MARIA ANTONIETTA, IL SINDACO D’AGOSTO E LO SCERIFFO

 

Se il clima dell’agosto milanese ha avuto poco a che vedere con l’estate, a riscaldare l’atmosfera ci ha pensato una giunta di centrodestra scatenata. La maggioranza è stata generosa e non è stata priva di iniziative o avara di dichiarazioni a effetto. La discesa tra i cittadini del sindaco, i proclami dell’assessore Terzi – il sindaco d’agosto – i continui provvedimenti-coprifuoco dello sceriffo De Corato. A legare tra loro le uscite degli esponenti di Palazzo Marino, una curiosità: la costante e puntuale smentita dei sogni di gloria di Giovanni Terzi.

All’assessore alle Attività produttive che annunciava entusiasta di lavorare per una città che arrivi “preparata all’appuntamento con l’Expo 2015, internazionale e aperta sette giorni su sette e 24 ore su 24″, rispondeva De Corato con le celeberrime ordinanze “anti-degrado”. Dopo via Paolo Sarpi, via Padova e il Corvetto, nella seconda metà di agosto il coprifuoco è stato esteso a via Fabio Massimo e Corso Lodi. Sorpreso dall’originalità del provvedimento, il vice sindaco ha già annunciato che la prossima zona che godrà di questo trattamento sarà quella di Piazzale Maciachini e via Imbonati. In barba alla città aperta 24 ore su 24 e, soprattutto, agli accorati appelli dei sacerdoti del Corvetto e dell’Unione commercianti di valutare altre soluzioni.

Smentito dal suo collega di giunta, Terzi cambiava argomento e tentava di arginare il fenomeno della saracinesca selvaggia dando ai negozianti l’opportunità di tenere aperto nel giorno di Ferragosto. Questa volta, a eludere il tentativo di darla a bere ai milanesi costretti in città, ci pensava il presidente dell’Osservatorio di Milano, Massimo Todisco, facendo notare che “I 500 mila rimasti a Milano per il Ferragosto, di cui 280.000 che non faranno nemmeno un giorno di ferie, non solo trovano tutti i negozi chiusi in periferia, ma subiscono gravi disagi dei lavori in corso in città. Chi non è riuscito a partire, infatti, non poteva fare a meno di notare il moltiplicarsi di cantieri ovunque. È vero che agosto è il mese giusto per fare i lavori, ma sarebbe gradito che si pensasse anche a percorsi alternativi praticabili, specialmente nelle vie adiacenti agli ospedali.

L’ultima stoccata è stata data al desiderio dell’assessore di consegnare ai milanesi una città internazionale “al cento per cento”. In quest’occasione non è stato un compagno di giunta, ma comunque un alleato. Davide Boni, presidente del consiglio regionale, senza badare all’auspicabile progetto di Terzi, si è sentito in dovere di lanciare la sua proposta: imporre ai negozi stranieri l’insegna solo in lingua italiana.

Mentre la maggioranza faceva il bello e il cattivo tempo, in città veniva denunciata la chiusura di più di 800 negozi negli ultimi dodici mesi, un pugile ucraino scaricato dalla fidanzata ammazzava a pugni la prima sfortunata passante, nei luoghi del coprifuoco un gruppo di ragazzi italiani pestava a sangue un vigile urbano. E se il cardinale Tettamanzi si spendeva contro “l’egoismo della politica” invitandola alla “costruzione del bene comune”, evitando di soddisfare esclusivamente gli interessi personali, il sindaco Moratti proponeva le espulsioni anche dei cittadini comunitari.

Dopo aver visto la sua popolarità scendere al ventitré per cento, il sindaco ha deciso di sposare su tutta la linea le posizioni della Lega. Lo sforzo per recuperare il consenso perduto ha raggiunto l’apice a Ferragosto. Giorno in cui Letizia Moratti ha smesso la fascia tricolore e indossato la corona da regina. Scesa in piazza del Cannone tra i suoi sudditi distribuiva panettoni. Come dire: “Se non hanno pane, che mangino brioches”. Letizia Moratti da sindaco a novella Maria Antonietta del Corvetto.

 

Giovanni Zanchi

LA MORATTI SPEGNE MILANO

26-7-2010 by Giovanni Zanchi · Commenti disabilitati 

 

La campagna elettorale di Letizia Moratti è iniziata ormai da tempo. Non è un mistero. Dal canale televisivo al finanziamento del restauro della Madonnina è chiaro anche che non risparmierà nulla, nemmeno i soldi del marito. Dopo cinque anni di distanza abissale dai propri cittadini ed elettori, qualche sognatore poteva immaginare le classiche comparse dell’ultimo minuto in mezzo alla popolazione milanese, per far credere di essere una sindaca pop. Dalle prime mosse di lady Letizia sembra che non sarà così.

Gli anni d’oro di Carlo Tognoli sono distanti e sbiaditi, ma tutt’ora chi incrocia l’ex primo cittadino socialista, lo saluta rivolgendogli un caloroso “Buongiorno signor Sindaco”. Aveva l’abitudine di vivere la città che amministrava stando tra i propri concittadini. Il quinquennio Moratti non presenta analogie di sorta con il suo illustre predecessore. Oggi la Sindaca, per visitare i quartieri di Milano, è costretta a visitarli di notte, travestita per non essere riconosciuta e protetta da una scorta. É in questo modo singolare che la prima cittadina ha pensato di informarsi sui problemi e le dinamiche della sua città.

Problemi e dinamiche che vengono affrontate con una sistematica repressione. Dopo via Paolo Sarpi e via Padova arriva l’ordinanza anti-degrado per il Corvetto. Questo provvedimento resterà in vigore fino al 16 ottobre e impone la chiusura dei bar a mezzanotte e dei centri massaggi alle 20 (non avevano vincoli di orario). L’ordinanza comunale colpisce anche i take away, le pizzerie al taglio, i kebab, che oltre a dover anticipare di un’ora la chiusura, hanno il divieto di vendere bevande da asporto dopo le 20, se non in contenitori di plastica o di carta. A Palazzo Marino, evidentemente, pensano che il deserto sia la migliore risposta all’esigenza di sicurezza dei cittadini. Di questo provvedimento non tutto è da buttare: l’obbligo di depositare presso il comando dei vigili urbani i contratti d’affitto, e per gli occupanti degli alloggi la scheda entro 15 giorni, è uno strumento efficace nella lotta all’abusivismo.

É il costante ricorso a misure repressive che non può essere accettato come unica soluzione al degrado. É necessario diversificare, creare più occasioni di aggregazione sociale, occasioni che devono essere create soprattutto nei quartieri periferici.

Come spesso accade è nel periodo estivo che l’estro della giunta di centro destra si manifesta in tutto il suo splendore. Fortunatamente ci è stato risparmiato lo scempio della cancellata attorno al sagrato della basilica di San Lorenzo, che comunque dovrebbe arrivare in ottobre. I poveri turisti che sceglieranno Milano come meta avranno a disposizione un’enorme città fantasma. Negozi chiusi, locali chiusi, poche e scomode iniziative, sono l’offerta milanese ad agosto.

Sono troppi passi indietro per una città con l’ambizione di essere protagonista a livello internazionale. Per riuscire ad aprirsi al mondo, bisogna cominciare a tenerne il passo. L’Expo si avvicina e suona sempre più come l’ultima chance. É anche l’esempio migliore dell’incapacità di Letizia Moratti: dopo averne cavalcato il successo, fregiandosene come se fosse solo merito suo, ignorando quanto il governo Prodi lavorò per ottenerla, la sta umiliando regalandoci l’immagine della più becera lite da cortile. Alla faccia della gloria internazionale. Senza dimenticare che il provincialismo di questa giunta ha portato a considerare l’evento come una questione del tutto locale, trascurando l’importanza che l’Esposizione rappresenta per l’Europa.

Milano deve riaccendersi, Milano merita di più. Molto di più.

 

Giovanni Zanchi

BOLLATE: UN ANGOLO DI SVEZIA OLTRE LE SBARRE

5-7-2010 by Giovanni Zanchi · Commenti disabilitati 

La Svezia non è lontana. È a due chilometri da Milano. È una fetta di città che la città ignora. Si tratta della II Casa di reclusione di Milano-Bollate: un esempio di civiltà. Già dall’arrivo si fatica a comprendere di essere di fronte a un istituto di pena. L’edificio che ospita gli uffici del penitenziario, con le sue finestre di diversi colori, impedisce di scorgere le imponenti mura di cinta tipiche di un carcere. All’interno, le pareti decorate dai dipinti dei detenuti confermano l’impressione di trovarsi in una prigione diversa dalle altre.

C’è una frase che ricorre spesso tra gli agenti di polizia penitenziaria in servizio a Bollate per descrivere la particolarità di questa struttura: “È un carcere autogestito dai detenuti”. Gli impianti elettrici, i contenuti dei periodici “Salute inGrata” e “carteBollate”, la manutenzione dell’orto e del maneggio, l’attività dei tre call-center e della zona industriale, le scuole e l’università, tutto quello che avviene tra le mura del carcere è frutto del lavoro e della cooperazione tra detenuti, volontari esterni e personale del penitenziario.

Non è comune trovarsi in una prigione e respirare un clima disteso, quasi amichevole, tra guardie e carcerati. Eppure Bollate dimostra che è possibile. Come è possibile che siano i detenuti a gestire lo sportello salute, per informare e aggiornare i propri compagni, o lo sportello giudiziario, che grazie alla supervisione del costituzionalista Valerio Onida e all’aiuto di tanti avvocati in pensione o volontari in attività, consente di garantire una tutela giudiziaria ai carcerati più indifesi.

Le graduatorie per la partecipazione alle attività lavorative e ricreative (il teatro, il cineforum, il servizio bibliotecario) consentono la speranza, grazie ai continui contatti con l’esterno: i siti e la distribuzione delle riviste, il lavoro del servizio catering che può operare anche per eventi organizzati fuori dal carcere, i prodotti del lavoro dei detenuti che vanno sulle bancarelle dei mercati milanesi. A Bollate c’è chi si diploma, chi si laurea, chi impara un mestiere. Dietro queste sbarre esiste l’opportunità di evadere dalla propria condizione, sfruttando occasioni che il carcere, nel pieno rispetto della legge, si assume la responsabilità di creare, riuscendo nell’impresa di dare un significato costruttivo alla pena.

L’Istituto si preoccupa di dare il maggior numero di certezze a chi, a pena finita, dovrà nuovamente fare i conti con la realtà del mondo esterno. Il lavoro di tutti gli operatori è teso alla restituzione alla vita sociale di persone in grado di confrontarsi con le regole della legalità e della convivenza civile. Non è un caso che Milano-Bollate faccia registrare un tasso di recidiva del 16%, contro una media nazionale del 70%.

Tra i 1053 detenuti della II Casa di Reclusione di Milano sono tante le storie che varrebbe la pena di raccontare. Esempi di un autentico riscatto sociale e personale iniziato nel momento della privazione della propria libertà.

Su tutte le copertine di “Salute inGrata”, il cui caporedattore è Renato Vallanzasca, campeggia il motto “il Fuori si accorga che il Dentro è una sua parte”: mai come in questo caso, Milano deve essere orgogliosa di avere al proprio interno tanta ricchezza. È giusto evitare che il Fuori si dimentichi di una parte così importante di sé.

Giovanni Zanchi

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