterizi popolarli di statue nuove, di opere uscite dalla stessa accademia, da rinnovare ogni anno. Mobilitare le migliori menti che fanno progetti a Milano perché concorrano alla nuova accademia. Dare una riposta milanese alla moda degli architetti griffes. Non per nazionalismo, ma perché un progetto di questo livello ha bisogno di architetti che non ignorino la tradizione di Brera, mentre costruiscono la nuova, vera accademia del XXI secolo. Non è questo un programma allettante? Non sarebbe più impegnativo e durevole dell’Expo? Oppure non potrebbe entrare addirittura nei programmi dell’Expo, come opera valida che resterebbe alla sua fine?

Il quartiere di Brera non è più quello degli artisti, delle bettole a basso prezzo, dei piccoli negozi artigiani, delle storiche gallerie del Milione, di Lenoci. E’ profondamente cambiato negli ultimi decenni. A parte il folklore dei cartomanti, ha negozi cari ed eleganti, ristoranti dai prezzi inaccessibili, una popolazione residente che vive in case ristrutturate e care, notti assediate dalla movida. L’attaccamento al quartiere non giustifica la resistenza dell’Accademia a non voler discutere soluzioni razionali che comportano lo spostamento di alcune sue importanti attività. Lo spostamento della didattica non altererà in nessun modo le attrattive del quartiere “Brera”, dove la pinacoteca e, un giorno, le raccolte dell’Accademia, che saranno finalmente rese pubbliche, hanno e avranno un grande forza di attrazione. Un disturbo potrà venire alle comodità dei docenti che hanno studio e forse abitazione nel quartiere, ma non mi sembra un problema cittadino.

Alle sofferenze – per insufficienza di spazio, per impossibilità d’innovazione – dell’Accademia di Brera (il fatto che non possa esporre la propria galleria, come fanno le accademie di Vienna e di Parigi è significativo) si debbono aggiungere quelle della Biblioteca Braidense, che conduce una lotta perdente con lo spazio (ha depositi alla Lacchiarella, a Vigevano), quelle della Pinacoteca, che patisce l’impossibilità di mettersi al livello degli istituti internazionali e nazionali analoghi (come a Bologna, a Venezia), non ha posto per un vero laboratorio di restauro e, non avendo spazi adatti alle mostre, manca a una funzione importante nei confronti della città e della stessa accademia. La penuria di spazio, con l’esasperante lentezza dei lavori del palazzo Citterio, ha fatto perdere a Brera collezioni importanti di arte contemporanea che le erano destinati. Vi è poi la chiesa di Brera, la grande chiesa madre degli Umiliati, negata, con i suoi affreschi giotteschi, ai visitatori.

Capisco allora i (pochi? molti?) giovani che si uniscono ai loro professori nel rifiuto di trasferire le attività didattiche dell’accademia in una sede tutta da progettare. Allievi e maestri vivono in una città che ancora nasconde con i cartelloni pubblicitari i vuoti lasciati sessant’anni fa dalla guerra, in una città che ha incoraggiato la violenza al proprio profilo, autorizzando orrende sopraelevazioni. Una città che da molti anni guarda solo al profitto e quindi si permette d’imbruttirsi. Così ci si rassegna ai pessimi servizi per pendolari, ci si arrende allo sporco scambiandolo per pittoresco. E’, credo, l’indifferenza del Comune davanti a un problema così vitale per Milano che li scoraggia.

Eppure cose ne succedono. La Bovisa era il deserto delle fabbriche abbandonate ed è ora un centro universitario vitale che sta trasformando un intero quartiere; la Bicocca non aveva futuro e oggi sta sempre più diventando, man mano che si completa, un altro grande centro di studi, d’arte e sin spettacolo. Si può cambiare rotta.

 

 

Carlo Bertelli